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Un ricordo personale su Letizia Battaglia…

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Un ricordo personale su Letizia Battaglia…

 

La conobbi a metà degli anni 90’, fino ad allora la conoscevo ( non molto a dire la verità) di fama. L’occasione la ebbi per uno dei tanti incroci che la vita ci riserva, incroci che ti segnano e ti fanno anche cambiare. In quel periodo ero sentimentalmente legato ad una delle figlie di Giovanni Senzani, famiglia a cui sono ancora legato aldilà delle vicende personali e del percorso politico mio e di Giovanni. Era il periodo in cui Letizia aveva conosciuto Giovanni in carcere dopo essere riuscita da avere un colloquio, e da lì nacque il progetto credo della casa Editrice Della Battaglia. La sede fu trovata a Firenze perché la famiglia di Giovanni abitava lì , e grazie all’interessamento di Silvana Grippi (reporter anche lei e una delle anime intellettuali e artistiche della città) che mise a disposizione un locale, l’avventura della casa editrice poté iniziare il suo breve ma intenso cammino. Tante pubblicazioni, testi sulla società, autori internazionali, teatro, saggi politici e sociali e su autori (Pasolini su tutti) che hanno segnato la storia ; collane curate oltre che da Giovanni Senzani da personaggi del panorama intellettuale e artistico...un’esperienza che troppo presto ha dovuto cedere alle “regole del mercato”.

Letizia la conobbi qualche tempo dopo la messa in opera del progetto, a Palermo,durante una visita che facemmo io e Francesca Senzani. Mi trovai di fronte ad un turbine incontrollabile, una schiettezza a volte anche irritante ma vera, un approccio alla realtà senza filtri o comprensioni stucchevoli di un mondo, quello palermitano, quello siciliano, per me ancora sconosciuto; visto e riprodotto dalle sue opere fotografiche e dai pochi “pizzini” scritti subito dopo e magari buttati. Conobbi anche sua figlia , anche lei grande fotografa di fama mondiale .Ci coinvolse, nel nostro soggiorno a casa sua, in un tour che doveva fare per documentare, con anche un approccio “antropologico”, alcune usanze e feste dell’entroterra palermitano con al collo una vecchia macchina fotografica sporca e ammaccata ( ma come ? La grande fotografa parte per un reportage con solo una macchinetta e in più tutta ammaccata?) . Partimmo con un vecchia Panda, guidata da un tipo ex- detenuto , “soldato” di una delle tante famiglie mafiose che Letizia aveva preso in affidamento dopo il periodo che lui aveva trascorso in carcere. Letizia e la mafia . Le foto da copertina . L’umanità di
lei. Non saprei come definire il suo rapporto con il tipo di cui non mi ricordo il nome. Lei autoritaria” con lui, dolcemente autoritaria, lui le portava un rispetto che a volte sfiorava la sudditanza emotiva; insieme non li poteva fermare nessuno.

Arrivavamo in questi paesi con tempi stretti ( mi ricordo la festa di S. Giuseppe…?) lei entrava nelle case, parlava con la gente , fotografava , commentava a voce alta anche cosa non gli tornava...e noi dietro come una corte all’inseguimento di una regina troppo presa dalla situazione. Ci invitavano a pranzo e noi , di corsa ci si abbuffava con ancora il cibo in bocca perché lei aveva trovato un altro soggetto , un altra storia da fermare in uno scatto. Uno spasso. Un momento di vero reportage fotografico, umano , sfacciato ; lei l’antitesi della donna siciliana che rompe gli schemi anche del dolore quello stereotipato anche dalla mafia e la sua malsana liturgia . E io ho avuto la fortuna e l’onore di conoscerla.

Grazie Letizia.

 

foto Letizia Battaglia  Occupazione della Cattedrale da parte dei senzatetto, Palermo 1973.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 7 persone e persone in piedi

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 14 Aprile 2022 17:24 )  

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