Il primo di Aprile del 2004, scattò un'operazione repressiva su scala europea. Una serie di perquisizioni nei confronti di attivisti turchi, "fiancheggiatori" e presunti tali, in Olanda, Germania, Belgio, Italia, oltre che ovviamente in Turchia. Ma solo in Italia (a parte la Turchia), i fermi conseguenti alle perquisizioni si tramutarono in arresti. Si arrivò così al processo che ha visto imputati, a Perugia, Avni Er e Kilic Zeynep (alias Erkan Nazan), Remzi Ucucu (latitante, ufficialmente in Siria) e altri 2 cittadini turchi, in seguito considerati ufficialmente morti (non ci è dato sapere in quali circostanze, anche se la morte di due presunti oppositori del regime militare turco non desta certo stupore in chi conosca - almeno superficialmente - la sanguinosa repressione degli attivisti in Turchia). I pubblici legami di fraterna stima ed amicizia tra Berlusconi ed Erdogan si rafforzavano con l'accollarsi da parte dello stato italiano di parte del lavoro sporco della dittatura turca. I cinque (o più esattamente, i due alla sbarra) sono stati accusati di essere esponenti o collaboratori del DHKP-C, struttura tacciata di essere terrorista, legame spinto a tal punto da aver rivendicato due attentati (di cui uno al figlio di Erdogan). Il lunghissimo processo ha visto la testimonianza di esponenti di varie polizie, incluso quella turca, della cui obbiettività è dato dubitare (nella fattispecie turca, che attendibilità può avere la testimonianza di un noto torturatore ?), senza portare - del resto - imparziali argomenti che provino il carattere terrorista di chi lotta per i diritti umani in Turchia (al proposito ricordo la convincente conferenza stampa che tenne qui a Firenze, uno dei testimoni della difesa, l'avvocato Taylan Tanay). I comuni mortali si sono anche chiesti che pericolo per il popolo italiano (nel nome del quale dovrebbero venire pronunciate le sentenze) rappresentino due turchi malvisti dal regime del loro paese... Ma questi dubbi non hanno evitato una condanna (pronunciata nei giorni scorsi), in primo grado, rispettivamente a 5 e a 7 anni di reclusione, confermando così - e per l'ennesima volta - l'adattabilità della dozzinale accusa di associazione e seguenti... Ma almeno si è data una nuova smentita alla tesi berlusconiana delle simpatie comuniste della magistratura!
Fabrizio Cucchi - DEApress
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