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L’esercito turco e il PKK

La pressione americana ha fermato per ora i carri armati turchi sul confine che erano pronti ad entrare nell’ Iraq del nord. Sotto la fortissima pressione irachena, i ribelli del PKK hanno annunciato che sono pronti a cessare il fuoco a condizione che i turchi cessino i bombardamenti sui villaggi e l’esercito rinunci ai suoi piani di incursione. Washington e Baghdad  cercano una soluzione “politica” della crisi. Ankara invece vuole la soluzione definitiva, intervenendo in Kurdistan con migliaia di soldati per dare la caccia ai guerriglieri che hanno attaccato le forze turche. Anche le richieste sono cambiate. Ora si combatterà non più  per l’indipendenza, ma  per l’autonomia. Il Ministro degli Esteri turco Ali Babacan sarà questa mattina in Iraq per incontrare il premier Al Maliki prima che scatti l’offensiva militare, gia approvato dalla maggioranza del parlamento di Ankara. Il problema del PKK è cresciuto sempre di più, e nessuno nemmeno l’America avrebbe mai potuto pensare che si sarebbe presentato un tale problema. Il PKK ora è ben armato e numerosissimo. La zona del Kurdistan iracheno confina anche con la Siria e l’ Iran e gli americani non  nascondono i loro sospetti che sia stato proprio Teheran ad armare i ribelli, per destabilizzare anche quella parte “tranquilla” dell’ Irak occupato da forze USA. Le prossime ore saranno veramente importanti. La NATO ha espresso piena solidarietà al governo di Ankara. Tutti sperano che prevalga la soluzione politica, che per ora il governo turco non sembra intenzionato a prendere in considerazione. Dopo l’ultimo attacco del PKK, la strage dei suoi soldati e il rapimento di altri 8 militari, notizia confermata ieri, non intendono cessare il fuoco, lo ha confermato l’ambasciatore turco alle nazioni unite, Baki Ilkin, che ha altresì chiesto aiuto agli iracheni per “sradicare” la formazione terroristica del PKK.

Numeri preoccupanti

Attualmente l’esercito turco è il secondo esercito più potente della Nato dopo quello americano (4 campi di addestramento logistico e per le operazioni un contingente di 402mila uomini, aeronautica 37 squadroni 1° e 2° commando della forza aerea per un totale di 60100 uomini, lo squadrone di F-16 è il più numeroso del mondo secondo solo a quello degli Stati Uniti, marina flotta nord e sud 52750 uomini). Indirettamente la Turchia accusa Washington di non aver vigilato abbastanza la zona turco-irachena e di essersi preoccupato solo della sicurezza del corridoio usato dai mezzi militari americani. La nascita del PKK risale al 1984 e da allora sono trenta mila le vittime. E’ sempre stata considerata una guerra di bassa intensità fra i combattenti del partito popolare del lavoro e le forze di Ankara che le hanno dichiarate fuori legge. Ora non è più una guerra di bassa intensità. Il numero delle vittime cresce ogni giorno, e gli attentati sono sempre di più. Il PKK sfrutta ora lo stesso modo, che i guerriglieri iracheni usano contro le forze americane. Ma se prima gli agguati si fermavano a soli obbiettivi militari , ora si sono  estesi anche sulla popolazione civile. Il  rinvio di 5 giorni, preso per far lavorare la diplomazia, scadrà giovedì, ma nel frattempo centinaia di uomini continuano ad armarsi e a prepararsi sul confine. Alcuni di loro sono già entrati nel territorio iracheno. Si parla di una mobilitazione di 40mila uomini.

La domanda nasce spontanea: sarà davvero una “mini guerra” come fino ad ora è stata catalogata dai media americani, o si presume possa divenire una guerra dallo scenario preoccupante per l’assetto geopolitico della zona interessata?    
 
 
Rezarta Selam Eminaj - DEApress   

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