Ritorna a casa l'equipaggio del peschereccio mazzarese sequestrato nelle acque linternazionali o ibiche (secondo i governo libico) . Finisce dopo 38 giorni ‘l’imprevisto’ accaduto all’equipaggio del peschereccio di Mazara del Vallo "Vito Manciaracina", rimasto nelle mani delle autorità libiche di Tripoli. Il Peschereccio è stato sequestrato lo scorso 1 febbraio, a 45 miglia dalla costa.
Ma sembra che nelle ultime ore il leader libico Gheddafi in persona sia intervenuto per la loro liberazione: "in segno di amicizia nei confronti del Presidente del consiglio italiano Romano Prodi".
L'equipaggio del 'Manciaracina' - 8 uomini, tra cui tre italiani, quattro tunisini e un senegalese, e il comandante - non ha ancora ricevuto, i documenti di bordo e quelli di identità ritirati dalle autorità di Tripoli al momento del sequestro. Se Prodi si dice "contento", il ministro degli Esteri Massimo D'Alema è più prudente: "Abbiamo lavorato a lungo - ha detto - perché si arrivasse a questo risultato. Bisognerà attendere che la partita si chiuda; poi esprimeremo la nostra soddisfazione e il nostro ringraziamento alle autorità libiche".
Intanto, Prodi ha confermato che il leader libico ha voluto fare "un favore personale a me e mi ha pregato anche di dire ai pescatori di essere prudenti con la navigazione nelle acque territoriali. Ma questo è un altro aspetto". Inizialmente l'equipaggio era stato trasferito presso la Procura per crimini economici di Zawia e posto in stato di fermo per accertamenti. Il reato contestato era "pesca senza autorizzazione nelle acque territoriali libiche".
Dopo gli interventi da parte italiana, l'11 febbraio i marittimi erano stati rilasciati e condotti a bordo della loro imbarcazione, bloccata nel porto militare di Tripoli. E’ previsto per domani il loro rientro in Italia.
Ma sembra che nelle ultime ore il leader libico Gheddafi in persona sia intervenuto per la loro liberazione: "in segno di amicizia nei confronti del Presidente del consiglio italiano Romano Prodi".
L'equipaggio del 'Manciaracina' - 8 uomini, tra cui tre italiani, quattro tunisini e un senegalese, e il comandante - non ha ancora ricevuto, i documenti di bordo e quelli di identità ritirati dalle autorità di Tripoli al momento del sequestro. Se Prodi si dice "contento", il ministro degli Esteri Massimo D'Alema è più prudente: "Abbiamo lavorato a lungo - ha detto - perché si arrivasse a questo risultato. Bisognerà attendere che la partita si chiuda; poi esprimeremo la nostra soddisfazione e il nostro ringraziamento alle autorità libiche".
Intanto, Prodi ha confermato che il leader libico ha voluto fare "un favore personale a me e mi ha pregato anche di dire ai pescatori di essere prudenti con la navigazione nelle acque territoriali. Ma questo è un altro aspetto". Inizialmente l'equipaggio era stato trasferito presso la Procura per crimini economici di Zawia e posto in stato di fermo per accertamenti. Il reato contestato era "pesca senza autorizzazione nelle acque territoriali libiche".
Dopo gli interventi da parte italiana, l'11 febbraio i marittimi erano stati rilasciati e condotti a bordo della loro imbarcazione, bloccata nel porto militare di Tripoli. E’ previsto per domani il loro rientro in Italia.
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