Nell’ottobre del 2019, il giornalista iraniano Ruollah Zam si trovava in Francia e fu attirato in una trappola, per poi essere catturato in Iraq dai servizi segreti iraniani e trascinato in prigione a Teheran.
Il giornalista, aveva 42 anni, aveva un canale di opposizione ed era considerato dissidene iraniano e da mesi viveva in esilio in Francia, con la moglie e i figli, protetti dai servizi segreti. Colpevole di aver scritto sul suo sito di notizie AmadNews (fondato nel 2015) diffuso su Telegraf,
Zam aveva avuto un ruolo importante nello spingere i giovani iraniani alla rivolta esplosa in due mandate: fra il dicembre 2017 e il gennaio del 2018.
La protesta fu violenta e per giorni fece temere al sistema qualcosa di simile alle manifestazioni del 2009, quelle dell’“onda verde.
"Il canale d'opposizione era seguito da 1,4 milioni di follower sull'app di messaggistica crittografata Telegram. E' stato considerato colpevole di spionaggio".L'Agenzia Reuter riporta che la tv di Stato ha annunciato così l'avvenuta condanna a morte: "Il direttore del canale anti-rivoluzione Amad News è stato impiccato".
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