MY ESCORT
"CANZONI IN RITARDO"

Devo dire il vero. Dopo il primo ascolto, la maggior parte dei brani contenuti in questo nuovo disco (o forse dovrei dire primo disco) dei My Escort diventano singoli conosciuti e largamente digeriti, ma soprattuto diventano riconoscibili di una propria personalità e in alcuni casi come per il singolo “Riflessi” ti viene da dire: “ma io questo pezzo già l’ho sentito”. Il pop rock della band vicentina è ricchissimo di melodie orecchiabili e molto molto incisive, a volte sembrano ruffiane con pillole di passaggi testuali in inglese (come nella funcheggiante “Privè”) o addirittura spagnoleggianti come in “Riflessi” appunto. E che dire della bellissima “Qualcosa che non c’è” dove la scrittura ci regala una struttura assai particolare dove l’arrangiamento soul dei fiati è il cuore portante di tutto. Probabilmente il momento "minore" per me è quando suona "L'equilibrio" di cui in rete troviamo un gran bel video: forse il momento più digitale e plastificato di tutto l'ascolto che personalmente speravo di non trovare. Elettronica usata ma sempre al servizio della scrittura pop quando invece forse avrei preferito trasgressioni più sfacciate nello stile come nella forma dimostrando ulteriormente una maggiore capacità di usare le armi a propria disposizione. Come accaduto (anche se timidamente) nella successiva "Rimando ad aspettare" dove l'elettronica davvero di gusto cesella angoli e rifiniture, sembra poggiarsi in disparte da tutta la festa e proprio da quel punto di vista sa come fare la differenza. Bellissime ad esempio le voci di background che diventano una chiave vincente nella riconoscibilità del brano. E poi ci sono liriche come “Un posto per noi” che mi rimandano ai Rio di Fabio Mora e non riesco proprio a staccarmi da questa idea ora…ho finalmente trovato la vera dimensione di questo lavoro. “Canzoni in ritardo” ha mille facce che si nascondono, vengono fuori con arte che sanno come fare colpo, facce che svendono a poco impressioni commerciali che servono per dare al pubblico qualcosa non solo di riconoscibile ma anche di “bello” (in un senso popolare del termine)...e poi facce che nascondono tantissimi altri dettagli e preziose soluzioni che forse non arriveranno mai all'ascolto di chi non ha un gusto raffinato. Alla fin della fiera ognuna di queste facce contribuisce a restituire un full lenght di grandissimo pop italiano che viaggia (purtroppo o per fortuna) nel sottobosco italiano, acclamato e potente quanto più può permettersi nei riscontri ma sempre lontano dalle lobby di potere del grande fratello musicale. Esattamente come un disco dei Rio che, come in questo caso, è capace di sfornare un’intera tracklist di singoli di sicuro impatto e di (ovvio) fascino ma che in fondo raramente vedremo passare in tv o in radio nonostante abbiano video di centinaia di migliaia di click. E come sempre ad oggi vince il mercato della musica liquida contro la manodopera artigianale di chi, come i My Escort, fanno musica prima per se stessi e poi per le copertine dei giornali.