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La politica dei porti lontani

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Un mare di porti lontani
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La conferenza stampa in occasione della proiezione del film di Marco Daffra svoltasi allo spazio Alfieri è stata un’occasione per fermarsi e riflettere sulle migrazioni e il ruolo dell’Italia nella legislazione del soccorso in mare. Da anni si assiste a una politica italiana principalmente ostativa nei confronti delle Ong che operano in contesti di questo tipo. Ciò che ha spinto il regista a impegnarsi in questo docufilm è stata la strage di Cutro, a cui è seguito il decreto Cutro, qualcosa di cui non c’era bisogno e che ha solo aumentato la sofferenza dei migranti.
 
I numeri delle migrazioni
 
L’intervento di Tarquinio Marco, uno dei tre marco a presiedere la conferenza inizia con delle stime.
“L’8% dei salvataggi in mare è attuato dalle Ong, mentre il restante 92% dalla marina
italiana” ricorda il giornalista. “le associazioni di operatori umanitari intervengono a
coprire quello che le maglie larghe della marina filtrano. Di una barca che ha compiuto 40 miglia di navigazione, 22 derivano dalla necessità di fare viaggi inutili, verso appunto i porti lontani, che vengono assegnate alle navi di soccorso.”
L’arcivescovo Gian Carlo Perego, della Fondazione Migrantes invece insiste sui numeri della migrazione: 40 milioni per guerre, altri 40 milioni per i cambiamenti climatici. “Solo il 4% arriva in Europa, la maggior parte si ferma nei paesi di frontiera. Ne è un esempio il Libano,La Tanzania,il Kenya o, nell’unione europea la Polonia per i rifugiati ucraini”.
Bisogna quindi smentire l’idea di un’Italia costantemente sotto pressione per gli sbarchi.”L’Italia Non è più un paese attrattivo, è la prima falsità da smentire con i numeri” sostiene il Monsignore.
L’altra falsità sono i soldi che vengono spesi: e’ vero 4,5 miliardi di euro sono spesi per i migranti, ma i contributi che versano sono 6,5, con 2 miliardi di euro che avanzano in contributi allo stato.
 
Open Arms e le sue missioni
 
Valentina prinis, portavoce dell’ong Open Arms fa un resoconto delle attività:
“Nel 2015 nell’Egeo, poi l’anno dopo nel Mediterraneo centrale in collaborazione con lo
stato Italiano.
“Dal 2017 invece siamo diventati veri e propri nemici del governo”.
E’ la criminalizzazione degli operatori umanitari che mette un tono di luci scure in tutto il mondo. Basti solo pensare a quello che succede a Gaza e a chi cerca di prestare soccorso alla popolazione.
Già Marco Tarquini aveva ribadito il problema della guerra contro la solidarietà, dove si cerca di punire chi cerca di porgere una mano. “ Se i paesi occidentali democratici
vogliono mettere 1 poliziotto accanto a ogni operatore umanitario, cosa aspettarsi dai paesi
non democratici?” è la domanda provocatoria a cui è difficile dare una risposta.
Il problema aggiuntivo è che molte persone che tentano questo viaggio in mare,
costosissimo fra l’altro, magari hanno anche un passaporto, ma che ha valore zero. E’ disincentivata la migrazione “legale”, se si può definire così, resa crudelmente sofferente quella di fortuna, a discapito del sistema circolatorio del mondo. I flussi migratori ricordano per molti versi quelli del sangue nei vasi e, volerli fermare, significa fermare la vita.
 
In tutto questo la politica Italiana ha un peso specifico, in quanto sono di sua competenza le SAR e con decisioni politiche possono influenzare tutta l’azione di soccorso in mare in maniera pesante e, poco umana.
 
Marco Daffra e la sua esperienza con le Ong
 
Acqua, tante bolle,onde e una telecamera che si affonda su e giù per immedesimare lo
spettatore in alto mare:è così che inizia il documentario di Daffra, a cui ha voluto dare un
taglio da film. Anni e anni di teatro, lo hanno sempre tormentato per la difficoltà di parlare davanti a un pubblico e per questo ha deciso di dedicarsi al cinema: “E’ il mio” dice con gli occhi di chi ha trovato il suo modo di esprimersi ed è felice di farlo. “Poi però, dove è che mi fregano? Con le conferenze, in cui mi trovo a dover raccontare il mio film” ironicamente sottolinea.
Dopo Cutro ha sentito la necessità di fare questo film e di cercare di diffonderlo il più
possibile, tanto che è possibile anche vederlo su youtube, e ha dato i diritti alle Ong per diffonderlo non solo per i mari si spera, dove solcano instancabilmente le navi umanitarie.
E’stato a bordo e prima di intervistare i membri degli equipaggi, ha cercato di creare un rapporto di intesa con loro e di familiarità, tanto che all’inizio di ogni intervista diranno il nome e si metteranno a proprio agio di fronte alla camera.
Per chi come Daffra si tuffa in un’avventura del genere per raccontare qualcosa che lo tocca, si può solo sperare che continui con la sua vena produttiva e spinga altrettanti a uscire dall’indifferenza in cui la società ci ha abissato. Noi, che tutti i giorni navighiamo in acque oscure, alla ricerca del nostro posto nel mondo, abbiamo solo da imparare da chi fugge in cerca di un futuro migliore. Noi, migranti dell’anima.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 04 Aprile 2024 17:16 )  

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