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SE IL TEMPO NON AVESSE RISPOSTE. MAURIZIO SPACCAZOCCHI 2

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Di seguito la seconda parte dell'intervista a Maurizio Spaccazocchi.

E i bambini ai tempi dello smart come interagiscono con la musica?

Hanno trovato, un buon “trastullo” che più di altri, li sta imprigionando nella mentalità musicale negativa che sto criticando. Nota bene però che qui il problema non è dato dalla cultura digitale-musicale, ma dagli usi che essa offre alla nuove generazioni. Infatti non ho nulla in contrario a pensare al digitale come ottimo mezzo per valorizzare le quotidiane musicalità comuni a tutti gli esseri umani. Il problema quindi non è il mezzo in quanto tale ma gli usi e gli ab-usi che quasi sempre vengono indotti, illudendo ad artefici, di un antico atto di magia, i nostri “cuccioli” digitali.  

Quale è la tua percezione quando entri in un ambiente in cui darai vita ad uno dei tuoi seminari?

Intanto è il timore di dover far male a quanti sono stati “segnati” da questa incombente cultura musicale. Poi, a poco a poco, quando comprendono che loro e i loro cari possono dar vita a esternalizzazioni di musicalità vive, reali, personalizzate, iniziano a sorridere e liberare le loro primigenie condotte musicali.

I cosiddetti giovani sentono forte l'importanza di una didattica musicale?

Non credo che loro possano sentire l’importanza di una didattica musicale, anche perchél’idea tradizionale della musica, per loro, è cosa da non incontrare mai.

Come puoi ben comprendere, è molto difficile far capire, a chi è stato “de-formato”, che ha bisogno di “ri-formarsi” in altro modo, anche se questo modo è più idoneo alla sua esistenza. E questa grave “de-formazione” l’ha procura la cultura ufficiale, la scuola e la società, sulla base di “metri” che ben poco hanno preso in considerazione la persona come entità vitale, perché ciò che serve alle istituzioni è il soggetto socializzato, più possibile e prima possibile.

Ognuno di noi è quello che ha ricevuto e, quindi, sarà molto difficile invitare ogni persona a recuperare se stessa, poiché crede che se stessa è già quello che è adesso..

E i conservatori, dove tu hai insegnato, secondo te sono rimasti al palo delle moderne didattiche?

Vedi siamo sempre sullo stesso tema: anche una moderna didattica può essere una errata didattica, finché non comprende che davanti a sé ha un essere umano e non un soggetto da istruire secondo la sua metodologia più o meno “lontana” dall’uomo e dalla vita.

Non ho alcun problema a dire che tutte le metodologie vecchie o moderne, metodologie italiane, europee, mondiali, fin quando resteranno all’interno del loro gioco teorico-prassico, analogico o digitale, non possono assolutamente essere utili alla comunità dei viventi, poiché questi non possono essere programmati su modelli operativi precedentemente confezionati sulle regole scientifiche di quello che viene definito con la parola Metodo.

Un’altra considerazione la debbo assolutamente fare, ed è questa: Non ho nulla in contrario sulle scelte personali che ognuno di noi può fare nella vita, trasgredendo o rispettando la sua natura musicale primaria. Ma credo che debba essere ben chiaro questo principio: se più di un secolo fa il magnifico violinista Niccolò Paganini avesse preteso che tutte le educazioni musicali del mondo seguissero la sua identica metodologia d’apprendimento del violino, sarebbe stato altrettanto disumano quanto oggi lo sarebbe il grande velocista Usain Bolt, se pretendesse che ogni giovane sportivo debba allenarsi come lui ha fatto. Non si può confondere il faticoso lavoro de-formante fatto da un grande concertista con una educazione socializzante alla musica. Se esiste il diritto di essere grandi artisti non può negarsi, in uno stato democratico, il diritto di tutti di cantare, di suonare, di ascoltare, di danzare, di interpretare, di comunicare attraverso tutte le dotazioni primarie dell’Homo Musicus inteso come homo movens, audiens, loquens, cantans, sonans, videns e sapiens. Tutti questi homosono chiari indirizzi di umana musicalità, che ogni persona può e deve sviluppare in rapporto ai suoi bisogni vitali, in rapporto al suo diritto di essere entità emo-fono-musicale; quindi al di fuori di metodologie statiche, e quindi dentro a relazioni di umane e aperte musicalità.

Mi racconti il tuo progetto editoriale con la Progetti sonori?

Forse, e l’avrai già capito, con l’editrice Progetti Sonori ho avuto ed ho ancora un rapporto stretto sulla base delle mie, come direbbe Jerome Bruner, credenze musicali giustificate. Le mie proposte editoriali come quelle della Progetti Sonori si avvalgono di questa forte credenza giustificata (bada ben non ho usato la parola metodologia). E così si va avanti, come ad esempio in questi giorni, che ho pubblicato con questa nota editrice Musica e gioco spontaneo nella scuola d’infanzia mirato a sviluppare le musicalità spontanee nei più piccoli, ma anche per far entrare gli educatori di base a modalità educativo-formative rispettare delle loro doti musicali naturali; e fra poco uscirà un altro lavoro dal titolo Educazioni Narranti mirato a rivalorizzare l’atto della narrazione in tutte le discipline, compresa naturalmente la musica. Una pubblicazione nata per merito del lavoro che svolgo con l’amico Andrea Iovino presidente della Bimed, ovvero la Biennale delle Arti e delle Scienze del Mediterraneo di Pellezzano-Salerno.

Cosa è cambiato dai tempi del Dizionario dell'educatore musicale?

È certamente cambiato molto dal momento che molti anni sono trascorsi, ma debbo dire la verità, anche lì era già presente un primo tentativo di trattare le voci musicali del dizionario in forma molto più umana. Tanto è vero che quando lo proposi alla Ricordi che poi lo pubblicò, ebbi un grande dubbio dopo aver ricevuto la telefonata del noto musicologo Riccardo Allorto che mi fece una lunga serie di complimenti. E io, tra me e me, pensai: Ma se questo mio testo è osannato da questo grande colto e tradizionale studioso di musica, sta a vedere che ho sbagliato a scriverlo!  

C'è speranza che l'Italia si ritrovi un giorno a pensare che la crescita educativa parte dal basso e dal rapporto con i suoni?

Come ti ho già confermato in queste mie risposte, la crescita educativa che tu indichi con l’espressione dal basso, certo che può ampliarsi, certo che può arricchirsi… ma solo se d’ora in poi tutte le istituzioni e tutti i centri educativi in musica avranno il coraggio e la forza di definirla come la più vera, più alta e democratica educazione con e alla musica per l’uomo.

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