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Cooling poverty: morire di caldo

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In questi giorni la temperatura a Firenze ha toccato i 40 gradi, tutti noi lo abbiamo sperimentato sulla nostra... pelle, e non siamo un caso isolato: a fine giugno 2026 mezza Europa è sotto un'ondata di calore record, con temperature superiori di 9-13 gradi (altre fonti parlano di più 10-15) rispetto alle medie stagionali di Italia, Francia, Spagna, Regno Unito, Germania.

Lo confermano World Weather Attribution e la cronologia delle ondate di calore 2026 ricostruita da Wikipedia. In questa specie di inferno dantesco si sta facendo strada un termine relativamente nuovo che aiuta a capire meglio che non si tratta di suggestioni letterarie: cooling poverty, la “povertà di raffrescamento”. Ma cosa significa esattamente, e da dove arriva questa espressione?

 

Le disuguaglianze che il caldo rende visibile

La cooling poverty descrive una situazione talmente chiara, per quanto direi decisamente drammatica, da sfiorare il banale: non tutti hanno le stesse possibilità di proteggersi dal caldo. Le persone che abitano in appartamenti ben isolati (ah, il tanto deprecato 110%...), con un condizionatore efficiente e magari un parco sotto casa, soffrono il caldo in modo molto diverso da chi vive in periferia, in palazzi di cemento, senza alberi nelle immediate vicinanze, senza ombra e senza i soldi per tenere acceso l’impianto di climatizzazione tutto il giorno. La povertà di raffrescamento è, in altre parole, l’incapacità, perlopiù dovuta a fattori socioeconomici, di mantenere una temperatura sopportabile in casa e negli spazi urbani circostanti durante le ondate di calore.

 

condiziontori

 

Chi ha coniato il termine: la ricerca di Oxford

L’espressione è nata in ambito accademico, non certo giornalistico. La formulazione più rigorosa è piuttosto recente e si deve a un gruppo di ricerca internazionale guidato da Antonella Mazzone, ricercatrice associata all’Università di Oxford, in un articolo pubblicato nel settembre del 2023 sulla rivista Nature Sustainability, frutto della collaborazione tra Oxford, l’Università Ca’ Foscari di Venezia, la Fondazione CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici) e la London School of Hygiene & Tropical Medicine. Lo studio introduce il concetto di “systemic cooling poverty” (povertà sistemica da raffrescamento), costruito su cinque dimensioni che si intrecciano fra loro: il clima locale, le infrastrutture per il confort termico, la disuguaglianza sociale, la salute e le condizioni di istruzione e lavoro. Non si tratta quindi solo di poter comprare un condizionatore, ma di un intero sistema di risorse che permette o impedisce di proteggersi dal caldo.

Un caso studio molto citato è quello delle favelas di Rio de Janeiro, dove un milione e mezzo di persone, in gran parte afrodiscendenti, vivono in insediamenti informali e sono spesso costrette a usare condizionatori vecchi e inefficienti o cisterne d’acqua di fortuna, con rischi sanitari concreti come la legionella o la diffusione di zanzare portatrici di dengue.

 

Il lato economico: quanto costa stare al fresco

Esiste anche un secondo filone di studi, più vicino all’economia dell’energia, che guarda al peso della climatizzazione sui bilanci familiari. Una ricerca recente, guidata dal CMCC con la partecipazione del Joint Research Center della Commissione Europea, dell’Università di Bologna e di Ca’ Foscari, mostra che le famiglie più povere possono arrivare a spendere fino all’otto per cento del proprio budget in elettricità per il raffrescamento, contro una quota tra lo 0,2 e il 2,5 per cento delle famiglie più ricche.Gli stessi ricercatori stimano inoltre che oltre tre miliardi di persone nel mondo non abbiano oggi mezzi adeguati per difendersi dal caldo.

 

Termometro-caldo-afa-PX

 

L’Europa brucia, e chi paga il prezzo più alto

La cronaca di queste settimane racconta bene il problema. L’Organizzazione mondiale della sanità, attraverso il direttore regionale per l’Europa Hans Kluge, ha segnalato che le temperature di fine giugno stanno già mettendo a rischio vite umane, con una mortalità legata al caldo tra gli over 65 aumentata dell’85 per cento in vent’anni, e oltre 200 mila decessi in Europa negli ultimi quattro anni. In Francia, dove le temperature stanno superando di molto le medie stagionali, si discute apertamente di chi paga il conto delle ondate di calore: scuole, lavoro e bilanci pubblici sono sotto pressione (per evitare danni alle infrastrutture ferroviarie e al materiale rotabile, qualche giorno fa la circolazione ferroviaria è stata sospesa) e cresce il dibattito su come adattare il paese a un clima che potrebbe scaldarsi di altri quattro gradi entro fine secolo. Anche in Belgio i prezzi dell’elettricità sono saliti per la corsa ai condizionatori, mentre in tutta Europa si registra una crescente “energy poverty” estiva legata proprio alla domanda di fresco, come confermano sia World Weather Attribution che la cronologia delle ondate di calore citate in apertura.

In Italia, Legambiente ha lanciato la seconda edizione della campagna “Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città + fresche, città + giuste”, partita da Napoli e diretta verso Milano, Roma, Torino, Terni e Bari nelle prossime settimane. L’associazione segnala che nel 2024 la povertà energetica ha raggiunto il record del 9,1 per cento delle famiglie italiane (2,4 milioni), concentrata soprattutto nel Mezzogiorno, e che secondo l’Imperial College London l’Italia è il paese europeo più colpito dal caldo estremo, con 4.597 vittime nel solo 2025.

 

Una ricerca giovane, ma con basi solide

In conclusione: cooling poverty non è uno slogan da campagna estiva; la sua genesi, supportata da ricerche nate in ambito universitario, alla confluenza tra sociologia ambientale, geografia urbana ed economia dell’energia, ha un significato preciso: l’allarme climatico non ha una faccia standard e identica per tutti ma si modella, ancora una volta, sulle disuguaglianze e l’ingiustizia sociale. Il fatto che in questi giorni il tema venga ripreso sia dalla stampa generalista sia da realtà come Legambiente ci fa capire che è sempre più urgente dare il nome adeguato, e le auspicate conseguenti azioni politiche, a una crisi strutturale che il termometro, da solo, non riesce certo a raccontare.

 

Le nostre fonti (per approfondire):

 

- World Weather Attribution, “Fossil fuel emissions have rapidly worsened European heatwaves in just a few decades”, giugno 2026: https://www.worldweatherattribution.org/fossil-fuel-emissions-have-rapidly-worsened-european-heatwaves-in-just-a-few-decades/

- Wikipedia, “2026 European heatwaves” (cronologia ondate di calore in Europa): https://en.wikipedia.org/wiki/2026_European_heatwaves

- A. Mazzone et al., “Understanding systemic cooling poverty”, Nature Sustainability, 25 settembre 2023. L’articolo originale è a pagamento, una sintesi è consultabile su Phys.org: https://phys.org/news/2023-09-cooling-poverty-facet-deprivation-emerging.html

- CMCC, “Systemic cooling poverty: a new facet of deprivation emerging in a warming planet”, settembre 2023: https://www.cmcc.it/article/systemic-cooling-poverty-a-new-facet-of-deprivation-emerging-in-a-warming-planet

- Università Ca’ Foscari Venezia, “Clima e povertà, emerge la ‘systemic cooling poverty’” (sintesi in italiano dello studio Nature Sustainability): https://www.unive.it/pag/14024/?tx_news_pi1%5Bnews%5D=15016&cHash=e2f78e31723b8a1199666c1bc8bc3ab8

- Oxford Martin School, “Understanding cooling poverty from the margins” (caso di Rio de Janeiro): https://www.oxfordmartin.ox.ac.uk/publications/understanding-cooling-poverty-from-the-margins

- CMCC, “Cooling poverty: the hidden cost of air conditioning in a warming world”, 2025 (dati su spesa energetica famiglie povere/ricche): https://www.cmcc.it/article/cooling-poverty

- MeteoWeb, “Oltre 3 miliardi di persone non possono difendersi dal caldo: studio svela i fattori determinanti”, maggio 2026: https://www.meteoweb.eu/2026/05/oltre-3-miliardi-di-persone-non-possono-difendersi-dal-caldo-studio-svela-i-fattori-determinanti/1001936511/

- Radio Onda d’Urto / newsletter, “Cooling poverty: il caldo non è uguale per tutti”, 23 giugno 2026 (con dati OMS – Hans Kluge): https://newsletter.radiondadurto.org/p/cooling-poverty-il-caldo-non-e-uguale

- ANSA, “Cambiamenti climatici, flash mob a Napoli sull’emergenza periferie”, 23 giugno 2026: https://www.ansa.it/campania/notizie/2026/06/23/cambiamenti-climatici-flash-mob-a-napoli-sullemergenza-periferie_3d062cb4-e0b5-472d-817a-28405a7fabc7.html

- La Nuova Ecologia (Legambiente), “Caldo, tra maggio e giugno già 21 bollettini di allerta massima”, giugno 2026 (campagna “Che caldo che fa!”): https://www.lanuovaecologia.it/caldo-record-cooling-poverty-che-caldo-che-fa-legambiente/

- Associated Medias, “Francia, il caldo ferma i treni: cancellazioni e allarmi sulla rete ferroviaria”, 21 giugno 2026, https://associatedmedias.com/francia-il-caldo-ferma-i-treni-cancellazioni-e-allarme-sulla-rete-ferroviaria/

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 06 Luglio 2026 10:58 )  

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