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Dal G20 tagli al welfare e arresti diffusi

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Le economie avanzate del G20 «si sono impegnate a favore di piani fiscali che, come minimo, dimezzeranno i disavanzi entro il 2013 e stabilizzeranno o ridurranno, entro il 2016, il rapporto debito pubblico-pil». È quanto si legge in una bozza del comunicato finale del G20 sul quale sembra esserci accordo fra i leader. Alla fine l'unica cosa sulla quale i grandi non litigano è il contenimento della spesa, che detto in altri termini vuol dire semplicemente manovre restrittive, liberalizzazioni, tagli ai servizi e al welfare. Di far pagare alle banche almeno un granello di sabbia della crisi che hanno contribuito a provocare non se ne parla, chi pensava che il capitalismo avesse un minimo di etica sociale è servito. Nemmeno l'Europa, che sul tema sembrava unita, si è compattata rispetto a questa proposta; l'Italia e la Gran Bretagna sono state fra le prime nazioni a rigettarla isolando la Germania. Da Toronto però i nostri governanti europei torneranno con il via libera completo per attuare il nuovo patto di stabilità che prevede di fatto la sospensione della sovranità nazionale in maniera economica con procedure d'infrazione molto severe per chi non rispetterà i vincoli che le gerarchie europee imporranno. Inutile sottolineare che l'Italia sarà uno dei paesi in cui maggiormente queste scelte dovranno attuarsi da qui al 2016. 
A questo punto non possiamo che esprimere la nostra vicinanza ai 500 manifestanti arrestati ed alle altre decine di migliaia che in questi giorni hanno riempito le strade di Toronto. La loro lotta è anche la nostra, la resistenza è già iniziata.

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