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Riemergono dal passato.......

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Riemergono dal passato notizie che ci stupiscono, una brutta storia che speriamo venga chiarita.

Qui di seguito pubblichiamo la notizia dell'articolo del Corriere della Sera - giornalista Giovanni Bianconi. 

COSI' TORTURAMMO I BRIGATISTI

6 gennaio 2013 di ulisse59<http://pasquinoweb.wordpress.com/author/ulisse59/>
http://pasquinoweb.files.wordpress.com/2013/01/89462f04e96347559f7b811854fb736e_generic.jpg>

L'ex commissario e il caso Dozier «Così torturammo i brigatisti» Il verbale di Salvatore Genova, che liberò il generale

ROMA -- Finora si trattava di ricostruzioni giornalistiche, interviste piùo meno esplicite, mezze ammissioni anonime. Adesso invece è tutto scritto in un atto giudiziario, un interrogatorio di cui il testimone si assume la piena responsabilità. Sapendo di poter correre, qualora affermasse il falso, in una condanna fino a quattro di galera. È il rischio accettato dall'ex commissario di polizia, nonché ex deputato socialdemocratico,Salvatore Genova, uno degli investigatori che trentuno anni fa partecipò alla liberazione del generale statunitense James Lee Dozier, sequestrato dalle Brigate rosse. Il 30 luglio scorso Genova ha deposto davanti a un avvocato che lo ascoltava nell'ambito di proprie indagini difensive, svelando le torture inflitte ad alcuni sospetti fiancheggiatori delle Br per arrivare alla prigione di Dozier; metodi «duri» avallati dal governo di allora,aggiunge l'ex poliziotto, con una dichiarazione tanto clamorosa quanto foriera di reazioni e (forse) ulteriori accertamenti giudiziari. «È stato tutto disposto dall'alto -- ha detto Genova all'avvocato Francesco Romeo, difensore dell'ex brigatista Enrico Triaca, uno dei presunti torturati --. C'è stata la volontà politica, che poi scompare sempre in Italia, che è stata quella del capo della polizia,
d'accordo con l'allora ministro Rognoni...E infatti noi facemmo». L'avvocato lo interrompe: «Mi sta dicendo che l'autorizzazione a fare quel tipo di tortura...». E Genova: «Non poteva non essere, non era cosa personale di Ciocia (il poliziotto chiamato "De Tormentis" che secondo il suo ex collega dirigeva i "trattamenti", ndr)... Fu De Francisci che fece una riunione con noi.
Lui era il capo dell'Ucigos e ci disse "facciamo tutto ciò che è possibile"». L'Ucigos era l'organismo responsabile delle indagini antiterrorismo sull'intero <http://pasquinoweb.files.wordpress.com/2013/01/scritta_inneggiante_br.jpg>
territorio nazionale, e nel ricordodi Genova il prefetto De Francisci che la guidava dette il «via libera» a sistemi d'interrogatorio
poco o r t o d o s s i : «Anche usando dei metodi duri, disse così, perché ovviamente eravamo veramente allo stremo come Stato...». L'alleato americano premeva per ottenere risultati, «tant'è che durante tutte queste indagini noi fummo sempre seguiti, non ovviamente con interferenza ma con la loro presenza, da agenti della Cia».
Il sistema d'interrogatorio attraverso tortura, al quale il testimone sostiene di aver assistito personalmente, è chiamato waterboarding: il prigioniero viene legato mani e piedi a un tavolo,  <http://pasquinoweb.files.wordpress.com/2013/01/tortura1.jpg>un imbuto infilato in bocca e giù litri di acqua e sale per dare la sensazione dell'annegamento. «Era una tecnica molto usata dalle squadre mobili», denuncia Genova; ecco perché fu chiamato
il «professor De Tormentis», al secolo Nicola Ciocia, poliziotto di dichiarate simpatie mussoliniane che a Napoli e in altre regioni del Sud aveva combattuto la criminalità comune e organizzata.
«Di quella tecnica io a quel momento non ne conoscevo l'esistenza », precisa Genova. Davanti ai suoi occhi, al waterboarding fu prima sottosposto un presunto fiancheggiatore delle Br, poi il futuro «pentito» Ruggero Volinia. Lo arrestarono insieme alla
fidanzata, «semidenudata e tenuta in piedi con degli oggetti, mi sembra un manganello che le veniva passato, introdotto
all'interno delle cosce, delle gambe». Dopo aver ingurgitato acqua e sale, racconta Genova», Volinia «alzò leggermente la testa e la mano, chiese un attimo per poter parlare: "E se vi dicessi dov'è Dozier?"».
Così, nel gennaio 1982, si arrivò alla liberazione del generale. Alla quale seguirono i maltrattamenti sui suoi carcerieri, che vennero alla luce grazie a indagini giudiziarie e disciplinari su alcuni poliziotti. Genova, che poté usufruire dell'immunità parlamentare garantitagli dal seggio socialdemocratico, oggi ha deciso di riparlarne. Prima al quotidiano ligure Il Secolo XIX e ora col difensore di Triaca, l'ex br arrestato nel '78, all'indomani dell'omicidio Moro, che denunciò di essere stato torturato e per questo fu condannato per calunnia. Oggi l'avvocato Romeo ha presentato un'istanza di revisione di quel processo, basata anche sulle rivelazione di Genova. Il quale racconta di aver saputo che ad occuparsi di Triaca fu proprio De Tormentis-Ciocia, l'esperto di waterboarding che simuoveva -- a suo dire -- con tanto di garanzie ministeriali.
http://pasquinoweb.files.wordpress.com/2013/01/brigaterosse_petrella_balzarani_riccardi1.jpg>

«Non ci fu alcuna copertura--ribatte l'allora ministro dell'Interno Virginio Rognoni --. Anzi, i comportamenti "duri" accertati furono prontamente perseguiti. C'era una certa esasperazione degli investigatori, questo sì; gli Stati Uniti volevano mandare le loro "teste
di cuoio" per liberare Dozier, e io mi impuntai per difendere le nostre competenze. Ma non ho mai avallato alcun genere di tortura». E il prefetto in pensione De Francisci replica alla testimonianza di Genova: «Sono tutte bugie. Io non ho torturato nessuno né tollerato niente di ciò che lui dice. È un bugiardo, lo citerò in giudizio». Dopo trent'anni e più, un capitolo rimasto oscuro e ora riaperto della storia dell'antiterrorismo italiano promette nuovi sviluppi.

Rassegna Stampa - Giovanni Bianconi - Il Corriere della Sera 6.gennaio.2013

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 06 Dicembre 2013 10:06 )  

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