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Sciopero UNICOBAS

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Il sindacato "UNICOBAS" ha proclamato uno sciopero generale  dei lavoratori del comparto scolastico, con manifestazione nazionale a Roma, per il giorno 3 Ottobre. La notizia era già apparsa in un comunicato stampa del 13 Agosto scorso. Lo scioperoè stato proclamato  contro, cito dal sito www.unicobas.it :
"- le "LEGGI RAZZIALI" che "TASSANO" i malati, volute dal mistificatore Brunetta;
- lo SMANTELLAMENTO della scuola pubblica;
- le DIFFERENZIAZIONI STIPENDIALI tramiteVALUTAZIONI espresse dai dirigenti;
- i massacranti TAGLI d’organico docente e ATA.".
Spulciando nel suddetto sito, ho trovato una ricostruzione delle azioni del governo, e dell'attuale maggioranza, che credo interessante per i lettori/lettrici, e di cui riporto qualche stralcio:
"Appena insediato il governo, la neo presidente della commissione cultura della Camera, Valentina Aprea, ha presentato il 12 maggio il disegno di legge “Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché per la riforma dello stato giuridico dei docenti”. Questo ddl è molto simile a quello esaminato in commissione durante il precedente governo Berlusconi, che venne talmente avversato dai lavoratori e dal nostro sindacato che non se ne fece nulla. L’obbiettivo principale è di rendere il funzionamento della scuola pubblica del tutto simile a quello della scuola privata in modo che “l’utenza”, non vedendo differenze, sia indotta a cambiare direzione.Le scuole verranno trasformate in fondazioni (proposta già contenuta nel decreto Bersani del 2007): un altro risvolto della privatizzazione sarà quindi la loro consegna ai privati (industriali, cordate di genitori, etc.), i quali entreranno nei consigli d’amministrazione (che sostituiranno gli attuali consigli d’istituto) e, versando un obolo, diverranno i veri padroni della scuola. Il ddl prevede inoltre all’art.11 il passaggio completo alle regioni della gestione delle scuole di ogni ordine e grado, in linea con quanto previsto dalla “devolution” votata nel 2000.[.....]Per i docenti verrebbe istituito un organismo tecnico e fittizio di rappresentanza con il solo compito di stilare il codice deontologico ed istituire commissioni disciplinari. Sparirebbero le RSU d’istituto, verrebbe istituita una rappresentanza sindacale unitaria regionale per i docenti e l’area contrattuale della docenza (ma sempre interna all’impiegatizio DL.vo 29/93, con il blocco all’inflazione programmata per i rinnovi contrattuali, l’eliminazione del ruolo e degli scatti d’anzianità). Resta escluso da qualsiasi rappresentanza sindacale il personale ATA! Onde foraggiare i vari carrozzoni “formativi”, alle associazioni professionali verrebbero affidate funzioni oggi peculiari dei sindacati. Verrebbero eliminate le norme contenute nel T.U. del 1994 e quelle relative alla contrattazione sui luoghi di lavoro previsti dal D.lgs 165/01, con molto più potere economico e disciplinare ai dirigenti. Questi diverrebbero effettivamente “datori di lavoro”, presiederebbero la commissione che abilita e poi assume il docente, con tutte le degenerazioni clientelari del caso. La ministra Gelmini ha atteso la fine delle lezioni per uscire allo scoperto con un grande programma di tagli. A decorrere dall’anno scolastico 2009/2010, ed entro tre anni, saranno cancellati 70.000 cattedre e 40.000 ruoli ATA. Un taglio che va ad aggiungersi a quello realizzato dal governo Prodi nelle finanziarie precedenti (47.000 posti in meno, comprese le riduzioni già attuate per il prossimo anno scolastico). Con queste misure si produrranno risparmi di spesa per 7,832 miliardi di euro. Solo il 30% di questi risparmi, sarà utilizzato a fini contrattuali per presunte “iniziative dirette alla valorizzazione ed allo sviluppo professionale della carriera del personale della scuola” (quelle stabilite dal ddl Aprea!).In percentuale a cosa equivalgono questi tagli? La riduzione sarà del 10% per i docenti e del 18% per il personale ATA. Una media del 12%. [...]"
Personalmente, non posso che esprimere la mia solidarietà con i lavoratori della scuola, e auspicare che la protesta raggiunga i risultati sperati.

Fabrizio Cucchi, DEApress

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