DEApress

Thursday
Nov 05th
Text size
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

Franca e Pippo - Racconto di Maria Grazia Vitale

E-mail Stampa PDF

FRANCA E PIPPO

Giuseppe, cioè Pippo, non aveva ancora diciotto anni quando, dopo aver preso un diploma di telegrafista, fu assunto presso le Ferrovie dello Stato. Da Palermo, città natale, Giuseppe fu trasferito a Mazara del Vallo.  Era il suo primo viaggio in prima classe e il Capo Stazione lo accolse al suo arrivo. Trovò alloggio presso una pensioncina a carattere familiare che si trovava nel centro storico della città; la casa era in una strada piccola e molto frequentata a quei tempi , ed era proprio fra la via Garibaldi e la piazza Plebiscito.
Spesso i ferrovieri venivano mandati in trasferta in altre città e poteva capitare che altri giovani venissero per qualche periodo a lavorare a Mazara.
Un giorno Giuseppe vide una ragazza alla finestra, Francesca, era bella, mora, con due fiocchi ai capelli e due occhi furbi che lasciavano intendere scaltrezza e vivacità. Fu un amore a prima vista, ma l’ostacolo maggiore era la madre che faceva anche da padre in quanto le ragazze non avevano il padre. Franca e le sorelle erano sempre vestite di nero e avevano il fratello maggiore che lavorava nel nord Italia.

La famiglia Sicurella viveva nella casa comprata dal padre che era sparito in Argentina. La casa era grande ed era stata suddivisa: quattro stanzette del piano terra divise in due piccoli appartamenti; da una parte abitava il tappezziere e dall’altra lo stagnataro. Nella zona interna della casa, si prendeva aria da un cortiletto maleodorante su cui sporgevano le finestre della casa di donna Ciccina e del vicinato.
Lo spazio maggiore del piccolo cortile era occupato da una grossa pila di marmo che serviva al fabbisogno delle due famiglie del piano terra; vi si lavavano piatti e indumenti in un miscuglio di cose e oggetti. Un annerito focolare e lu cantaru, specie di gabinetto all’aperto, si trovavano in una zona interna del cortile, ricoperta da un tetto a volta.
Donna Ciccina aveva campato la famiglia con questi locali, anche se molto infelici, e la sua fortuna era stata quella di avere acquistato, con i soldi guadagnati dal marito emigrante, questa sua casa situata nel Corso più importante della città dove gli inquilini avevano potuto impiantare nelle loro case “ le putie.”

Giuseppe inizia a corteggiare Francesca ma c’era l’usanza che la richiesta in sposa doveva farla il padre dell’innamorato. Giuseppe chiamò suo padre, che abitava a Palermo, per “spiegare il matrimonio”.
Fortunatamente la famiglia accettò, anche se il dichiarante aveva due anni meno di lei. Con fini l’era dei vestiti del lutto e Giuseppe entra a far parte della famiglia di donna Ciccina e dei suoi figli.

-Chissà perché i palermitani vogliono venire a vivere a Mazara! – si chiedeva donna Ciccina - palermitani, catanesi, messinesi, sciacchitani, tutti a Mazara vogliono venire!

Già dai tempi del fascismo si era visto l’arrivo di gente di fuori. Erano impiegati, muratori, pittori, lavoratori del marmo, artigiani in genere che avevano cominciato a lavorare negli edifici pubblici della città, in parte ristrutturati o completamente edificati per volere del Duce. La guerra poi aveva fermato ogni cosa. I lavoratori però erano rimasti a vivere a Mazara e le loro famiglie si erano perfettamente integrate con gli abitanti del luogo che, riferendosi a loro, li chiamavano con gli appellativi derivati dalla loro città di origine. Catanese era la famiglia della signora Nannina a cui donna Ciccina aveva dato in affitto due stanzette del piano terra. Due povere stanzette, una delle quali fungeva pure da putia per il padrone di casa che di professione faceva il tappezziere. Divani e poltrone da tappezzare stavano fuori, sulla strada, dove il signor Gaetano, nelle belle giornate, lavorava e faceva le contrattazioni.
Giuseppe iniziò il fidanzamento e così conobbe tutto il vicinato. Abitava lì anche una famiglia palermitana e nelle vicinanze il cugino Ottavio Buzzanca che face l’operatore al cinema. Così Pippo aveva il cugino a cui far riferimento come parente di età maggiore.
La stazione e la paga fissa erano importanti e così iniziarono i preparativi per il matrimonio.

Arrivò il giorno del matrimonio e una mattina presto con il treno di Palermo ecco la madre e le figlie.

<arrivarono le baronesse> gridò alla madre la figlia Enza che stava affacciata alla finestra e per prima aveva avvisato il gruppetto delle donne. Fu chiamata subito Francesca che se ne stava tranquilla nella sua cameretta a godersi il tepore delle lenzuola. <Putivati farlo sapere> aggiunse Francesca, impacciata perché non sapeva dove farle accomodare. Erano giorni di preparazione per il matrimonio che poi venne celebrato nella Cattedrale il 26 settembre del 1945. E ci fu anche il viaggio di nozze a Palermo. Non esistevano documenti e per la camera d’albergo dovette garantire il padre e il giorno dopo andarono a casa della cugina Annita.

Tornarono poi a vivere a Mazara e la madre Ciccina dette a loro un piano della casa. La terrazza diventò il punto d’incontro per tutta la famiglia. Il salotto buono dove il sole svegliava l’incantesimo del vivere insieme. E dopo un anno arrivarono i primi figli.

 

Share

 

Concorsi & Festival

https://zonadiguerra.ch/

Ultime Nove

simone fierucci . 04 Novembre 2026
  Il rapporto Global Witness denuncia la violenza contro le comunità indigene e contadine che difendono i propri territori dall’accaparramento e dallo sfruttamento delle risorse. Dal 2012 sono 2.375 le vittime documentate, soprattutto in Amer...
Silvio Terenzi . 03 Novembre 2026
Luca Cipolla"71" L’idea più fertile di “71” sta forse nella sua rinuncia alla mera perfezione estetica. Luca Cipolla non cerca una lingua uniforme né una costruzione poetica che cancelli le proprie fratture, non dribla le venature del linguaggio...
DEAPRESS . 03 Novembre 2026
IN MEMORIA DI TITO FAZŹINI PIONIERE  DI FISICA SPERIMENTALE ALL'UNIVERSITA' E AL CERN   Articolo di Cristina Fontanelli E' scomparso all'eta' di centocinque anni Tito Fazzini, illustre scienziato italiano del Secolo Breve che fino ...
Silvio Terenzi . 02 Novembre 2026
Sandro Storri “L’Italia al contrario: riflessioni su unademocrazia incompiuta" Sandro Storri costruisce “L’Italia al contrario” e ci riesce attorno a una domanda tanto semplice quanto scomoda: basta chiamarsi democrazia per esserlo davvero? I...
Antonio Desideri . 31 Ottobre 2026
Il venerdì pomeriggio a France Odéon brilla dei riflessi incrociati di due strepitose prove d’attrice, un binomio che non si pianifica a tavolino (o forse è proprio quello il “mestiere” di dirigere un festival?, gigioneggia Francesco Ranieri Martinot...
simone fierucci . 30 Ottobre 2026
simone fierucci . 30 Ottobre 2026
Una delle poetesse turche più prolifiche e originali della sua generazione, Nilay Özer ci parla del suo rapporto con il processo creativo, il femminismo nel suo paese, il ruolo degli intellettuali nella Turchia di oggi e i suoi riferimenti poetici,...
simone fierucci . 30 Ottobre 2026
Sconcertato dalla decisione del tribunale di ridimensionare la sentenza, già considerata blanda, contro chi lo ha minacciato di morte, Boris Pejović, fotoreporter del quotidiano Vijesti di Podgorica, ha compiuto un gesto che ha sorpreso molti: si è...
Antonio Desideri . 30 Ottobre 2026
C’è un momento preciso in cui Brigitte Bardot smette di essere un’attrice e diventa un’icona: il 1956, l’anno in cui Roger Vadim la porta sullo schermo in Et Dieu… créa la femme e la ragazza di Passy si trasforma nella Marianne della liberazione dei ...

Galleria DEA su YouTube