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Sulla Vacuità

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Corpi di luce dormienti

Siamo corpi dormienti e inconsapevoli ma siamo anche corpi di luce.

Ci avventuriamo nell'universo ignari dei molteplici mondi che calpestiamo. La parola ci ha resi orgogliosi delle nostre vicende e ci siamo fissati su teoremi senza soluzione.

Come può la parola, satura di codici e di interpretazioni illusorie, con i suoi strambi agglomerati sintattici, disvelare la vera entità del nostro pervenire nel denso mondo della materia?

Non può!

Il focus centrato sul corpo e sul gesto dell'artista, rimette tutto al posto giusto: Azione poetica e Parola poetica. Entrambe hanno origine dal profondo e ri-conducono ad esso.

Nello spazio vuoto del silenzio che racconta, un racconto proprio, circolare.

Il resto è un vizio sopportabile, anche praticabile ma sostanzialmente dubbio.

E la parola non ama essere contraddetta.

Tuttavia non c'è contraddizione nella realtà dell'Uno, poichè nella realtà dell'Uno tutto è contraddizione e tutto si sostiene sul proprio doppio. La realtà convenzionale, come doppio della mente dell'Uno, si esprime in forme molteplici e differenti.

E' in tale scenario che si impianta l'inganno delle contrapposizioni. E quì la parola si trova a proprio agio.

Il dialogo perciò si rappresenta come una forma di guerra, un fronteggiarsi. E' un incontro gestito da assenti. La legge dell'Uno annulla gli opposti, senza escluderne la potenza, in un coinvolgimento totale, in una fusione cosmica, in una eterna narrazione.

Nella Prajnaparamitasutra si dice:

" Si sta saldamente perchè si sta sul nulla "

Lo "scettico" Nagarjuna sostiene:

" Senza dipendere dalle convenzioni, la vertità ultima non può essere insegnata e se la verità ultima non è compresa, il Nirvana non può essere raggiunto "

Gòmena: Come un cordone ombelicale che ci tiene connessi al Principio unitario universale. Una corda che stringiamo forte e annodiamo costantemente con giri di parole, le cui spire possono confondere, tormentare, generare posizioni di potere, soggiogare, limitare...

La parola poetica esce dallo schema torbido e confuso della parola convenzionale e con la deflagrazione che segue al suo segnale conferma la semplicità del suo procedere luminoso.

La parola poetica è il ritorno costante all'Archè, l'azione poetica è il modo più realistico di assaporare l'immensa verità ultima.

Alerti

Una cosa sola desidero che si faccia largo nella mia mente e nella mia vita, un bene che tutti desideriamo e che tutti cerchiamo in modi disparati e inadeguati: la Libertà.

Ma, primo non abbiamo idea di cosa si tratti, poichè Libertà è un concetto vago, come vaghi sono tutti i miti che ci posseggono. Siamo posseduti da una mitologia che abbiamo noi stessi generato, cresciuto e curato nei minimi dettagli. Seppure ne siamo artefici, abbiamo dimenticato il nostro diretto coinvolgimento e quindi andiamo cercando fuori di noi, in ogni angolo anche il più inospitale qualcosa o qualcuno che ci sollevi dalla tristezza della perdita del nostro più ambito mito.

Pertanto mi reputo unico artefice e artificiere delle mie gabbie, io stessa ho le micce ed il detonatore, ho il fuoco del coraggio e l'incoscienza degli Angeli, ho la vacuità dell'esistenza e nessuna cognizione del pericolo, perchè il pericolo è nella mia mente ed estirparne le radici troppo soffocanti deve essere un lavoro costante e quotidiano.

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 29 Maggio 2018 16:49 )  

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