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Nel segno di Pasolini

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Serviranno a qualche cosa le ricorrenze? Forse si, quanto meno con lo scadenziario, quasi una sorta di rosario, si riesce a fare il punto su persone e sulle opere di coloro che son passati dall'altra parte del terreo e che ancora hanno bisogno di essere presenti nel nostro terreo terreno. E' un pò come dare pace ai fantasmi, quelli che sorvolano le nostre menti e che dal di dentro spesso ci spingono a rifiutare realtà non sempre belle o simpatiche. E per Pier Paolo Pasolini è il tempo di ritrovarlo, così come quando fu massacrato selvaggiamente, quella sua presenza terrea non ebbe pace, fu massacrata. Ora a chi vive il compito di dare pace ad una persona soprattutto, ultraterrena, incredibilmente futuribile ma con un gran passato a rimorchio che probabilmente non gli permise di vedere e sentire il futuo sempre con la stessa lucidità. Pertanto, dai libri parto per poter fare una messa a punto di una parte della sua immensa opera che oggi passa per tutte le forme espressive, soprattutto quelle di rappresentazione. Nella selva di twitter, faceboccate (anche volgari e stupide, un tempo si sarebbero definite reazionarie) e libri vari, emergono due titoli molto interessanti. Non due opere strettamente di Pasolini ma che girano attorno alla sua fluidità creativa. In effeti il volume pubblicato da Contrasto è Comizi d'amore (200 pg. € 19,90). In questo volume curata da Maria D'agostino e Graziella Chiarcossi, c'è la summa, l'idea di quel lavoro antropollogico e sociologico che Pasolini intraprese nel 1963, girando parte della penisola italiana per raccogliere pensieri, riflessioni sui costumi degli italiani. Il risultato fu un film ma quello che è bello leggere nel volume è l'idea, il trattamento, le fotografie ( di Mario DOndero ed Angelo Novi). E' qualche cosa che sicuramente mancava e che oggi, soprattutto oggi, leggere l'Italia democristiana e abbastanza cattolica di allora, fa quasi intenerire per come poi, tali costumi sono diventati altro, molto altro, assolutamente altro. Chiarelettere invece presenta, a cura di Riccardo Costantini, le conversazione che PPP ebbe con GIdeon Bachmann, in un volume dal significativo titolo Polemica Politica Potere (145 pag. € 16,00) . La linfa vitale delle sollecitazioni forti di Bachmann ci fa molto riflettere sul ruolo dell'intellettuale e di un intellettuale come PPP. E' commovente ed irritante che tali discorsi siano rimasti chiusi per tanto tempo e che solo in parte riusciamo a leggerli. Dunque ciò che si legge è lo specchio di un tempo che si sta per rompere? L'inquietante lettere che Bachmann scrive a Pasolini pochi giorni prima della sua straziante distruzione è sintomatica di una verità: che il tempo di Pasolini era arrivato al termine e che nessuno neanche le telefonate impossibili di Bachmann potevano fermarlo. Ciò che ci rimane, come sempre è la memoria, scritta come quella nel volume. Ma è ancora poco. Perchè oggi, soprattutto oggi, comprendere PPP è impresa ardua, è come comprendere se su Marte prima o poi ci andremo da umani o da ectoplamsa. Lunga vita a Bachmann dovunque egli sia per avere avuto il "coraggio" ora più di allora, di far raccontare attraverso i suoi discorsi, cosa è Pasolini, nell'essenza primigena, forse, indimenticabile.

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 20 Novembre 2015 12:01 )  

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