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Diario da Istanbul: 37 oppositori del regime

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 Istanbul, corte penale n. 37, processo agli avvocati oppositori del regime,
diario come osservatore.

18.3 - Nella enorme aula, al centro dell'area militare e detentiva presso Silivri, a circa 100 km. da Istanbul, si accede dopo un posto di blocco al cancello e l'identificazione e metal detection all'ingresso del palazzo.

Si prende la toga in un'ampia sala avvocati e si entra come osservatori sulla tribuna sul fondo dell'aula, gli stranieri sono una cinquantina, altre cento persone sono parenti e solidarizzanti, lato corto dell'aula, dalla parte opposta, distante almeno 80 metri, sotto un pronao in stile White house e la scritta "lo stato si fonda sulla giustizia" (dove stato è scritto Mulkun, parola che evoca più dominio e proprietà che stato moderno di diritto) siedono i tre giudici della corte e alla loro sinistra, allo stesso rialzato e dominante livello, sta il procuratore. Le tribune ai lati lunghi sono una piena di un centinaio di avvocati della difesa (di loro dieci sono i titolari dei mandati difensivi), di fronte un primo settore ospita quattro o cinque deputati dell'opposizione. Sotto la corte, circondati da una decina di poliziotti, stanno gli imputati in detenzione cautelare. Una delle ragioni dell'avvio di questo processo è la volontà dell'accusa (e, si può sospettare, del governo) di arrestare gli imputati di un processo precedente non ancora concluso e rivolto ad accertare gli stessi fatti, con evidente violazione del principio del ne bis in idem.

Una prima richiesta della difesa stamani è rivolta a far ammettere le prove chieste dalla stessa difesa e non solo quelle dell'accusa. La corte prima respinge la richiesta, poi dopo una breve pausa ammette gli avvocati a sostenere la richiesta, non più di uno per imputato.

Un'altra critica della difesa muove contro i testimoni anonimi, fonte legittima per il diritto turco, ma a rischio di o di principi basilari. 1. il teste può rifiutare di rispondere a domande che consentirebbero di svelarne l'identità, 2. più dichiarazioni anonime sembra siano state usate per formare testimonianze separate, come se fossero più testimoni concordi, 3. alcune deposizioni sono state raccolte in teleconferenza, con il testimone nascosto anche al giudice, 4. una testimonianza contiene domande suggestive, 5.un testimone sembra sia invalido psichico indotto a introdursi nell'associazione, quindi inattendibile, 6. un testimone avrebbe deposto in un centinaio di processi simili, ampliando i suoi ricordi di volta in volta, 7. un altro ha riferito copiosi dettagli su un'organizzazione giovanile in un processo contro questa, mostrandosi incerto e smemorato quando gli si è chiesto di raccontare cosa facessero gli avvocati dell'associazione, ma ha esposto dettagli sugli avvocati in un processo contro di loro, dimentico di dettagli sull'associazione, era forse istruito di volta in volta?

Ogni volta che Selcuk e gli altri imputati escono ed entrano in aula partono le grida e gli applausi di sostegno. Dopo la pausa pranzo in una sala al piano superiore sotto lo sgiardo severo di un ritratto di Kemal Ataturk, riprendono gli interventi dei legali, si protraggono in temi e critiche talvolta fondamentali, ma non sempre rilevanti, lo scopo sembra essere anche dilatorio, evitare che questa corte, mostratasi tanto ostile agli imputati e alle regole processuali, arrivi ad emettere una decisione sul caso.

Sullo sfondo il tema essenziale del processo che sarà affrontato nelle arringhe finali: questo è un processo politico, sotto accusa sono avvocati difensori di oppositori politici del regime di Erdogan, sono incriminati comportamenti che in uno stato di diritto costituiscono facoltà essenziali del diritto di difesa quali incontrare i detenuti, o loro parenti, suggerirgli di tacere durante un interrogatorio.

Alle 19.00 la corte interrompe un avvocato dicendogli di concludere perché sarebbe evidente che da ore la difesa sta cercando di procrastinare la conclusione del processo, dopo un acceso battibecco tra il presidente e l'avvocato interrotto l'udienza viene sospesa per quindici minuti. Al rientro il presidente legge una decisione: la corte rigetta ogni istanza della difesa di ampliare l'istruttoria, comunica che le uniche prove valide saranno quelle acquisite nella fase precedente, invita gli imputati a presentarsi l'indomani per rendere le loro ultime dichiarazioni.

Quel che sembrava ovvio riesce a lasciarci un sapore di amaro. Torniamo verso Istanbul nel buio.

19.3 - Oggi il processo inizia un'ora dopo e con meno pubblico della prima giornata, ma il pathos è alto: parlano gli imputati.

Nelle loro dichiarazioni finali si avvicendano per interventi di pochi minuti ciascuno al microfono posto sotto la cattedra della corte.

Le loro sono parole di accusa di parzialità e pregiudizio al collegio giudicante: vi siedono membri chiamati a sostituire altri colleghi che avevano scarcerato gli imputati; in questo processo la corte ha compresso i diritti della difesa, respinto quasi tutte le richieste dei legali; alcuni dicono apertamente che i giudici hanno già deciso e baseranno la loro sentenza su prove raccolte illegalmente, o inconsistenti e contraddittorie, per dimostrare fatti che non sono reati. Interviene quindi Selcuk con una lunga rassegna delle persecuzioni giudiziarie contro gli oppositori del regime, evidenzia le palesi illegittimità di questo processo e infine accusa il presidente della corte di rappresentare l'emblema dell'immoralità.

Lo scontro con i giudici scalda il pubblico e gli avvocati che iniziano una rumorosa protesta e sostengono gli imputati quando sono accompagnati fuori. La corte sospende l'udienza per qualche minuto. Intanto gli avvocati hanno deciso di non partecioare alludienza per protesta. Alla ripresa entrano gli osservatori, francesi, belgi e italiani. Neanche il pubblico rientra, salvo un piccolo drappello che griderà contro la corte al termine dell'intervento di un giovane imputato, la madre grida di non riconoscere questi giudici fascisti che violano la legge e la giustizia.

Parla un'ultima imputata con la quale il presidemte sembra intrattenere uno scambio gentile. Poi si cerca un imputato libero che dovrebbe intervenire, i militari lo cercano dentro e fuori.

Tutti gli imputati chiedono la ricusazione dei giudici.

L'udienza si ferma nuovamente, la situazione è grave: nonostante la mancanza di avvocati, i giudici decidono di continuare. Alla ripresa entrano gli osservatori, parla Selcuk, il presidente lo interrompe più volte, il capo della gendarmeria si consulta con la corte, da fuori iniziano cori e colpi ripetuti alle porte, dei militari si affacciano e gli avvocati irrompono, uno agile raggiunge la tribuna inseguito dai militari, solo il capo dei gendarmi lo convince a tornare alla sbarra dove intanto si sono accalcati una trentina di avvocati che gridano di fascisti alla corte. Infatti l'ordine dei giudici alle forze dell'ordine è di allontanare gli avvocati, un ordine scellerato che probabilmente per ingaggi più responsabili i militari e gli agenti della gendarmeria non eseguono. Ma il confronto corpo a corpo è comunque aspro, ci sono strattonamenti, spinte, grida e cori dei legali, affanno diffuso, una ringhiera di metallo si spezza, sono dieci minuti di tensione estrema. Alla fine la corte decide di sospendere l'udienza odierna aggiornandola all'indomani con l'ammissione degli avvocati. Ma il processo non sembra che sarà deciso: la corte lo rinvierà di almeno sette giorni quando, dopo aver consentito l'intervento degli avvocati, si pronuncerà sulla ricusazione. Ma non è obbligata dal codice a fermarsi, potrebbe anche proseguire e arrivare a una decisione prima dell'appello sulla ricusazione.

Tutti fuori, avvocati e osservatori convengono nelle critiche al comportamento osceno dei giudici, estromettere la difesa invalida il processo in ogni paese civile, un difensore parla di recita di figure senza il protagonista, la giustizia.

20.3
L'udienza dovrebbe iniziare alle 10, gli avvocati difensori hanno deciso di non partecipare. A Bahattin Ozdemir, quello che ieri forzò il blocco e si avvicinò alla corte gridando perché il giorno prima l'imputato Selcuk era stato interrotto durantebil suo intervento titti gli imputati cacciati dallaula, è espressamente vietato entrare.
L'aula si presenta con tutta la tribuna destra vuota, senza avvocati,ed una quantità impressionante di militari in assetto antisommossa e di gendarmi, almeno novanta. 
Il presidente apre l'udienza alle 10.30 constatando che la difesa non è presente e dà la parola a tre imputati, due a piede libero e uno agli arresti domiciliari. Seguono dichiarazioni di pochi minuti.
Non sono ancora stati sentiti alcuni imputati che come i difensori rifiutano di partecipare all'udienza. 
Il presidente sospende l'udienza e annuncia che alle 12.00 sarà pronunciata la sentenza. Gli interpreti traducono l'annuncio con sorpresa agli osservatori, ma aggiungono subito che la violazione è così grave che la sentenza di condanna sarà sicuramente riformata dalla corte d'appello.
L'istanza di ricusazione, già respinta da questa corte, non le impedisce di proseguire e decidere. Glielo impedirebbe però il non aver consentito a tutti gli imputati di parlare e l'assenza dei difensori. 
Gli avvocati si riuniscono subito per discutere la strategia, resteranno fuori per protesta e si faranno sentire.
Si rientra, breve attesa, entra la corte che constata lassenza della difesa. Inizia a leggere il dispositivo: condanne, da qualche mese di carcere fino a 13 e 18 anni agli avvocati ritenuti organizzatori degli atti incriminati. 
Proteste forti da fuori e dai pochi parenti in aula, i militari vorrebbero far uscire gli osservatori, ma questi usciranno solo dopo i parenti degli imputati.

Fuori affollata conferenza stampa, Marcelli legge il comunicato congiunto, altri colleghi dichiarazioni e comunicati di denuncia e solidarietà.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 21 Marzo 2019 09:50 )  

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