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SE IL TEMPO NON AVESSE RISPOSTE. RAFFAELE GIANNETTI

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Raffaele Giannetti è un intellettuale. Docente per tanti anni presso il Liceo "Poliziano" di Motepulciano è da poco andato in pensione. La sua attività di didatta si è sempre coniugata con l'idea di cultura. La sua laurea in lettere antiche con indirizzo archeologico è certamente rappresentativa del percorso affrontato da Giannetti. L'interesse quindi per le lingue antiche lo ha portato a realizzare alcuni interventi in convegni internazionali e pubblicazioni molto apprezzate nell'ambito scientifico. Un esempio è la riscoperta di un poemetto latino inedito che è stato poi frutto di una pubblicazione dal titolo Rubri apud Politianos vini confectio edito dall'Editrice Donchisciotte nel 1993. Nel 2001 traduce, assieme a Sabrina Pirri, per Frassinelli Una vita immaginaria di David Maulof. Molte le pubblicazioni, le collaborazioni e gli interessi. Nel corso di questa conversazione a distanza, come tutte quelle realizzate in questo periodo, la novità si ritrova proprio nella coerenza del discorrere di Giannetti dove nulla è casuale. Sarà cura di chi leggerà comprendere la complessa e rara figura dell'intellettuale Raffaele Giannetti.

Cosa rappresenta per me la poesia
Ebbene, il mio rapporto con la poesia è stato travagliatissimo, nel senso che io stesso ho sempre creduto di essere un amante della prosa. Ma non è difficile scoprire che, talvolta, noi siamo i meno indicati per vedere, capire, conoscere noi stessi, insomma. L’amore per la musica nasce poi da quello del verso poetico e così ho cominciato a studiare i rudimenti dell’armonia musicale. Affascinante, per quanto io sia a un livello che oserei dire primitivo. Ne farei una materia obbligatoria nelle scuole (armonia e composizione, intendo). La poesia, dunque, è per me essenzialmente un codice particolare, un modo singolare di percepire la realtà. Insisterei molto sul verbo «percepire». Non credo che la poesia possa essere un sistema espressivo se prima non lo è percettivo. Le regole aiutano e non possono essere ignorate, ma non ci portano troppo lontano. Io sono rimasto a un livello di gioco, che forse è il più redditizio rispetto alla decifrazione del codice di cui ti dicevo.
 
La musicalità di un verso
Come vedi, la risposta dipende dalla precedente. La musicalità di un verso non può esistere in quanto tale, come un valore assoluto, ma deve essere considerata alla luce del senso che vuole veicolare. So che questo è un pensiero antico, ma non riuscirei a trovarne uno migliore. Dunque, assai sinteticamente: la musicalità è coerenza (come la poesia del resto).
 
La musica contemporanea
Per quanto io sia un amante della musica elisabettiana e il mio idolo sia John Dowland – io sono un maldestro suonatore di flauto dolce –, devo riconoscere che la musica contemporanea esprime molto bene – e molto meglio di quella romantica – le mie esigenze di severità, razionalità e sintesi. Insomma, come dice Montale, Eliot esprime in un verso, e meglio, quello che un poeta romantico non riesce a dire in 1000! Certo è che la mia favoletta – In ascolto di un Re –, che nasceva proprio da un gioco e che voleva continuare ad esserlo, ha trovato nelle asciutte e grintose armonie di Taglietti gran parte del suo fascino. Oltre al fatto che il mio mondo, e quello della favola, aveva perduto il suo re, il suo Re, la sua nota fondamentale, e quindi non era affatto consonante, Taglietti è riuscito a portarla in luogo fantastico come nessun altro avrebbe potuto essere. Immagina per un momento di mettere sopra alle mie filastrocche una musica «datata»! Terribile! Io credo che Detlev abbia pensato a questo che ti sto raccontando quando ha deciso di commissionarmi l’«operina tascabile».
 
Come vedrebbe il mondo Calvino
Innanzitutto Calvino «vedrebbe» il mondo. Non è solo una battuta, ma Calvino ha visto – penso a Palomar – il mondo, non lo ha sentito (se non con l’olfatto). E proprio in Palomar c’è una riflessione che mi ha sempre turbato e che, come i grandi spesso ripetono, conferma che la storia, come più o meno disse Montale in Satura, «non è magistra di nulla che ci riguardi»: «La soluzione di continuità tra le generazioni dipende dall’impossibilità di trasmettere l’esperienza, di far evitare agli altri gli errori già commessi da noi. La vera distanza tra due generazioni è data dagli elementi che esse hanno in comune e che obbligano alla ripetizione ciclica delle stesse esperienze come nei comportamenti delle specie animali trasmessi come eredità biologica». È dura da mandar giù. Ma basta leggere il capitolo XXVIII dei Promessi sposi per capire che Calvino ha detto una cosa giusta.
 
Cantiere d’Arte
Il Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, che è stato il luogo in cui ci siamo incontrati, è stato una sorta di giardino delle delizie. Che cosa volere di più, per vivere immersi nella musica e nella letteratura? E soprattutto vivere tali esperienze senza il disturbo della «scuola», che io dovevo sentire in particolare modo, essendo un insegnante del liceo locale, che rende spesso aliene le più belle esperienze, che codifica incessantemente, che pretende risposte.
 
Affetti formativi
Senza dubbio la presenza di mia madre con il suo amore per la letteratura. Ed anche le novelle italiane di Italo Calvino, che prima ho sentite da bambino, poi le ho lette, più grandicello, a mio fratello minore, infine a mia figlia. E poi Rodari. Letteratura viva! Mi ricordo un bel libro di Baldissone che definiva le novelle come «letteratura da ascolto». E poi le fughe fantastiche nell’isola del tesoro, ecc. ecc.
 
Passeggiate interiori?
Non sono ancora arrivato al lusso di potermi permettere passeggiate interiori. Sono ancora a mettere a posto e a riassettare quanto ho disperso, sporcato, messo in disordine nella mia vita e nei miei pensieri. Questi giorni sono per me quasi frenetici: devo utilizzarli al meglio. Devo, finalmente, pensare senza l’assillo di dover fare quanto altri mi hanno chiesto di fare.
 
Il luogo in cui vivo
Il luogo in cui vivo ha una sua bellezza: abito in una casa che è l’ultima del paese e che guarda i campi. Ci sono molti alberi. Ho anche un piccolissimo «hortus» dove a volte mi ritiro (e dove, tuttavia, mi distraggo un po’ troppo).
 
Il futuro è il tempo e il luogo in cui io avrò messo in ordine le mie idee.

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 26 Luglio 2020 22:15 )  

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