Dossier articoli già pubblicati su DEApress
Presentiamo qui una selezione di articoli sul Mediterraneo pubblicati negli ultimi anni
Fabrizio Cucchi – Grippi Silvana - Luca Vitali Rosati – Leonardo Sforza – Tommaso Capecchi Filippo Kalomenidis
Lunedì 21 Ottobre 2024 - Fabrizio Cucchi
Il governo prepara nuove norme sui migranti
L'agenzia di stampa "Ansa" (1) riporta l'alacre lavoro del governo per rimediare alla agra figura fatta in occasione del primo trasporto in Albania dei migranti. Questo lavoro consiste principalmente nell'accusare i magistrati di essersi schierati contro l'esecutivo. Trovare un capro espiatorio per le proprie carenze è di fondamentale importanza per ogni leadership di successo...
L’accordo fra Roma e Tirana prevedeva la deportazione in Albania solo dei migranti provenienti da “paesi sicuri”, democratici e rispettosi dei diritti(2). Era facile prevedere che questa clausula avrebbe portato a infinite discussioni "sul sesso degli angeli". E' un paese "sicuro" l'Egitto, dove neppure il caso di Regeni ha del resto interrotto i lucrosi affari dei trafficanti di armi nostrali (3)?
I magistrati del resto, non sono neppure "andati a guardare" il testo dell'accordo, ma hanno tirato in causa norme Ue che il (recente) europeismo della Meloni dovrebbe voler rispettare per semplice coerenza con il resto della sua linea politica "eurofila" nei fatti quanto "eurofoba" nei proclami (di prima che venisse eletta)... Anche alla luce di ciò, è difficile incolpare i magistrati per aver fatto esclusivamente "il loro mestiere". Né è
credibile che questo ennesimo "teatrino" -probabilmente "a uso e consumo" di quella parte della borghesia italiana che da sempre si considera al di sopra di ogni legge- possa portare a qualche novità di rilievo.
Magari però può -da parte nostra- portare a qualche riflessione su come l'applicazione delle leggi venga lodata solo ed esclusivamente quando difende il portafoglio di grandi e piccoli padroni...Nel frattempo il governo Meloni prepara l'ennesimo decreto "ad hoc" per rendere -in ogni caso un guazzabuglio ingestibile il già inutimente labirintico "edificio" delle leggi italiane. La strada maestra verso l'arbitrio dei funzionari è sempre stata la complicazione delle norme. Ed è una strada che i governi italiani "di ogni colore" hanno sempre percorso volentieri. I famosi "fatti dalla testa dura" rimangono, e parlano di una spesa di circa 134 milioni di euro l’anno (4) per figurare tra i paesi meno rispettosi dei diritti dei migranti. Ma "non ha prezzo", come diceva una nota reclame televisiva di qualche annetto fa, il coprirsi di ridicolo...
(4)https://www.ilsole24ore.com/art/migranti-cosa-sono-centri-albania-e-quanto-sono-costati-AGumf0d?refresh_ce=1
Migranti dispersi in mare
Una carretta del mare si è capovolta nel mar mediterraneo e 21 persone di cui tre bambini risultano disperse. Stando al racconto dei sopravvissuti il mezzo era partito dalla Libia con a bordo molti siriani che scappavano dalla guerra- Anche la traversata è una guerra per la sopravvivenza.
Ci rende tristi ma anche pieni di rabbia nel leggere queste notizie e ogni volta siamo consapevoli che non possiamo dare nessun aiuto per la fine di queste tragedie.
Fonte ANSA: "Un barcone carico di migranti è naufragato in acque territoriali italiane. I militari della guardia costiera hanno soccorso 7 siriani che si trovavano su una barca capovolta. I superstiti raccontano d'essere partiti in 28 dalla Libia lo scorso primo settembre e che dopo un giorno di navigazione si è verificato l'incidente. I superstiti hanno perso i cellulari. - stando ai racconti dei 7 siriani - ben 21 persone, fra cui tre bambini. I profughi sono stati sbarcati a molo Favarolo di Lampedusa e già trasferiti all'hotspot di contrada Imbriacola".
Mercoledì 04 Settembre 2024 - DEAPRESS
MEDITERRANEO (TRA STRAGE E INTEGRAZIONE DEI SOPRAVVISSUTI)
Che il fenomeno migratorio, nel Mediterraneo, abbia raggiunto livelli di una vera e propria odissea, è sotto gli occhi di tutti: non soltanto dalle
immagini, spesso strazianti, remote dei salvataggi dei migranti, ma anche nelle strade delle principali città delle nazioni con il maggior numero di
sbarchi (Spagna, Italia e Grecia), dove i cittadini si accorgono "per riflesso" del numero di' immigrati che s'allarga nella realtà in cui vivono
Da qui nasce una situazione sociale che può definirsi di "allarmismo", con conseguenti sentimenti di diffidenza, i quali possono portare, se degenerati, in veri e propri atti di razzismo. In fondo la situazione, almeno in Italia, dell'integrazione del migrante attraverso il suo più naturale mezzo, il lavoro, è quella che viene definita "economia dell'alterità": esistono ampie disparità di tipo economico, sociale e politico, che incidono pesantemente sui livelli di occupazione non solo dei migranti, ma anche dei cittadini italiani.
Questo tipo di economia è ben spiegata: i lavoratori stranieri sono impiegati proprio perché sono "diversi" rispetto ai lavoratori italiani e la loro forza lavoro non è finalizzata a competere con questi, ma piuttosto a svolgere quei lavori che gli Italiani non vogliono più fare, in posizioni subalterne. Secondo me bisognerebbe incentivare l'attivismo della società che, in collaborazione con istituzioni locali e centri di accoglienza, svolge un ruolo chiave nel collegare il sistema che accoglie, appunto, il singolo e il mercato del lavoro attraverso iniziative che combinano azioni di sostegno all'imprenditorialità dei migranti, incontro tra domanda e offerta, formazione linguistica, formazione professionale, tirocini e tutoraggio sul posto di lavoro.
È necessario considerare l'integrazione dei migranti come un investimento nel futuro, con un approccio lungimirante, basato su un dibattito che tenga conto anche degli effetti positivi che l'immigrazione può apportare nel mercato del lavoro e volto a contrastare esplicitamente alcuni pregiudizi comuni esistenti. Infatti è stato dimostrato che un accesso rapido e senza restrizioni dei rifugiati nel mercato del lavoro e l'attivazione di misure di integrazione attiva, rafforzate nei primi mesi della loro permanenza in un Paese europeo, sono fondamentali per favorire le prospettive di integrazione a lungo termine, un'integrazione che conviene anche alle società di accoglienza.
Questa visione non cede quindi hai sentimenti negativi di cui parlavo prima, il cui capostipite è la paura, e tratta con lungimiranza e coesione sociale un tema così importante.
Adesso un po' di numeri: prendendo in considerazione l'intervallo di tempo 2000-2020, alcuni studi hanno fatto notare che fino al 2011 la media degli sbarchi in Italia si è mantenuta intorno ai 15000 l'anno; tra il 2013 e il 2017 la stessa s'innalza considerevolmente, superando ampiamente i 100000 sbarchi annui (dato significativo: in quest'arco di tempo oltre il 90% degli sbarcati è partito dalla Libia). Negli anni successivi si ha quindi una flessione, all'incirca come gli anni precedenti il 2011.
Traducendo politicamente questi dati, notiamo l'entità del calo durante il mandato del Ministro dell'Interno Marco Minniti, con sbarchi annuali calati di circa il 75%. Con il Ministro Matteo Salvini il calo è proseguito, anche se ad una velocità inferiore. Ponendo l'attenzione sulla situazione della Libia, poiché è quella che più interessa il nostro Paese, notiamo che, tra il 1°gennaio 2019 e il 20 gennaio 2020, il numero dei migranti
irregolari ch'è partito dalla Libia ogni giorno è sostanzialmente identico riguardo la presenza o meno delle ONG al largo delle coste libiche.
Quest'ultima considerazione conferma che le ONG non sembrano avere nessun effetto sul numero di persone che partono per il Paese.Proseguendo il discorso su queste, da quando il Ministro dell'interno Matteo Salvini ha dichiarato i porti italiani chiusi nel 2018, è cominciato un periodo di "crisi in mare": alle imbarcazioni che avevano soccorso i migranti nel Mediterraneo centrale, Italia e Malta hanno smesso di assegnare
rapidamente un porto sicuro di sbarco nel loro territorio, cominciando a temporeggiare e cercando di ritardare l'ingresso in porto delle navi e lo sbarco delle persone. Nel frattempo le operazioni di ricerca e soccorso (SAR) nel Mediterraneo sono cambiate. Da un periodo in cui le operazioni SAR erano condotte prevalentemente da assetti pubblici, si è passati, dal 2015, a un sempre più massiccio utilizzo di imbarcazioni
private, operate nella maggioranza dei casi dalle ONG. Accanto a questo cambiamento si sono moltiplicate le inchieste giudiziarie contro le ONG. Questo comportamento, per me, delinea proprio la falsariga di cui parlavo ad inizio articolo, che, qui, prende come pretesto la sicurezza nazionale, dando vita a quell'allarmismo che sta crescendo sempre più. Il modo d'agire dei Ministri che si sono succeduti è palese: "per colpa" di
un'ideologia spesso criticabile – e mascherando le proprie azioni sotto questa -, stanno calpestando i diritti inviolabili dell'Uomo, nonché quelli di accoglienza, misericordia. Purtroppo, le persone particolarmente colpite sono proprio quelle che scappano da una realtà di miseria e sofferenza, credendo l'Europa come soluzione e/o fine delle proprie vicissitudini.
Venerdì 02 Agosto 2024 - Luca Vitali Rosati
Nuova tragedia del mare: Disegno a Lampedusa
30 marzo 2924 - Per l'ennesima volta una tragedia nel mare vicino a Lampedusa.
"ll dramma del naufragio al largo di Lampedusa si aggiunge la triste storia di una neonata di 4 mesi, fra i dispersi durante le operazioni di
soccorso della Trotamar III. Insieme alla piccola, anche due uomini sono finiti in mare e non è stato possibile recuperarli. Il veliero della ong tedesca People in motion è intervenuto in soccorso di un barchino carico di persone, ma alcune di queste sono cadute in acqua mentr l’imbarcazione cercava di avvicinarsi alla nave. L’equipaggio è riuscito comunque a salvare 44 migranti di varie nazionalità, trasferiti sulla motovedetta della Guardia Costiera e sbarcati a Lampedusa"
Fonte ansa.
Sabato 30 Marzo 2024 - Silvana Grippi
Rafah
Quando, all'inizio della guerra, il governo israeliano impose alla popolazione civile palestinese di muoversi verso sud, per molti analisti e commentatori fu immediatamente palese la crisi umanitaria che stava per aprirsi. Innanzitutto, si mise in questione la possibilità di trasferire una popolazione così numerosa in così poco tempo, causando un vero e proprio esodo spinto da armi e bombardamenti. In secondo luogo, si mise
in dubbio la buona volontà espressa dal Governo Nethanyahu, che sosteneva di aver dato quell'ultimatum per "proteggere" i civili e colpire soltanto Hamas.
Nel corso dei mesi, questi dubbi si sono rivelati più che fondati: se non fossero bastati i 27.000 morti (di cui quasi la metà composta da bambini), la distruzione della maggior parte degli edifici civili della Striscia, le dichiarazioni a stampo colonialista e violento dei membri del governo e
l'atteggiamento sprezzante nei confronti del diritto e della giustizia internazionali, oggi, con l'attacco a Rafah, arriva la conferma definitiva delle vere intenzioni dei capi militari e politici israeliani.
Rafah è proprio la città che, a inizio della guerra, venne indicata dalle autorità israeliane come luogo sicuro per la popolazione civile. Mentre scriviamo nella città si sono radunati un milione e mezzo di sfollati, che risiedono in tende e baracche all'interno della città e lungo il confine con l'Egitto, unico varco da cui (a causa delle proteste dell'estrema destra israeliana e dei coloni) è ancora possibile far entrare aiuti
umanitari. Insomma, le condizioni sono insostenibili già adesso, ed è palese che un attacco sulla città costituirebbe un ulteriore definitivo aggravamento della situazione umanitaria a Gaza.
Dato che l'attacco si sta svolgendo proprio mentre stiamo scrivendo questo articolo, non ci soffermeremo sugli aggiornamenti dal campo. Ma vorremmo affrontare qui un paio di questioni che stanno emergendo già in queste ore Innanzitutto, vorremmo spendere due parole sulle dichiarazioni del governo israeliano, che vede la vittoria totale (espressione terrificante in questo contesto) a portata di mano.Il governo israeliano ha ordinato una nuova evaquazione alla popolazione palestinese, che a questo punto non ha più dove andare: a sud si trova un confine chiuso, a nord solo morte e distruzione. Questa richiesta di evaquazione è, a nostro parere,
soltanto un modo di nascondere dietro un volto "umano" il vero intento delle forze armate israeliane: espellere tutta la popolazione palestinese dalla Striscia di Gaza per mettere in atto la definitiva colonizzazione di quel lembo di terra, facendo pressione sull'Egitto in modo che apra i confini. In questo senso, la richiesta fatta ad inizio guerra, per cui la popolazione avrebbe dovuto dirigersi verso Rafah, assume una luce nuova, quella di un'operazione premeditata: concentrare la maggior parte della popolazione nella zona più a sud del paese, per poi espellerla con un ultimo colpo di spalla. Questa è, a nostro parere, la vittoria che Israele vede "a portata di mano", una vittoria preparata ed annunciata negli anni
dalle forze sioniste più radicali.
L'altra questione che vorremmo sottolineare è quella per cui Israele si trova sempre più isolata nel contesto internazionale. L'attacco è già stato condannato da Cina, Russia, Turchia, ma ha anche suscitato le ire dell'UE (dove Borrel cerca di spingere perché si fermi la fornitura di armi ad Israele) e degli USA, dove l'amministrazione Biden sembra sul punto di mollare il proprio alleato, manifestando sempre più irritazione per i suoi atteggiamenti (soprattutto a seguito del rifiuto categorico del cessate il fuoco proposta da Hamas). Questi movimenti ci lasciano ben sperare, anche se, purtroppo, avvengono troppo tardi: come detto prima, Israele vede la vittoria a portata di mano, e se ha deciso di imbarcarsi in un'operazione del genere, con la consapevolezza che essa significherebbe alienarsi gli alleati, vuol dire che ritiene di avere già le risorse per
portarla a termine. Oltre a ciò, il governo israeliano sa benissimo che, ottenuta la vittoria, ci sarebbe inevitabilmente (anche se magari sul lungo periodo) una normalizzazione dei rapporti con gli altri paesi, rimanendo Israele l'unica forza economica e politica sul territorio.
Molte volte cerchiamo di chiudere i nostri articoli con un tocco di speranza, ma oggi non possiamo proprio: la situazione è gravissima e peggiora di ora in ora. Ci scusiamo dunque per questa interruzione improvvisa. Noi, nel frattempo, continueremo a osservare, a leggere, a parlarne: è il minimo che possiamo fare.
Martedì 13 Febbraio 2024 - Leonardo Sforza
Storia sintetica di Lampedusa
Terra di passaggio e di conquista, luogo ameno e ritirato e centro di conflitti, commerci e migrazioni, l'isola di Lampedusa ha una storia
antichissima che riflette la storia del Mediterraneo intero e dei popoli che lo hanno attraversato.
I primi insediamenti sull'isola risalgono all'età neolitica: le prove archeologiche dimostrano che si trattava di villaggi di pescatori provenienti dalla Sicilia e da Pantelleria, che nell'età del bronzo arrivarono a coprire quasi tutta la superficie dell'isola. Furono probabilmente questi i popoli incontrati dai Fenici che colonizzarono l'isola intorno al 1000 a.c., usandola come stazione per il commercio tra la madre patria e Cartagine, e
successivamente dai Greci, che vi fondarono una colonia intorno al 500 a.c..
Le Guerre Puniche videro la conquista romana dell'isola, cosa che comportò una grande fioritura per Lampedusa. I romani, infatti, trasformarono l'isola in un centro nevralgico per i collegamenti commerciali e militari nel Mediterraneo, arrivando a costruirvi, in epoca imperiale, un agglomerato urbano di dimensioni notevoli situato nella zona dell'odierno porto.
Con la caduta dell'impero romano, l'isola cadde in disgrazia: la popolazione venne deportata in Africa da re Genserico dei Vandali nel 439 e Lampedusa rimase praticamente disabitata fino alla riconquista bizantina del 551 e all'inizio delle persecuzioni contro i cristiani condotte dai musulmani dell'Africa del Nord. Furono gli stessi musulmani, intorno al 700, a condurre un altro sterminio della popolazione lampedusana che,
nel tempo, condusse a una vera e propria sostituzione etnica: i Saraceni, infatti, impiegarono a lungo l'isola come base per le loro scorribande sulle coste europee e per la conquista della Sicilia (completata nel 902) e un censimento fatto sotto il regno dell'emiro di Sicilia Chbir segnala che intorno all'anno 1000 l'isola contasse una popolazione inferiore a mille persone di etnie differenti ma di religione musulmana.
Con la conquista Normanna della Sicilia (1127), Lampedusa conobbe un nuovo momento di decrescita della popolazione. Non sappiamo precisamente quanto veloce fosse questa decrescita, ma essa è provata da due testimonianze: la prima è quella di Jean de Joinville, cronista di Luigi IX di Francia che sbarcò sull'isola a seguito del suo re nel 1254, e che segnala la presenza di un solo eremita. La seconda è un documento
del 1436, in cui Alfonso V d'Aragona, re di Napoli, concede l'isola a Giovanni de Caro (barone di Montechiaro) con l'ordine di fare un tentativo di colonizzazione dell'isola, e in cui si sostiene che essa sia completamente disabitata. I De Caro colonizzarono effettivamente l'isola e vi costruirono una fortezza, ma furono scacciati dagli Ottomani nel 1565, che diedero inizio a un nuovo periodo in cui Lampedusa rimase
completamente disabitata. Nonostante il conferimento del titolo di Principi di Lampedusa alla famiglia Tomasi, l'isola rimase disabitata fino al 1712. Quell'anno essa divenne luogo dell'eremitaggio del frate francese Padre Clément, che vi abitò in solitaria almeno fino al 1739 e quasi certamente vi morì. Nel 1764 l'ambasciata francese di Malta stabilì una colonia sull'isola. Per evitare la colonizzazione francese, il Principe Tomasi si propose di vendere l'isola al Regno di Napoli. Tale proposito fu un buco nell'acqua: nonostante diverse spedizioni esplorative (nel 1765 e nel 1770), l'isola non venne mai acquistata. Nel 1800, dunque, la famiglia Tomasi concesse a Salvatore Gatt la possibilità di stabilire una colonia sull'isola.
L'acquisto dell'isola da parte del Re di Napoli avverrà solo nel 1843, anno in cui vi sbarcherà Bernardo Sanvisente, primo governatore di Lampedusa. Sanvisente cominciò un opera di restaurazione dell'isola utilizzando tutto ciò che era rimasto dalle passare colonizzazioni (il porto, un castello, grotte, chiese e santuari) e garantendo una grande crescita per il commercio e la popolazione di Lampedusa.
Nel 1847 Lampedusa contava 700 abitanti e un fiorente centro cittadino che basava la sua economia sul commercio e sulla pesca. Con i moti del 1848, però, Sanvisente venne arrestato in quanto al servizio dei Borboni e molti dei coloni che lo avevano seguito lasciarono l'isola. Si tratta dell'inizio di una nuova fase di declino: Sanvisente verrà nuovamente nominato governatore nel 1850, ma nel 1854 sarà destituito con accuse di mala gestione. La sua partenza dall'isola, assieme alle crescenti difficoltà e all'abbandono da parte delle autorità statali, convinsero definitivamente la popolazione a lasciare Lampedusa. Sarà questa Lampedusa semi-deserta ad essere annessa al Regno d'Italia, a seguito della spedizione dei Mille del 1860, e trasformata in colonia penale nel 1872. In tale colonia i detenuti vivevano in uno stato di semi-libertà e potevano gestire traffici ed attività. Ciò comportò una nuova crescita economica e demografica, soprattutto grazie alla scoperta, nel 1887, di un enorme banco di spugne sulle coste dell'isola, capace di attirare mercanti da tutto il Mediterraneo e oltre. Lo stato di colonia penale rimarrà effettivo fino alla Seconda Guerra Mondiale, quando Lampedusa venne ampiamente fortificata per essere impiegata come base delle operaioni nel Mediterraneo. Nel 1943 il Regno d'Italia contava circa 4.000 militari stazionati sull'isola, i quali riuscirono in un primo momento a resistere agli attacchi degli alleati, ma capitolarono il 12 giugno di quell'anno di fronte alle forze schiaccianti degli americani e degli inglesi. Una volta conquistata l'isola, furono questi ultimi ad utilizzarla come base per l'invasione della Sicilia.
Nel 1847 Lampedusa contava 700 abitanti e un fiorente centro cittadino che basava la sua economia sul commercio e sulla pesca. Con i moti del 1848, però, Sanvisente venne arrestato in quanto al servizio dei Borboni e molti dei coloni che lo avevano seguito lasciarono l'isola. Si tratta dell'inizio di una nuova fase di declino: Sanvisente verrà nuovamente nominato governatore nel 1850, ma nel 1854 sarà destituito con accuse di mala gestione. La sua partenza dall'isola, assieme alle crescenti difficoltà e all'abbandono da parte delle autorità statali, convinsero definitivamente la popolazione a lasciare Lampedusa. Sarà questa Lampedusa semi-deserta ad essere annessa al Regno d'Italia, a seguito della spedizione dei Mille del 1860, e trasformata in colonia penale nel 1872. In tale colonia i detenuti vivevano in uno stato di semi-libertà e potevano gestire traffici ed attività. Ciò comportò una nuova crescita economica e demografica, soprattutto grazie alla scoperta, nel 1887, di un enorme banco di spugne sulle coste dell'isola, capace di attirare mercanti da tutto il Mediterraneo e oltre. Lo stato di colonia penale rimarrà effettivo fino alla Seconda Guerra Mondiale, quando Lampedusa venne ampiamente fortificata per essere impiegata come base delle operaioni nel Mediterraneo. Nel 1943 il Regno d'Italia contava circa 4.000 militari stazionati sull'isola, i quali riuscirono in un primo momento a resistere agli attacchi degli alleati, ma capitolarono il 12 giugno di quell'anno di fronte alle forze schiaccianti degli americani e degli inglesi. Una volta conquistata l'isola, furono questi ultimi ad utilizzarla come base per l'invasione della Sicilia.
Nel dopoguerra Lampedusa si sviluppò molto più lentamente del resto del paese, venendo praticamente abbandonata dalle istituzioni: per prendere qualche esempio, la prima centrale elettrice sull'isola venne inagurata nel 1951, la prima linea telefonica nel 1967, e si dovrà aspettare fino al 1975 per la costruzione di una scuola e di un ospedale moderni.
Nel frattempo, Lampedusa prendeva, nel bene e nel male, un nuovo ruolo all'interno delle dinamiche globali del dopoguerra. Essa diventò innanzitutto una meta del turismo di massa, che modificò radicalmente l'urbanistica dell'isola per via della costruzione di infrastrutture, hotel e attività destinate a soddisfare questo nuovo mercate. Ma dall'altro lato l'isola trovò un ruolo anche nelle questioni internazionali: nel 1986 il
colonnello Gheddafi lanciò due missili contro la base americana di Lampedusa, in ritorsione contro il bombardamento di Tripoli condotto dagli USA nello stesso anno. I missili non fecero vittime, ma grazie a tale attacco (il primo in territorio europeo dopo la seconda guerra mondiale)
Lampedusa finì sulle pagine dei giornali internazionali e venne conosciuta in tutta Italia e in europa, alimentando il già crescente fenomeno del turismo.
Sarà tra gli anni '90 e l'inizio del 2000 che Lampedusa assumerà l'aspetto per cui è più nota oggi: quello di centro delle migrazioni e di "Porta d'Europa" (come è intitolata la scultura di Mimmo Paladino, inagurata nel 2008). Parlare di questo aspetto esula dal tentativo che abbiamo portato avanti con questo articolo: si tratta di una vicenda fatta di tragedie e di solidarietà, di ferite ancora aperte, di ingiustizie e di sangue, e che
non possiamo affrontare qui. Fare ricerca per questo articolo, però, ci ha permesso di osservare una storia millenaria che è una storia di incohtri e di scontri tra popolazioni, tra etnie e tra credenze. Per amor di sintesi abbiamo dovuto tagliare molti avvenimenti e molte riflessioni, ma vorremmo sottolineare il fatto che la
storia di Lampedusa è come attraversata da un filo rosso: quello dello scambio continiuo, non necessariamente pacifico, che la fa assurgere a simbolo del Mediterraneo intero: patria di molti popoli e di nessuno, luogo fiorente e talvolta abbandonato, Un luogo d'origine contraddittorio e combattuto, da cui proviene la nostra stessa identità.
Fonte: A. Taranto, Brève Histoire de Lampedusa, Grafica Elettronica Srl, Napoli 2017.
Mercoledì 24 Gennaio 2024 - Leonardo Sforza
Uno sguardo a Lampedusa - 2024
Il Centro studi DEA ha organizzato il primo gruppo di ricerca sull’immigrazione nel 2023, ed ha affrontato un viaggio verso l’isola di Lampedusa.
“Abbiamo quindi documentato l’arrivo dei migranti e reso pubblico il reportage fotografico nel febbraio 2024. Per verificare una situazione fenomenologica il ns. gruppo di volontari ha fatto questo viaggio di approfondimento come ricerca per poi divulgare in giusta misura la situazione precaria degli arrivi nell’isola di Lampedusa primo avamposto per una comunicazione corretta senza farne una “conclusione” e speriamo sia utile per produrre dibattiti e che possa diventare osservatorio da aggiornare annualmente.
La ricerca ci ha permesso di esplorare una storia millenaria di incontri e scontri tra popoli. Crocevia di culture ora in sintonia con i tempi dato che l’azione solidale e pronta per una informazione dove l’azione diventa valore socialmente utile”.
La ricerca ci ha permesso di esplorare una storia millenaria di incontri e scontri tra popoli. Crocevia di culture ora in sintonia con i tempi dato che l’azione solidale e pronta per una informazione dove l’azione diventa valore socialmente utile”.
Tommaso Capecchi - L’isola è molto bella, uno scoglio davanti alla Tunisia, nel mezzo del Sud del Mediterraneo. In questo periodo i turisti sono
pochissimi e sull’isola vivono solo alcuni dei residenti. Molti giovani autoctoni si fanno di cocaina. Sull’isola non c’è molto da fare in questo
periodo. Nel mezzo della via principale, Via Roma, c’è una piccola struttura in legno che “Rai Cinema” ha donato alla comunità. Sarebbe un
piccolo cinema con 30/40 posti a sedere. Purtroppo nessuno proietta e quindi il cinema non c’è. Come non c’è una biblioteca anche se ci sono
due scuole superiori, non poche per il numero degli abitanti (circa 5000 ma alcuni di questi vivono altrove). Mentre i giovani autoctoni si sfanno di cocaina gli sbarchi da Libia e Tunisia sono quotidiani. Ieri che ne sono stati 12. Ieri l’altro 10. Le barche che arrivano dalla Tunisia sono piccole mentre quelle che arrivano dalla Libia sono più grandi, sono pescherecci. I migranti che arrivano hanno passato anni nelle feroci carceri libiche:
segni di violenza nei corpi, paura e terrore negli occhi. Dal hotspot dell’isola vengono smistati in tutta Italia, via mare o cielo, dopo essere stati identificati, in attesa della richiesta di asilo. La vita degli abitanti di Lampedusa è isolata da quella dei migranti: non si vedono, non si toccano, nessuno sente l’altro seppur quest’isola sia la prima terra dell’Europa che incontrano. “WELCOME TO LAMPEDUSA”, con qualche lettera caduta
in acqua, si legge nel porto. Le forze militari presenti sono molte: esercito, carabinieri, guardia di finanza, polizia. Per la maggior parte impegnate nella difesa e nella gestione del flusso migratorio. Sulle coste dell’isola, nelle numerose cale e al porto, arrivano detriti dal mare; indumenti, bottiglie piene di urina, salvagenti, pneumatici, pacchetti di sigarette, documenti, piccole o medie imbarcazioni. I resti dei viaggi dei migranti. Sa di profonda disperazione per l’umanità questo forte contrasto: mentre i paria della terra sbarcano senza documenti e averi in cerca di un futuro di dignità, i giovani dell’isola si sfanno di cocaina, nessuno vede l’altro né se ne interessa. Del resto, un po’ come succede sulla terraferma, anche con i clochard. Un po’ come se ognuno di noi fosse isola rispetto all’altro; la condizione geografica, climatica, politica e sociale di un’ isola
fa aderenza speculare con la condizione umana, morale, politica e sociale di un individuo, sia esso migrante o clochard o cittadino europeo. Un’ isola dunque popolata da isole. Proprio come siamo noi sulla terraferma europea in fondo, isole (...)”.
Lunedì 22 Gennaio 2024 - Silvana Grippi /Tommaso Capecchi
Per la Palestina da Sassari a Bologna
Sassari 17 novembre - Bologna 18 novembre
Spegnete il televisore. Non aprite i giornali. Boicottate la demenza di massa della propaganda italiana - sionista che celebra gli israeliani, sterminatori di bambini. Trovate altri strumenti per informarvi. Esistono.
E soprattutto state accanto alle nuove generazioni che seguono lo «straripare palestinese» e «lottano contro questa vita». Ho avuto la fortuna di trascorrere il 17 novembre in un cerchio di vento e occhi che sanno guardare con il Fronte Gioventù Comunista di Sassari.
E il 18 novembre con l’irruzione soleggiata di migliaia di giovani che hanno fatto delle strade di Bologna fiori di Palestina rivoluzionaria, durante la manifestazione organizzata da SI Cobas. In pochi si rendono conto che per questi ragazzi è tutto chiarissimo.
Come ha detto Samed Ismail in piazza Maggiore, coloro che tentano di governarci «non avranno pace, finché ci faranno la guerra».
Ecco il mio intervento del 17 novembre alla mobilitazione di Sassari: «Avete mai sentito parlare della stress position?
È una forma di tortura senza contatto praticata anche nelle galere italiane. Consiste nell’obbligare il detenuto a restare in piedi e poggiare le mani sul muro. Sul momento non provoca dolore ma, quando i minuti in quella costrizione e umiliazione aumentano, sì. Procura sofferenza in tutto il corpo del seviziato. Voi studenti delle università e delle scuole dello stato italiano siete nella stessa condizione. Costretti alla stress position per un tempo illimitato. Immobilizzati fino allo sfinimento nei “non luoghi” delle scuole, delle università del liberismo italiano ed europeo, vagheggiando giorni che saranno menzogne.
Le istituzioni vi trasmettono forme di sapere in un modo che non è più utile alla vita bensì al sopravvivere, quindi al sottovivere. Sopravvivete in scuole, in università che praticano ciò che il sociologo Charlie Barnao chiama «addestramento torturativo».
La militarizzazione concettuale, economica e concreta delle scuole, delle università vi prepara attraverso l’alternanza scuola-lavoro, la punizione nell’ambito della condotta, attraverso «la pedagogia dell’umiliazione» - cara a quel cabotin. a quel guitto neofascista che si chiama Giuseppe Valditara - a essere dei miserabili pronti a svolgere mestieri miserabili. Schiavi nella pacificazione assassina, nell’assenza di conflitto.
Come potete sottrarvi alla stress position, alla tortura senza contatto?
Non tenendo più le mani sul muro ma usandole per sfondare ogni porta delle scuole, delle università. E prendervele, renderle luoghi creativi dove la coscienza critica - che asseriscono, mentendo senza dignità, di insegnarvi - diventi prassi, lotta, conflitto contro chi distrugge le vostre vite.
Non restando più fermi davanti a quel muro ma andando dove vi pare, reinventando i monumenti alla paralisi dove vi rinchiudono, trasformandoli in laboratori che renderanno quest’epoca di catastrofi un tempo inimmaginabile, differente. Cominciate ad aprire questa stagione di decolonizzazione delle scuole, delle università e delle vostre esistenze dalla lotta per la liberazione totale della Palestina.
Mobilitatevi subito per pretendere la richiesta del cessate il fuoco in Palestina; l’interruzione della collaborazione con le università sioniste, parte integrante e attiva del sistema genocida, coloniale israeliano; e ovviamente la rescissione delle collaborazioni e degli accordi in atto con le istituzioni militari e con le aziende produttrici di armi, quali Leonardo S.P.A, e le loro estensioni di propaganda culturale, come la fondazione Med- Or.
Diciannove rettori degli atenei italiani fanno parte del comitato scientifico della fondazione Med-Or.
Non sono rettori, non sono nemmeno più definibili “baroni”, ma affaristi, lobbisti del traffico d’armi di Stato.
So che lo avete capito. Chi tormenta le vostre vite sta perdendo tutto. Il loro Occidente gli sta franando addosso.So che lo avete capito. Non avete nulla da perdere e non vi farete trascinare nell’inferno che hanno allestito. È adesso il momento. Saltate al di là di quella linea. Braccia, mani, gambe e occhi finalmente liberi».
Giovedì 23 Novembre 2023 - Filippo Kalomenìdis
Accordo Italia-Albania sulla pelle dei migranti
Lunedì 6 Novembre, la premier Meloni e il premier albanese Rama annunciavano a sorpresa un'accordo per costruire e gestire -in territorio albanese- dei centri dove tenere, identificare e nel caso: rimpatriare i migranti raccolti nel canale di Sicilia. Tutto ciò per 5 anni, e per altri 5 se le due parti vorranno proseguire (si applicherà il "silenzio- assenso"). Queste strutture, saranno collocate una nel porto di Shengjin e l'altra nell'area
di Gjader. In compenso l'Italia accelererà il processo di ingresso dell'Albania nella Ue, e (sembra) cederà alla fine gli edifici costruiti. La giurisdizione sarà italiana, il personale anche, sebbene sia prevista dagli accordi l'attiva collaborazione delle forze di polizia albanesi.
Esaminiamo la posizione delle "parti in causa":
La Meloni "mette così sotto il tappeto" i problemi costituiti da 3mila migranti (tanti ne conterranno le due strutture), e può dire alla sua parte politica che ha fatto qualcosa di rilievo. Lo stato italiano si accollerà i costi delle trasferte di migranti e funzionari (oltre quelle della costruzione degli edifici), senza guadagnarci alcunché ma ciò non interessa a nessuno. La maggioranza che regge il governo Meloni rappresenta la parte più
retrograda della borghesia italiana, già storicamente la più arretrata d'Europa. Per costoro, lo stato è solo un attrezzo come un altro per perseguire lo scopo del ritorno della penisola all'800...E le colonie, anche quelle "penali", rientrano nel programma che il governo intende perseguire "con qualsiasi mezzo necessario".
I costi di tutto ciò, saranno ovviamente pagati dalle classi più disagiate della popolazione italiana,
I costi di tutto ciò, saranno ovviamente pagati dalle classi più disagiate della popolazione italiana,
"come da tradizione consolidata".
I migranti saranno quindi trasferiti "lontano dagli occhi", in un luogo dove probabilmente avverrà qualsiasi abuso (in fondo il territorio rimane albanese e l'Albania non è neppure nell'Unione europea, quindi chi potrebbe protestare?). I migranti sono "senza voce", e tali -senza voce e senza diritti- devono rimanere, perchè i caporali agricoli hanno bisogno di "braccia senza nome" e quelli industriali hanno bisogno di tenere bassi i salari di chi i documenti li ha, e, per raggiungere ciò non c'è di meglio che avere "sottomano" una larga scorta di manodopera che è stata messa in condizione di non poter chiedere nulla. Le continue ruberie dei frequentatori di Piazza Affari in Africa (e nelle altre parti del mondo)
assicurano del resto che ci sarà sempre "un grande afflusso" di persone che hanno già perso tutto.
Tutto ciò ha già provocato alcuni malumori in Europa, soprattutto per gelosia, perchè molti governi non sono riusciti ad attuare progetti simili. Ma,la "potenza nascente" in Europa è in questo momento la Polonia, che con i migranti già fa (quasi) di peggio, quindi è probabile che "tutto finirà in chiacchere". Altrimenti si rischia di mettere in cattiva luce Varsavia...
Rimane il dubbio se il premier Rama abbia fatto o meno "un buon affare". E' probabile un qualche guadagno dei possidenti locali, negli appalti dei lavori, e nella fornitura degli oggetti indispensabili che sarà scomodo portare dall'Italia, ma "la regola" è che i pescicani più piccoli "vadano in perdita" quando contrattano con soggetti più grandi e peggiori di loro. Tante cose non sono chiare, come l'impatto ambientale delle strutture che verranno...Inoltre, cosa succederà, se tra qualche anno gli italiani non vorranno più andarsene?
Fonti:
https://www.dire.it/13-11-2023/979368-lesperto-ecco-perche-laccordo-con-lalbania-sui-migranti-puo-essere-bloccato-dallue/
https://tg24.sky.it/politica/2023/11/07/migranti-accordo-italia-albania-cosa-sappiamo
Lunedì 13 Novembre 2023 - Fabrizio Cucchi
Immigrazione in Italia (mia opinione)
Un tema così importante e delicato come quello dell'immigrazione va trattato, secondo me, sotto vari punti di vista (storico, politico, economico,
sociale e ideologico). Questo perché, se ci si sofferma solo su uno di questi, v'è il rischio di omettere informazioni fondamentali, le quali
potrebbero inficiare anche il punto di vista trattato.
In particolare, negli ultimi anni in Italia l'immigrazione ha raggiunto livelli che non possono essere messi da parte, o trattati come cosa di poco
conto. Infatti, secondo dati reperiti online (wikipedia), l'Italia era, nel 2017, il quarto Paese dell' Europea per popolazione immigrata, ovvero
persone nate all'estero, contando ben 6,1 milione di immigrati, soltanto dopo la Germania, Regno Unito e Francia.
Non va dimenticato che il nostro Paese è stato, per la maggior parte della sua storia, una nazione con fenomeni quasi esclusivamente emigratori, raggiungendo la punta massima nel 1913, dove si registrarono più di 800000 partenze. Solo dopo la seconda Guerra Mondiale, e il successivo miracolo economico, diventò un Paese di immigrazione. Come si può intuire, all'inizio il fenomeno dell'immigrazione in Italia era quasi
nullo: nel 1973 si ebbe, per la prima volta, un saldo migratorio positivo (101 ingressi contro 100 espatri). Fu solo negli anni novanta - anni in cui il saldo naturale, ovvero la differenza del numero dei nati vivi e quello dei deceduti in un determinato periodo di tempo in un territorio -, è diventato negativo nel nostro Paese, che l'immigrazione ha raggiunto livelli importanti, addirittura diventando il solo responsabile della crescita della
popolazione italiana.
Legislativamente fino agli anni novanta la politica adottata dallo Stato italiano era quella delle "porte aperte"; solo a partire dalla legge Martelli (1990) vi fu un tentativo di controllare i flussi d'ingresso, oltre a costiruire una sanatoria per quelle persone che già si trovavano sul territorio italiano: venivano così regolarizzati circa 200.000 stranieri, provenienti principalmente dal Nord-africa. Sotto questo punto di vista, è importante
ricordare la legge Turco-Napolitano, la quale cercava di regolamentare ulteriormente i flussi d'ingresso, istituendo inoltre per la prima volta in Italia i centri di permanenza temporanea, per gli stranieri sottoposti a provvedimenti di espulsione. Ricerca in work progress
Sabato 25 Novembre 2023 - Luca Vitali Rosati
Immigrazione: ci sarà una fine?
L'ultima notizia del naufragio di una barca dei migranti è di qualche giorno fa. Questa volta a perdere la vita sono state ben 41 persone, tra le quali anche alcuni bambini. Non sono ancora chiare i motivi della strage avvenuta al largo delle coste libiche: la Guardia Costiera ha portato in salvo i sopravvissuti - una manciata di persone, in condizioni fisiche molto critiche.
L'imbarcazione partitono dalle coste della Tunisia, la quale resta una delle principali zone di sbarco per l'Europa. Nonostante i tanti proclami delle istituzioni, le persone continuano a morire nei nostri mari.
E' una situazione tragica, che ormai sta diventando, purtroppo, abitudine. Ci sarà una fine a queste morti?
E' una situazione tragica, che ormai sta diventando, purtroppo, abitudine. Ci sarà una fine a queste morti?
E' difficile fare previsioni, anche se una cosa rimane certa: zone di guerra vi saranno sempre, con le conseguenti partenze di persone che disperatamente cercano una vita migliore, pur lasciando la propria terra, pur di morire lungo il tragitto.
Venerdì 11 Agosto 2023 - Luca Vitali Rosati
41 migranti hanno perso la vita da Sfax a Lampedusa
Una barca con circa 50 persone, partita da Sfax in Tunisia, durante il viaggio si è capovolta forse con una mareggiata, nel canale di Sicilia.
A raccontare la tragedia sono stati i quattro sopravvissuti che la motovedetta Cp327 della guardia costiera ha traportato, al porto del luogo più vicino, a Lampedusa. Il relitto con attaccati pochi uomini è stato avvistato e sono stati salvati tre uomini e una donna.
Si presume che i morti siano 41, provenienti dalla Costa d'Avorio e dalla Guinea Konakry, paesi dove, a causa della politica, la vita è impossibile per la povertà.
Mercoledì 09 Agosto 2023 - Silvana Grippi
Frontex e le rotte mediterranee dei migranti
Il 14 settembre 2016 nacque ufficialmente la “nuova” Frontex (Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera) , che però cominciò ad
operare solo nell’Ottobre successivo (1). Questo come risposta ufficiale al crescere dei morti nel Mediterraneo. Alcune fonti (2) sostengono infatti
che i morti nel solo 2014 siano stati 3289, nel 2015: 4055 e già nel settembre 2016 si contavano oltre 5000 deceduti. La rotta più pericolosa era
(e rimane tuttora) quella che dal NordAfrica arriva in Sicila e nelle isole minori italiane.
Questa agenzia, con sede a Varsavia, può disporre di uomini e mezzi propri, ed ha l’autorità di servirsi di quelli delle nazioni della Ue, più la Norvegia e l’Islanda (che comunque avranno come vedremo un qualche ruolo anche nell’area che stiamo esaminando). Il suo ruolo, comunque, è solo ausiliario. Essa dovrebbe, è vero, “garantire una risposta concreta nelle situazioni che richiedono un'azione urgente alle frontiere esterne”,
ma specialmente negli ultimi anni, come abbiamo visto nel naufragio di Cutro, dopo una prima valutazione della situazione, essa “passa la palla” alle autorità nazionali. In teoria, è questa organizzazione che dovrebbe coordinare soccorsi e rimpatri quando sono coinvolti più paesi Ue, ma nella pratica anche in quei casi, le autorità nazionali agiscono di volta in volta “di testa loro”, a seconda delle direttive politiche del momento. Direttore esecutivo è attualmente (dal 20 dicembre 2022) il generale olandese Hans Leijtens dopo storie di malvessazioni di fondi da parte dei suoi predecessori (3).
La “strage di Lampedusa” del 2013 diede origine alla cosiddetta operazione "Mare Nostrum" da parte italiana, operazione abbandonata sia per i costi (stimati in circa 9000000 € al mese per 12 mesi), sia per gli scarsi risultati nel corso del 2014. Quindi a novembre 2014 venne iniziata -nel Mediterraneo centrale- la cosiddeta operazione “Frontex Plus”, poi denominata “Triton” e gestita inizialmente dal predecessore dell’attuale “Frontex” e successivamente dall’attuale Frontex. Partecipavano (a vario titolo) 15 paesi non tutti
membri della Ue (ossia: Islanda, Finlandia, Norvegia, Svezia, Germania, Paesi Bassi, Francia, Spagna, Portogallo, Italia, Austria, Svizzera, Romania, Polonia, Lituania e Malta), ma il comando delle operazioni navali rimaneva alle autorità italiane(4)
Lo scarso successo iniziale (solo nell’aprile 2015 si contarono 700 morti), indusse ad allargare l’area di azione oltre le iniziali 30 miglia della costa (5). Questo, insieme probabilmente ad altri fattori, ridusse il numero dei morti ai circa 3100 nel ‘17 (contro gli oltre 5000 del ‘16). (6)
Nel 2018 all'operazione "Triton" subentrò "l'operazione Themis" con nuove aree di azione (7) ma anche un raggio d'azione dalla costa più ridotto
(8). Il numero dei decessi sembrerà diminuire nel 2019, e, anche a causa delle ridotte partenze date dalla pandemia, nel 2020. Ma già nel 2021 e nel 2022 i morti tornarono ad aumentare.
Tra le principali critiche a quello che potremo definire "il sistema Frontex" c'è anche la spinosa questione dei respingimenti verso la Libia (9). E' noto infatti che le autorità libiche deportano i migranti in campi di detenzione privi di ogni rispetto per i diritti umani.
(5) https://www.repubblica.it/esteri/2015/04/24/news/dramma_profughi_fondazione_migrantes_da_vertice_ue_risposte_inadeguate_-112719299/? ref=HREC1-5
(9)https://sea-watch.org/wp-content/uploads/2021/05/Frontex-Factsheet_Airborne_Sea-Watch_May-2021.pdf
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