Rispetto agli enormi circondari, che con il loro ordinato succedersi di villette a schiera affollano la riva destra del fiume Mersey, il centro di Liverpool, quello che si possa definire tale a livello storico e amministrativo, mantiene un’estensione piuttosto ridotta.

Liverpool One
Dalla zona portuale fino alla stazione di Lime Street, e da qui fino alle due grandi cattedrali (cattolica e anglicana), dominante assoluta è la tipologia del centro commerciale. In particolare il quartiere di Liverpool One, vero punto nevralgico della city, posto immediatamente a ridosso degli storici docks, è un’enorme e avveniristica “cittadina dell’acquisto”, distesa su tre livelli e con intarsi di scaloni, scale mobili e strutture sospese. È questo forse il più sorprendente lascito del 2008, anno in cui Liverpool fu Capitale Europea della Cultura. Un insieme architettonico-urbanistico che, al di là della sua predisposizione al consumo immediato, impressiona tanto quanto le vicine cattedrali. E come un tempo i grandi monumenti erano costruiti per i principi o i papi, così oggi vengono innalzati allo shopping.

St. John’s Shopping Centre
Altra notevole struttura commerciale, situata a fianco di Queen Square (stazione centrale per gli autobus) e di fronte a Lime Street, è il mercato di St. John’s¸ dalla cui più tradizionale architettura in verde e vetro si eleva la Radio City Tower (nota anche come St. John’s Beacon), torre panoramica che con i suoi 138 metri di altezza caratterizza dal 1969 lo skyline della città.

Robivecchi in Upper Parliament Street
Questa forte commercializzazione del cuore di Liverpool ha ovviamente stimolato notevoli critiche, e lo stesso turista più sprovveduto non può non condividerle almeno in parte. Ben altro spessore hanno i palazzi del Quartiere Culturale, le chiese, le cattedrali e le “Tre Grazie” di cui parleremo più avanti. Ma quando, nell’immediata periferia, mi trovo a passare di fianco a un robivecchi ricavato da una chiesa sconsacrata, con tanto di sedie e oggetti vari irriverentemente affollati sulla nobile facciata, una nuova riflessione sul mutamento della sensibilità in corso inizia lentamente a prendere campo.

Alma de Cuba
Perché nei giorni in cui il caso delle Pussy Riot è ancora tanto discusso e contestato, la città dei grandi bevitori e dei festaioli “scousers” sembra piuttosto irridere tali scandali e polemiche. E anche uno dei suoi più frequentati e prestigiosi club, si rivela infine essere una suggestiva chiesa sconsacrata, dove sotto le splendide vetrate, sotto gli affreschi e le croci, la birra scorre a fiumi e danzano le ballerine più disinibite.
Per DEApress, Simone Rebora
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