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Seminario New Media - Antropologia visuale - 3° incontro

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Report del III incontro del Seminario/ Laboratorio "NEW MEDIA - Mix di generi"

Silvana Grippi (giornalista DEApress) ha presentato due esperienze diverse di linguaggio giornalistico.

Il reportage video-fotografico: dalla fotografia al documentario.

1 - “Fotografia e Attività di volontariato in Africa”  - Luca Grillandini (fotoreporter):

Luca ogni anno va in Ghana per un progetto di volontariato e  nel 2012 diventa egli stesso testimonianza dell’Africa urbana attraverso la fotografia, mezzo di comunicazione per informare e documentare il quotidiano di un popolo alle sue estreme condizioni di vita.
Le sue foto sono sia a colori che in bianco e nero, primissimi piani e paesaggi che tolgono il fiato per la loro bellezza.

Il Pakistan è l'altro lavoro che Grillandini ci mostra, fotografie del suo viaggio nei villaggi del paese, come ospite di alcuni amici. Si tratta soprattutto di foto di persone immortalate per intero e di scatti veloci tipici di un vero fotoreporter che deve cogliere l’attimo. 

2 - "La storia di Vera . La strage di Berceto" - Proiezione del documentario DEApress:

il documentario mostra l'intervista a Vera Vangelisti, testimone sopravvissuta alla strage di Berceto il 17 aprile 1944. Vera ci introduce nella casa dove avvenne la tragedia e racconta...

La ripresa è stata curata dagli stagisti dell' Università di Firenze che per l'occasione hanno formato un gruppo di lavoro (laboratorio DEApress - Archivio storico/Centro di Documentazione).

Vera Vangelisti, con emozione, ricorda i fatti avvenuti in quel terribile giorno. Tra i visitatori tanta commozione negli occhi per la testimonianza assoluta di una tragedia inaudita. Questa forte donna, ancora oggi lotta per far diventare Museo della Resistenza la casa di Berceto dove avvenne l'uccisione nazifascista della mamma e delle sue quattro sorelle.

A conclusione,

3 - “Educazione all’immagine: come si legge un reportage”- Silvana Grippi: dibattito aperto su video-fotoreportage.

Dopo la visione del lavoro di analisi (presentazione in power point) di Silvana Grippi, ecco una personale interpretazione della chiave di lettura sul reportage con le definizioni fondamentali citate da Treccani e Fabrizio La Paz.

La tesi esposta è che il reportage è una sorta di linguaggio ben preciso, come un discorso, legato alla presenza d’immagini concatenate l’una all’altra fino a formare un “unicum”. E’ caratterizzato da regole sia lessicali che grammaticali (esattamente come il linguaggio parlato o scritto).

Si differenzia da ogni altro genere fotografico dato che non è possibile racchiuderlo in un unico fotogramma.

Il fotoreportage di guerra rappresenta una fondamentale fonte di documentazione su tutte le atrocità avvenute nel mondo e pertanto cimostra le varie guerre descritte dai vari fotografi. Le immagini che quotidianamente arrivano mostrano orrori e crudeltà che non solo sconvolgono gli animi di tutte le persone, ma sicuramente producono violente reazioni popolari contro guerre disumane e senza sbocco. In questo periodo il reportage raggiunge sicuramente il suo massimo grado di impatto sociale e di strumento di induzione di reazione di massa.

Oggi ogni fotografo che si rispetti, che voglia farsi un nome, deve prima di tutto inventarsi un diverso modo di fotografare, al fine di attirare l’attenzione. Per questo motivo siamo bombardati da immagini dai colori sgargianti, quasi violenti o dall’aspetto quasi fumettistico, che s’impongono spesso solo per i  cromi, ma non per il contenuto, a scapito di immagini profondamente evocative.

Il vero fotoreporter deve sapere mixare obbiettività e gusto personale: questa non-obiettività può comportare lo svilupparsi dell’icona, che avendo un carattere di somiglianza con l’insieme degli eventi, consente al fruitore di leggere un’immagine riassuntiva di un accaduto molto più grande e impegnativo, come un evento bellico, quale fu per Capa e Ut, oppure della sofferenza di un popolo oppresso, come in Mc Curry, o ancora le foto di personaggi famosi divenute icone del periodo storico.

Nel reportage è fondamentale il concetto che una fotografia è più importante per quello che rappresenta e non tanto per come lo rappresenta: la mistificazione e la manipolazione digitale (l’estetica fotografica) dovrebbero apparire in secondo piano ma oggi vengono usati da molti fotografi professionisti. Ormai l’aspetto estetico prevale sul messaggio indicale, proprio per il fatto che per molti fotografi esiste un costante adeguarsi alle mode dei media, a scapito del messaggio documentale che ha perso credibilità.

Il dibattito sul predominio estetico, legato alla manipolazione della fotografia di denuncia sociale, come portatrice di idee e sostenitrice di movimenti socio-politici, divide ancora oggi la platea dei critici e dei fotografi.

Isabella Pugliese/ tirocinante dell'Università degli Studi di Firenze presso DEApress

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 06 Ottobre 2014 11:32 )  

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