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Attacco alla libera informazione

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Il 31 Agosto 2011 Città del Messico è stata testimone di un doppio omicidio: quello delle due croniste Ana María Marcela Yarce Viveros e Rocío González Trápaga.

La Yarce è stata fondatrice del settimanale "Contralinea", dedito alle inchieste legate alla corruzione; la Trapaga è stata reporter per l’emittente "Televisa".

Tra la notte del 31 Agosto e la mattina del 1 Settembre le due giornaliste sono state uccise brutalmente, entrambe morte per asfissia. I due corpi sono stati ritrovati nel parco di Iztapalapa, quartiere di Città del Messico, completamente nudi con mani e piedi legati ed evidenti segni di violenza su tutto il corpo. Gli amici sostengono che le donne fossero amiche da molto tempo e che prima di sparire si fossero date appuntamento per un caffè. Le autorità, dati i tanti casi di femminicidio nel paese,  hanno sostenuto il legame tra l'aggressione e ragioni di genere ma le associazioni dei giornalisti si oppongono con forza a questa versione dei fatti e ritengono che il massacro delle donne sia stato un attacco diretto alla libertà di stampa.

Nel Settembre 2012 una sentenza ha giudicato colpevole Lázaro Hernández Ángeles con una pena a 109 anni per aver assassinato le due croniste, mentre l'altro imputato Quinones Emmert è tutt'oggi sotto processo. Angeles ha dichiarato di esser stato invitato da Quinones Emmert a partecipare ad un affare in cui avrebbe potuto guadagnare un ingente somma di denaro. La giornalista Yarce Viveros, socia di un Ufficio cambi dell'Aeroporto Internazionale Benito Juárez,  conobbe Emmert  che le propose di cambiare un milione di pesos in dollari ad un prezzo maggiore di quello di mercato in cambio di una ricompensa. Il giorno dell’omicidio Angeles vide Emmert che arrivò all'incontro al parco insieme alle due croniste. Le donne la notte furono misteriosamente uccise.

La vicenda potrebbe essere un segnale della forte presenza dei narcotrafficanti in Messico, paese nelle mani della criminalità, definito addirittura “narcostato”: il Messico è considerato il paese più pericoloso al mondo per i giornalisti secondo la Commissione nazionale per i diritti umani del Messico (Comisión Nacional de los Derechos Humanos) e 'Reporter Senza Frontiere'. I blog anonimi, a causa della neutralizzazione dei media tradizionali, sono gli unici organi che informano circa le vicende legate alla guerra della droga. Tra il 2010 e il 2012 sono stati assassinati 82 giornalisti nel paese e la maggior parte non ha ancora avuto giustizia; diversi organismi nazionali e internazionali di difesa dei diritti umani hanno condannato le frequenti aggressioni contro i giornalisti in Messico e la mancanza di sentenze contro chi commette gli attacchi. 

Ci si augura che tanto sacrificio serva da stimolo per una maggiore tutela della libera informazione.

Sofia Schiavone

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 07 Aprile 2013 00:29 )  

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