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Seminario New Media - Antropologia visuale - 2° incontro

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Report del II incontro del Laboratorio/ Seminario sui "NEW MEDIA"

3 i protagonisti del secondo appuntamento 

Ecco gli argomenti sviluppati durante l'incontro:

1 -  "I nuovi media e il loro rapporto con il visuale" - Silvana Grippi (DEApress):

introduzione del motivo di questo seminario e dell'importanza dell'aspetto visuale come nuova scienza a cui contribuisce l'antropologia visuale.

Affronta l'argomento dei New Media che hanno lo scopo di darci una chiave di lettura nuova per interpretare e capire la società attuale.

Segnala inoltre le differenze di linguaggio tra fotografia e documentaristica.  

Precisa però i diversi aspetti della comunicazione, informazione e formazione.

2 - "Corti, medi e lungometraggi" - Silvia Lelli (antropologa/documentarista):

proiezione di filmati facenti parte della sua analisi etnografica personale, a dimostrazione dell'impatto che un documentario antropologico/etnografico può avere sul pubblico:

Johanna Knauf direttrice d'orchestra: music to the people!”, 2012;

- “Storie di ordinaria busvia, da un punto di vista statico”, 2006;

- “Jorge a-vuelo, Chaski el mensajero”, 2005 : documentario di 37 minuti, la film maker fiorentina segue un pony pizza ecuadoriano a Firenze e scopre che è un video-giornalista nel suo paese d’origine, Ecuador.

Nel filmato si vede come lui riprenda il suo lavoro sulla realtà con l’obiettivo di farlo conoscere in Ecuador.

Le due videocamere lavorano insieme e si attraversano l’una con l’altra e la film maker seguirà il ragazzo in Ecuador.

E’ un esempio di documentario collaborativo, on the road, rappresentativo di una semplice storia di vita sul tema immigrazione.

- “Mario Carbone, il fotografo con la macchina da presa” di Giuseppe D’Addino, consulente al montaggio Silvia Lelli, 2012.   

Documentario biografico su Mario Carbone, fotografo e documentarista che è stato testimone della storia politica, sociale, culturale e artistica italiana dalla fine degli anni Cinquanta e che ha fatto dell’osservazione diretta la sua professione. 

Operando con la macchina da presa e con quella fotografica, ha vissuto da protagonista gli anni del secondo dopo guerra, della rivoluzione industriale, del benessere e della povertà, documentandoli in innumerevoli opere, in una storia che parla per immagini.

Nel corso della sua lunga carriera ha collaborato con importanti esponenti del mondo letterario e cinematografico italiano come Carlo Levi, Vasco Pratolini, Cesare Zavattini e tanti altri.

La sua ricerca si è sempre rivolta verso gli uomini semplici, i contadini, i vecchi e i bambini, riuscendo ad adattarli a inquadrature mai scontate e non classiche ma anzi moderne e nuove per gli occhi di un pubblico abituato ai soliti cliché visivi del tempo.

Il filmato rende note testimonianze e dettagli da lui raccolti che rappresentano una parte importante del patrimonio storico - culturale calabrese e del meridione in generale.

La metodologia del documentario è etnografica: niente troupe, spesso un solo operatore e/o regista, un consulente, nessuna manipolazione dei contesti e delle riprese.

Una telecamera non invasiva, empatica, che interagisce tra soggetto e pubblico.

Ne risulta una documentazione antropologica, psicologica, artistica che favorisce la riflessione sull’importanza della vita e dell’opera del soggetto ripercorsa attraverso il racconto in prima persona.

3 - "Alla scoperta della Repubblica Islamica dell'IRAN, tra tradizione e modernità.." - Mario Perrone  (Fotografo):

Mario offre ai presenti un reportage etnografico sul suo viaggio in Iran nell’ottobre 2013: attraverso una serie piacevolmente interminabile di fotografie, ha voluto immortalare e documentare una realtà insolita, un paese che è riuscito ad affascinarlo per la bellezza dei suoi paesaggi ma soprattutto che è riuscito a sorprenderlo per l’estrema cordialità e accoglienza del suo popolo.

Il territorio dell'Iran confina con Azerbaigian, Armenia e Turchia al nord-ovest, con il Mar Caspio a Nord, Turkmenistan a nord-est ed est con Turkmenistan ed Afganistan, sud-est con il Pakistan e il Golfo di Oman, a sud con il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz e infine l'Iraq a ovest.

Partendo da Nord nella Valle del fiume Aras, attraverso il Monastero di Santo Stefano, antico complesso della chiesa armena in Iran e bene protetto dall’Unesco, arriva al gran bazar di Tabriz, la più grande città dell'Iran nord-occidentale.

Passando per Hamedan, città millenaria, arriva quasi a Sud est per la città di Yazd, dove si trova la torre del vento,un raffinato esempio dell'architettura del deserto iraniano. 
Il viaggio termina a Sud verso Shiraz, la culla della cultura persiana.

La popolazione iraniana: in seguito alla Rivoluzione Islamica del '79 e in concomitanza della paurosa guerra tra Iran e Iraq, si sono registrati movimenti in massa di rifugiati – soprattutto afgani - dalle campagne e dalle montagne verso le grandi città come Tehran.

Questo processo di inurbamento fa sì che oggi più del 60% degli iraniani viva nei grossi centri urbani del Paese.

La colorita varietà etnica in Iran si compone innanzitutto dei persiani, che costituiscono circa il 50% dell'intera popolazione, e prosegue con curdiazeriturkmeni arabi.

Non meno importante per capire la composizione della popolazione iraniana sono i gruppi nomadi, circa un milione e mezzo, che si spostano continuamente.

Nonostante la straordinaria composizione della gente che vive in Iran, non ci sono mai stati particolari attriti tra le diverse etnie che riescono a convivere in maniera pacifica.

Isabella Pugliese/ tirocinante dell'Università degli Studi di Firenze presso DEApress

 

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 06 Ottobre 2014 11:29 )  

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