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Middle East Now

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Dal 12 al 16 aprile a Firenze si terrà uno speciale festival cinematografico, che mostrerà più di 30 lavori, tra film, documentari, e mostre fotografiche che ritraggono la vita e la rivoluzione nel Medio Oriente contemporaneo. Gli organizzatori si dicono soddisfatti dell’attenzione ricevuta dal momento che questo è il terzo anniversario. Registi, attori e sceneggiatori saranno presenti alle prime e alle anteprime, diversamente dalle regolari proiezioni, cosa che crea una vicinanza tra artisti e pubblico. Molti giovani si sono offerti come volontari per collaborare alla realizzazione del festival e per sensibilizzare il grande pubblico e gli studenti, anche attraverso i social network come Facebook.
Il titolo “Middle East Now “mette in luce l’importanza della rivoluzione che si sta svolgendo in Medio Oriente e fa dell’informazione in quanto molta gente è all’oscuro della situazione nel vicino Oriente. Per questo il festival è legato ad una serie di altri eventi quali mostre,  proiezioni di film in anteprima mondiale e molti altri.
Anche l’Istituto Stensen di Viale Don Minzoni è coinvolto nella sua realizzazione, promuovendo idee e dibattiti sugli stessi temi della rassegna cinematografica.
Il festival dà spazio a forme d’espressione eterogenee includendo cartoni e fotografie, per creare un evento dinamico che possa attrarre un pubblico di tutte le età. Ha già suscitato molta curiosità e la gente sembra essere ansiosa di vedere i lavori proposti. I film mettono in evidenza le somiglianze e le differenze nel modo di vivere in Medio Oriente e nel resto del mondo, concentrandosi sulla gente comune e la loro vita quotidiana. Inoltre questo aiuta il pubblico a immedesimarsi nelle vicende raccontate e a comprendere le ragioni del comportamento dei personaggi. Gli autori dei lavori presentati hanno molto a cuore il fatto di riuscire a trasmettere un messaggio dal momento che molti di loro hanno vissuto in quei territori ,come Pakistan e Iran, in prima persona.
L’ambasciatore per l’Iran ha collaborato con gli organizzatori del festival. Ha vissuto in Medio Oriente per anni ed è stata testimone delle condizioni di vita nell’area, scrivendo molti libri sul tema. Al festival presenterà la proiezione di Haneen, la storia di un uomo che, pur avendo notevoli problemi economici, si dedica alla costruzione e al mantenimento di un orfanotrofio.
The Reluctant Revolutionary è ambientato nello Yemen, uno dei paesi più armati al mondo, in cui a soli 20.000 abitanti corrispondono 60.000 armi. La storia tratta di una guida turistica che perde il suo lavoro a causa della rivoluzione. L’uomo non vuole partecipare alla rivoluzione perchè non ama la violenza, ma infine vi sarà costretto dagli eventi. Vince la sua riluttanza quando scopre che la ribellione è assolutamente pacifica e i ribelli non fanno uso di armi. Il film vuole enfatizzare il concetto che non tutte le rivoluzioni sono brutali e violente.
Beirut Hotel è la storia d’amore tra un uomo d’affari francese e una donna libanese. Alcune parti del film sono state censurate in patria poiché contenevano forti critiche politiche.
Del documentarista iraniano Mehrdad Oskouei verrà proiettato The other Side of Burka, storia di una giovane che vuole tentare il suicidio. Il documentario mostra la vita su Qeshm, piccola isola iraniana dove regna la povertà e l’unica fonte di sostentamento è la pesca. A causa delle superstizioni religiose le donne non possono partecipare a questa o ad altre attività per sfamare la famiglia e ciò causa in loro un forte senso di alienazione. I figli di queste famiglie in risposta al forte disagio spesso si danno alla criminalità e alle droghe.
Felicity Land si distingue fortemente dagli altri film: racconta la fine di un matrimonio tra due borghesi benestanti e molto influenti. Il regista Maziar Miri vuole porre all’attenzione del pubblico la crisi della classe media.
The Boy Mir racconta di un ragazzo afghano da quando compie 8 anni fino ai suoi 18. Il protagonista vive in prima persona i cambiamenti portati dalla guerra e dalla rivoluzione.
Listen è una mostra fotografica di Newsha Tavakolian: l’artista ha dedicato il suo lavoro alle cantanti iraniane. Nel paese, a causa del fondamentalismo religioso, le donne non possono cantare in pubblico, ma solo in privato o di fronte ad altre donne. La Tavakolian ha creato 6 copertine per dei loro immaginari CD, dato che è proibito per loro produrre e vendere musica. E’ un simbolo dei limiti imposti alle cantanti, come anche i video presentati alla mostra, in cui vediamo le donne cantare ma la registrazione è muta. Una delle cantanti è poi diventata fotoreporter.
Durante il festival verranno proiettati anche alcuni cartoons di contenuto satirico e anti-dittatoriale, come Wikisham del libanese Khormaloo of Farshid Shafie, morto suicida nel 2004. Il contenuto satirico è forte e l’autore ci mostra l’incapacità dei governanti a gestire il proprio popolo in rivolta: il capo di stato Assad, resosi conto della rivoluzione, telefona agli altri presidenti dei paesi mediorentali chiedendo disperatamente consiglio su come gestire la situazione.
In conclusione, verranno organizzate due tavole rotonde con importanti giornalisti ed esperti in questioni mediorientali. Gli incontri si svolgeranno nel fine settimana.
articolo originale: http://www.deapress.com/spettacolo/film-middleeastnow-press-conference (traduzione di Tamara Dubravec e Francesca Cocchi)

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 24 Aprile 2012 13:49 )  

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