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Vita da Freelance

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Vita da Freelance

di Sergio Bologna e Dario Banfi

Questo nuovo libro scritto da due autori di due generazioni diverse, ci aiuta a scoprire che le cose stanno cambiando anche nell'universo del lavoro indipendente post-fordista. Il tipico individualismo del lavoratore indipendente, chiuso nella sua casa-ufficio e collegato al mondo solo per via remota, sembra iniziare un cambiamento con una nuova spinta all'associazionismo della community.

Gli autori seguono gli sviluppi delle associazioni che crescono nelle maggiori capitali economiche: da Londra a New York a Milano, con differenze ma moltissimi punti in comune.

Decine se non centinaia sono i siti dedicati o gestiti dai professionisti indipendenti (dagli autori detti “ai pi” o “solo workers”) e si concentrano soprattutto in Nord America dove il lavoro intellettuale esercitato in modo indipendente ha dato un’impronta più totalizzante al già spiccato individualismo.

Ben presto però affiorano varie difficoltà e la “domestication del lavoro indipendente comincia a mostrare la corda”. Nonostante il forte individualismo spingesse a pensare di poter risolvere i problemi soltanto con le capacità personali, si assiste ora ad un ritorno all’aggregazione. Questo non solo perché la socialità è un bisogno insopprimibile e molti sentivano la mancanza di contatto umano lavorando da casa e collegandosi solo attraverso la rete, ma anche per assicurarsi una maggiore produttività e presto anche per una più solida sicurezza economico-sociale.

Si assiste quindi alla nascita di realtà di co-working come Thecube a Londra che rappresentano una rottura tra casa e ufficio richiamando quella tradizione bohémienne di inizio Novecento in cui artisti e letterari lavoravano in proprio ma ritrovandosi in luoghi di aggregazione, come i famosi caffè, e sviluppavano linee comuni.

Nella “povera ma sexy” capitale tedesca è nata la definizione di “digitale Boheme” e vi ha sede il sindacato dei servizi Ver.di. che sin dall’inizio si è posto il problema di organizzare gli indipendenti. La condizione di lavoratore indipendente è infatti precaria e si ritrova spesso sbattuto tra gli imprenditori e i lavoratori subordinati, rischiando di non essere tutelato sufficientemente. Difatti secondo le stime del sindacato tedesco sono 2 milioni le persone che rischiano l’indigenza in vecchiaia perché lavorano come indipendenti.

Il problema si presenta su scala globale, con le differenze dovute alle diverse economie, e ogni città sta rispondendo autonomamente ma anche cercando rapporti con le varie realtà, come sta provando a fare Londra a livello europeo. Da Londra è nato infatti l’European Forum of Independent Professionals che mette in contatto gli indipendenti a livello europeo proponendo un coordinamento. Del forum fa parte anche l’associazione Acra di Milano che porta avanti parallelamente una lettura critica del capitalismo intellettuale, la necessità di aggregare e la volontà di rispondere alle esigenze di mutualismo e servizio, con ferme battaglie sui temi sociali (sistema pensionistico e assistenza) che riguardano tutte le realtà “ai pi”.

Sorprendente è questa sussistenza di un sentire comune e di un’omogeneità di statuti di cittadinanza nei diversi paesi, ma la situazione ci fa capire due cose. Da una parte c’è il segnale incoraggiante che mostra come si possano formare linguaggi e pensieri comuni a presupposto della possibile nascita di un movimento; dall’altra la gravità del constatare che tutte le élite dirigenti non si sono accorte o hanno ignorato il nuovo fronte del lavoro, mostrando quanto sia distante il loro rapporto con la società reale e il mondo del lavoro.

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 21 Febbraio 2017 12:06 )  

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