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Inventario degli oggetti perduti

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«Pensare è speculare per immagini», diceva Giordano Bruno (e con lui, Luigi Ghirri) e da questo assunto sembra derivare con tutta naturalezza Inventario, il lavoro fotografico di Marina Arienzale e Marco Lanza che vuole riportare al nostro sguardo le conseguenze dell’alluvione di Campi Bisenzio del novembre scorso.

Le immagini che ci troviamo davanti sembrano avere proprio lo scopo che intendeva il grande nolano: stimolare la nostra riflessione elaborando le immagini, confrontandole con ciò che custodiamo nel nostro personale “magazzino della memoria” per farne strumento di conoscenza.

libri e bicchieri

Si aprono così due strade interpretative: quella del piacere estetico morandiano e quella più profonda della consapevolezza di come la crisi climatica abbia ormai peso rilevantissimo nel prodursi degli eventi meteorologici catastrofici - non ultimo, ciò che è successo in Romagna nei giorni scorsi.

Entrambi i temi sono ripresi e suggeriti con precisione da Emma Colombi, curatrice della mostra: accanto all’atto inventariale vero e proprio di sistematizzare in qualche modo gli oggetti strappati alla quotidianità delle case e delle nostre vite, da un lato Colombi evidenzia appunto «la vicinanza con la poetica di Morandi (…): non solo nell’attenta osservazione degli oggetti, ma anche e, soprattutto, nella loro astrazione dalla realtà» che permette di isolarli in una sospensione abbastanza magica, che li salva dal mero processo di sintetizzazione dei volumi caro al pittore bolognese e li traduce invece nel significato nuovo che emerge a seguito della catastrofe.

curatrice

Oggetti perduti, messi a navigare su uno sfondo neutro ricreato direttamente sui luoghi dell’alluvione grazie ad una sorta di studio fotografico mobile improvvisato, ma con grandissima resa, nel bagagliaio di un’automobile che ha permesso ai due fotografi di lavorare dove gli oggetti stavano. Nessuna disarticolazione ma anzi un concentrare il lavoro fotografico in uno sguardo che richiede attenzione, che chiede un ingresso lento nello spirito del lavoro: se ad un primo sguardo lo spettatore riconosce Morandi e, attraverso le celeberrime fotografie di Luigi Ghirri nelle due case-studio del pittore, ne percepisce immediatamente la stessa impostazione linguistica, l’ispirazione che fonda anche le fotografie di Arienzale e Lanza, è solo ad un secondo passaggio che si accorge come il fango e i residui dell’alluvione, le rotture degli oggetti stessi abbiano aggiunto il vero senso a queste immagini. Un senso di perdita non dell’oggetto in quanto tale ma delle sue funzioni nella nostra quotidianità e quindi il venire a galla del senso di fragilità umano di fronte ad eventi più grandi di noi: ciò che possediamo può sfuggirci da un momento all’altro...

pubblico

L’altro tema che la curatrice individua è proprio questo: confezioni di cibo ormai inservibili, bicchieri spezzati, libri infangati, giocattoli e bottiglie sembrano emergere dal fondo di un ambiente rabbioso, di una natura che pare voglia rendere la pariglia al genere umano e alle sue responsabilità nei cambiamenti ambientali e climatici, dando un senso ancora più evocativo e contrastante alla bellezza struggente di questi scatti.

cibo inservibile

Alla fine, forse, la mostra può essere sintetizzata in questo equilibrio delicato: tra il bello estetico e la forza della denuncia «quasi politica» del lavoro di Arienzale e Lanza, come ha avuto modo di accennare nel suo breve intervento introduttivo il gallerista Lo Pinto.

La mostra è nei locali della galleria d’arte C2 Contemporanea, perfettamente inserita in un contesto di archeologia industrial-artigianale abbastanza inedito e sorprendente per Firenze, in via Ugo Foscolo 6, zona di Porta Romana; per info sugli orari di visita si può far riferimento al 334-7970531 o al 320-9531091.

mostra C2 locandina

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 21 Settembre 2024 13:21 )  

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