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Esecuzioni di massa in Turchia: l'esercito uccide e brucia attivisti politici

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Non solo lo Stato Islamico commette atrocità. L'esercito turco ha imposto il coprifuoco in alcune città (in Turchia) dove arresta, fucila e brucia gli attivisti politici.
La Turchia non è un "paese del terzo mondo": la Turchia è attualmente la 17° economia mondiale ed è inclusa nelle cosiddette 'next eleven economies', un gruppo di paesi che dovrebbero affermarsi nei prossimi anni come le più importanti economie del mondo. Il suo esercito è l'ottavo al mondo, subito dopo Germania e Francia. Ha avuto una donna come primo ministro già nel 1993 (23 anni dopo in Italia ancora non è successo)

Eppure in un paese così moderno continuiamo ad assistere ad una serie di atrocità da parte dello Stato contro i propri cittadini che lasciano indifferenti gli altri paesi del mondo.

Le ultime notizie in ordine di tempo arrivano da Nisebin dove testimoni oculari riferiscono che l'esercito, approfittando del coprifuoco che impedisce a chiunque di lasciare la città ed ai giornalisti di entrare, ha arrestato una ventina di attivisti, li ha uccisi e ha bruciato i loro cadaveri.

Come riferiscono i racconti concordi di testimoni oculari le vittime alle 22 ora locale sarebbero state da prima portate da un veicolo blindato e quattro veicoli normali nei pressi del cimitero nel quartiere "Yeni Mahalle". Lì le persone sarebbero state fatte disporre in tre gruppi. Successivamente altri due veicoli avrebbero raggiunto il posto. Quando poco dopo uno dei veicoli civili ha lasciato il luogo, un plotone di esecuzione avrebbe assassinato le vittime.

La fucilazione per i testimoni sarebbe stata chiaramente visibile perché uno dei veicoli aveva lasciato i fari accesi. Uno dei poliziotti presenti successivamente avrebbe insultato per questo l'autista del veicolo.

I testimoni oculari riferiscono inoltre che dopo la fucilazione i cadaveri delle vittime sarebbero stati accatastati e bruciati. Uno dei veicoli blindati ha fatto la guardia al luogo del crimine fino all'alba mentre gli occupanti di un altro veicolo militare la mattina del giorno successivo avrebbe bruciato le ultime prove dei fatti.

La notizia è stata riportata anche da un parlamentare turco del HDP.

In effetti i rapporti dei testimoni oculari ricordano esecuzioni di massa simili da parte dello Stato turco negli anni '90. Nel 1993 ad esempio, nel distretto di Kerboran di Mardin 13 abitanti del villaggio sono stati oggetto di esecuzioni extragiudiziarie da parte della gendarmeria. Il comandante in carica all'epoca era un certo Musa Çitil che è stato assolto da un tribunale turco per la responsabilità di questo massacro. Çitil sta partecipando anche alla guerra contro la popolazione curda nella provincia di Amed (Diyarbakir). Con il suo impiego nella regione i rapporti sulle esecuzioni di massa di attiviste e attivisti curdi sono di nuovo aumentati.

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