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"L'arte povera" a Parigi

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Parigi, da sempre, è la finestra sull'arte e l'avanguardia  in questi giorni pone attenzione all'arte povera che era in voga già negli anni sessanta del secolo scorso. Un ritorno di impostazione estetica? Cosa si intende per arte povera? Abbiamo posto questa domanda ad alcuni architetti e nei prossimi articoli pubblicheremo le risposte ......

Eccovi intanto, qui di seguito, la rassegna stampa di un articolo trovato su internet:

 

  • Riccardo Dalisi Un art pauvre
  • Riccardo Dalisi Un art pauvre al Pompidou di Parigi
  • Riccardo Dalisi Un art pauvre al Pompidou di Parigi
  • Riccardo Dalisi Un art pauvre
  • Riccardo Dalisi Un art pauvre
  • Riccardo Dalisi Un art pauvre al Pompidou di Parigi

Centre Pompidou a Parigi “Un art pauvre” fino al 29 agosto 2016. E' una manifestazione pluridisciplinare che esamina le pratiche artistiche relative al concetto del “povero” come nella creazione a partire dagli anni ’60: nelle arti figurative, naturalmente, con l’ emergere dell’ Arte Povera, ma anche nel campo della musica, del design, dell’architettura, delle arti performative, del cinema sperimentale.

Un'arte essenziale, moderata che esprime un valore simbolico attento alle tracce, ai segnali, alle più elementari manifestazioni della vita, gli artisti del movimento dell’Arte Povera e in senso più ampio dell’arte povera rivendicano gesti arcaici. I materiali utilizzati sono spesso materiali naturali o di recupero. Non si trattava di trasformare in oro paglia e stracci, ma di attivare un nuovo potere simbolico. Questa forma di riciclaggio non è tanto un credo quanto una pratica, originariamente in opposizione al minimalismo americano.

Nelle collezioni del Centre Pompidou, al piano 5 del Museo, l’architettura e il design sono affrontati attraverso installazioni, film, foto, plastici, oggetti concepiti nell’ambito del movimento “Global Tools” fondato nel 1973. Questa “contro – scuola” di design consiste in ateliers, performances, sperimentazioni urbane, che rivendicano il ritorno a un saper-fare manuale nonché a una nuova pedagogia multidisciplinare del progetto e alla creazione collettiva. Ettore Sottsass, Andrea Branzi, Riccardo Dalisi, Michele de Lucchi, Ugo La Pietra, Franco Raggi, Gianni Pettena, si riappropriano della città attraverso azioni che si danno come strumento di confronto con la società.”

Nella mostra anche uno dei due manifesti che nel '67 annunciano la nascita del moviemnto: quello dell'artista Alighiero Boetti, che incolonna sedici nomi di artisti che in qualche misura si ritrovano, nonostante le enormi differenze, in un percorso di ricerca simile, mentre è del critico Germano Celant l’espressione arte povera.

In occasione della mostra saranno esposte le opere di Riccardo Dalisi recentemente acquisite dal Museo con la documentazione del lavoro dell’artista al Rione Traiano di Napoli.
Negli anni Settanta, Riccardo Dalisi è stato tra i fondatori della Global Tools, contro-scuola di architettura e design che riuniva i gruppi e le persone che in Italia coprivano l'area più avanzata della cosiddetta “architettura radicale” intorno alle riviste “Casabella” e “Spazio e società”, insieme con Ettore Sottsass, Alessandro Mendini, Andrea Branzi e altri.
Riccardo Dalisi, tra i fondatori dell’architettura Radicale o del contre–design, resta una figura eccezionale, sia perché è l’unico esponente meridionale del movimento, sia per aver mantenuto vivi quei principi teorici continuando a sperimentarli fino ad oggi in forme ed espressioni diverse, in un rapporto sempre più articolato e fecondo tra la ricerca universitaria, l’architettura, il design, la scultura, la pittura, l’arte e l’artigianato, con la costante finalità di uno sviluppo umano attraverso il dialogo e il potenziale di creatività che ne sprigiona.
Con i giovani del Rione Sanità di Napoli, del Centro territoriale Il Mammut di Scampia e dell’Istituto penale per i minorenni di Nisida ha unito ricerca e didattica nel campo dell’architettura e del design accostandosi sempre più all’espressione artistica come via regia della sua vita.

Nella sua ricerca espressiva, che spazia nel mitico, nell’arcaico, nel sacro, i materiali poveri (ferro, rame, ottone) sono impiegati con amorevole manualità artigiana. Ultimamente, con “Il compasso di latta” (Triennale di Milano 2009) e con le pubblicazioni più recenti ha intrapreso una nuova ricerca fra arte e design nel segno dei diritti umani, della eco-compatibilità e della decrescita.
Nel 1981 ha vinto il premio Compasso d’Oro per la ricerca sulla caffettiera napoletana. Nel 2014 ha vinto il secondo Compasso d’Oro per il suo impegno nel sociale. Ha esposto a Berlino, Monaco, Parigi, New York, Chicago, Tianjin e Seoul. 

L’arte povera nasce in Italia negli anni ’60 e nel 1967 appaiono due manifesti che ne annunciano l'iinizio: uno del critico Germano Celant, che per primo utilizza l’espressione arte povera, e uno dell’artista Alighiero Boetti, che ritroviamo alla mostra, nel quale incolonna sedici nomi di artisti che in qualche misura si ritrovano, nonostante le enormi differenze, in un percorso di ricerca simile.

Sull'architetto-designer Dalisi, curato da Achille Bonito Oliva, arriva anche un saggio, Che? che racconta tutta la ricerca dell'artista sull'oggetto trovato. Il libro contiene una premessa del maestro, che riflette sulla sua “esplorazione”: “L’arte è una vera sponda ancora sconosciuta, vive nell’ombra pur splendente, a volte sembra affacciarsi oltre, al di là di ogni previsione. È nello sguardo inconsapevole, nel moto naturale del “non essere”, è nella voce, nel gesto che corre ai bordi della vita”. Il volume presenta, infine, una raffinata selezione di disegni, schizzi e grovigli che ricordano la semplicità dell’infanzia, e sculture, in ferro e latta, leggere, aeree, con le figure ritagliate, come abbozzate a volte in un collage di pieghe e sovrapposizioni.

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 04 Luglio 2016 09:28 )  

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