Si apre a Firenze la rassegna «Cinema!», un viaggio tra diverse culture con storie e problemi che raramente troviamo raccontati nelle proiezioni di tutti i giorni; spiccano fra tutti la violenza dell'Egitto di 'Omicidio al Cairo' e la tensione della Corea raccontata in 'Il prigioniero coreano'.
L'appuntamento è al Cinema Stensen (viale don Minzoni 25) e al Teatro Verdi (via Ghibellina 101) da martedì 23 gennaio al 26 febbraio con 6 imperdibili film in anteprima nazionale (dopo il passaggio ai Festival), promossi da Fondazione Stensen e Stefano Stefani in collaborazione con Teatro Verdi.
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La rassegna si apre martedì 23 gennaio alle 21 al Teatro Verdi con ‘Omicidio al Cairo’ (The Nile Hilton Incident) di Tarik Saleh, regista svedese di origine egiziana.
Un affresco politico e sociale di una megalopoli alla vigilia della rivoluzione di Piazza Tahrir raccontato attraverso l'assassinio di una giovane cantante, ispirato a una storia vera: quella di Suzanne Tamim, celebre cantante libanese uccisa a Dubai nel luglio 2008. Per avere giustizia, sarà necessario scontrarsi con la corruzione e l'autoritarismo dell'Egitto dei giorni precedenti alla celebre Primavera Araba.
La programmazione della pellicola - vincitrice del Gran premio della Giuria Sundance Film Festival - è oggi impedita dalle autorità egiziane.
Per il secondo film ci spostiamo al Cinema Stensen (con tre appuntamenti il 29 gennaio): è “Marlina, omicida in quattro atti” di Mouly Surya, una sorta di western - al femminile - ambientato nell’arida isola indonesiana di Sumba.
Di cosa è capace una donna quando la brutalità dell’universo maschile si presenta alla sua porta? Ce lo mostra Marlina che, in un angolo del mondo dove vige ancora la legge del più forte e la condizione della donna è oppressa dal patriarcato, riesce ad abbandonare il ruolo della vittima.
Il film, presentato alla Quinzaine des Réalisateurs dell’ultimo Festival di Cannes è stato premiato a dicembre con il Mercurius Prize al Noir in Festival.
In programma anche ‘The woman who left’ di Lav Diaz (6 febbraio al Verdi), Leone d’oro Festival di Venezia. Una storia ispirata a Tolstoj, con al centro una figura femminile generosa e paziente, che esce dal carcere dopo un’ingiusta detenzione e va alla ricerca della sua memoria e della sua vita sospesa.
E poi ‘La camera azzurra’ (12 febbraio allo Stensen), adattamento cinematografico del grande classico dello scrittore giallista Simenon. Un uomo e una donna, l’amore nel segreto di una stanza. Dopo la passione, lui viene arrestato e, di fronte alle domande della polizia e del giudice, cerca le parole. Cosa è accaduto? Di quale crimine è accusato?
Presente anche l'arte con ‘Egon Schiele’ di Dieter Berner (il 20 febbraio al Verdi), racconto della vita e delle opere del grande artista austriaco che, morto prematuramente a 28 anni, ha lasciato dietro di sé una nuova iconografia femminile e un contributo fondamentale all’espressionismo.
Grande attesa per l’ultimo film della rassegna (26 febbraio allo Stensen) ‘Il prigioniero coreano’ di Kim Ki Duk, un film politico che racconta un Paese diviso dalla guerra e dalle frontiere, critica le ideologie delle due Coree e mostra, come lo stesso regista ha spiegato, “quanto siamo sacrificati dalla divisione in due della penisola coreana, e come questa divisione crei soltanto una infinita tristezza”. Il film narra le vicende di un povero pescatore che sconfina involontariamente dalla Corea del nord a quella del sud: nulla sarà più come prima.
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Per informazioni: www.teatroverdionline.it - www.stensen.org
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