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Libia: parliamone

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Oggi la Libia sta vivendo la terza guerra civile del paese (la prima aveva avuto luogo nel 2011). Da un lato, il generale Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica (regione della Libia orientale) che con la marcia su Tripoli del 4 aprile si è autoproclamato comandante dell'Esercito nazionale libico. Dall'altro, il governo sostenuto dall'Onu di Fayez al-Serraj. In mezzo 8 milioni di libici, 200mila migranti pronti a partire (censiti?), l'UNHCR parla di 70milioni migranti a livello mondiale. Quante sono le persone sparse nei campi di raccolta? Non abbiamo dati certi.

La campagna militare di Haftar doveva chiudersi in un lampo, ma non è andata così. La guerra prosegue su uno scacchiere complicato con alleanze mutevoli. Haftar aveva dichiarato di voler rovesciare il governo riconosciuto di Fayez al-Serraj per «liberare Tripoli dal "terrorismo"». In effetti, a gennaio lo Stato Islamico/Daesh/Isis aveva provato a colpire di nuovo la capitale libica e in seguito ha rivendicato il bombardamento di vari edifici, ad esempio l'aeroporto di Sabha a maggio, dove sembra aver ucciso 9 uomini di Haftar. Quest'ultimo aveva cominciato l'avanzata militare verso Tripoli con il sostegno di numerosi alleati, tra cui Turchia, alcuni stati dell'area del Golfo e Russia, però attualmente il consenso alla sua leadrship sta scemando e gli appoggi internazionali si fanno sempre più instabili.

Dopo quasi due mesi di combattimento, l'impasse sul piano militare moltiplica i fronti del conflitto: allo stesso tempo sono in corso una guerra diplomatica, una guerra d'informazioni online e una guerra economica per il controllo di banche e risorse naturali, il cui esito rimane incerto. Unica certezza è la sofferenza del popolo libico e dei migranti, giorno dopo giorno tenuti in ostaggio e bombardati dalle molteplici fazioni.

La seguente intervista a Silvana Grippi, che ha visitato la Libia negli anni '92 e '96, fa riflettere sulla gravità dei danni che la guerra civile sta provocando attualmente nello Stato. "La Libia era costituita dalle regioni di Cirenaica, Tripolitania e Fezzan. Un territorio ancora poco conosciuto ma autentico e intrigante" così scriveva dopo il suo primo viaggio.

D: Com'era Tripoli nel periodo di Gheddafi?

La capitale era imponente, detta "bianca sposa del Mediterraneo", ricca di moschee, hammam, edifici storici, siti archeologici diffusi e opere d'arte, tra cui possiamo citare la Moschea Dargut e l'Arco di Marco Aurelio, vanta una delle Medine più grandi del Nord Africa. Il castello di Tripoli, un vero e proprio dedalo di cortili vicoli e case, risale al periodo romano. Dalla piazza si accede al museo di Tripoli e alle strade che attraversano la città coloniale. Naturalmente con il governo Gheddafi tutto era in ordine e perfettamente funzionante.

D: Oggi la capitale subisce decine di bombardamenti, soprattutto nei centri di accoglienza per i migranti. La situazione odierna sembra non avere più alcun legame con l'incanto di prima, rivela solo odio e distruzione. Mi piacerebbe un'illustrazione generica delle città principali...

La città di Sabratha ha un intressantissimo sito archeologico, nel quale si possono visitare il Mausoleo di Bes, i templi di Ercole e Iside e la Basilica di Giustiniano, il grande teatro romano rapprsenta una delle attrazioni principali. Quello di Leptis Magna è consideato da molti il più bel sito archeologico romano del mediterraneo. Le terme di adriano, l'arco, il foro e la basilica dei Severi sono tappe obbligate per chi visita loa città.

D: Anche qui la costante presenza di gruppi armati ha causato gravi danni?

Sì, ci vorrà molto tempo prima di fare la conta dei danni che sta ancora subendo l'intera area geografica.

La città di Bengasi, già distrutta nel corso della seconda guerra mondiale, è stata ricostruita perdendo gran parte della sua storia. La colonizzazione italiana che aveva lasciato un'impronta architettonica piuttosto evidente. Proprio gli edifici costruiti dall'Italia coloniale, ci dicono, sono stati distrutti con i recenti scontri.

D: E i siti archeologici?

Cirene è un sito archeologico importante e forse ancora incontaminato. Prende il nome da una ninfa mitologica, gode di una posizione privilegiata su un promontorio di fronte al mare. Tra i punti d'interesse troviamo l'agorà, la tomba di Batto, l'Acropoli e il tempio di Apollo.

Definita "soffio di vita in una terra desolata", Ghadames fu occupata, nelcorso della storia,, da arabi, turchi, italiani e francesi. La città è situata in un'oasi nella quale crescono circa 45.000 palme da dattero. I più bei posti da visitare sono la piazxza del mercato, le piazze del gelso grande e del Gelso piccolo, l'antica moschea D'jmaa al-Kabir e la palazzina di Tilawan.

D: Gli ultimi due punti citati rimangono due siti archeologici fondamentali, ancora propagandati dai tour operator. Oggi quindi sono visitabili?

Sì, sono ancora frequentati dai turisti. Rari, ma guardati a vista. In ogni caso, niente a che vedere con il fascino che il paese rivelava prima di questi strazianti conflitti.

Conclusione: Grazie della testimonianza. Speriamo in una futura soluzione politica che possa creare accoglienza e interrompere i flussi che causano morte nel Mediterraneo.

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 29 Luglio 2019 19:01 )  

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