Prosegue il programma del II Forum sui diritti umani “Il Mediterraneo, parliamone!” con una settimana ricca di dibattiti interessanti condotti da ospiti esperti: si parlerà di diritti negati, di Libia, Sahara Occidentale, della complessa questione palestinese e molto altro.
Gli incontri si svolgeranno nella Facoltà di Lettere e Filosofia (p.za Brunelleschi), incorniciati dalla mostra fotografica che raccoglie immagini di alcuni paesi del Maghreb immortalati dal gruppo fotoreporter DEApress: Marco Agresti, Yari Sacco, Sergio Biliotti, Francesca Dari, Lara Fontanelli, Luca Grillandini, Silvana Grippi, Riccardo Sanesi.
Nei locali al piano terra della Facoltà sono presentate alcune liriche di Poeti che sono nati ed hanno operato nel bacino Mediterraneo
Forum dei Diritti Umani, il mare Mediterraneo parliamone : Poesia a confronto
Lunedì pomeriggio nell'ambito del Forum per i diritti umani, in dedica dei popoli del Mediterraneo, si è svolto un dibattito a tema Poesia Araba, una poetica che ha sonorità e verso non molto distante da quella che noi occidentali, sentiamo e crediamo tutta una nostra "invenzione".
Fondamentalmente è soltanto negli ultimi secoli che le comuni lingue artistiche e letterarie si sono "violentemente" distaccate. Le conquiste arabe tra il 622 e i primi decenni dopo l'anno 1000 furono il veicolo di una tradizione culturale che per secoli fu fiorente in Europa. Tra il 750 e il 945 d.c. quasi tutta la Spagna era Moresca (da qui la chanson de geste con Rolando, paladino franco e Carlo Martello) .
Essa racconta la battaglia di Roncisvalle, avvenuta il 15 agosto 778, quando la retroguardia dii Carlo Magno, comandata dal paladino Rolando prefetto della Marca di Bretagna e dagli altri paladini, di ritorno da una spedizione in Spagna fu attaccata e distrutta dai saraceni.
In Sicilia questo avvenimento è ancora cantato nell'Opera dei Pupi e ciò vale a dimostrazione di quanto i nostri linguaggi siano più vicini di quanto appaia. Anche se naturalmente tutta questa questa caratteristica fu importata in operazioni di conquista, che solo con la Battaglia di Lepanto (1571) fu realmente dispersa. In Italia la conquista di Palermo da parte degli Emiri Aglabidi (831 d.c.) fu in effetti liberazione di un secolare e nefasto potere Bizantino, e nel 1031 la riscossa Normanna restituì alla tarda tradizione cristiana la Sicilia. Le storiche rivendicazioni non hanno impedito per secoli la creazione di canzoni e rime che ancora oggi si possono ritrovare nel sud-Italia in un carattere sonoro-descrittivo ove è riconoscibile la fiorente cultura delle “ Mille e una notte” nel suo risuonar di fiorite canzoni, di strofe e rime.
Nel medioevo Cimo d'Alcamo era in corrispondenza con l'Alighieri e nel crogiolo di una grande tradizione si può riconoscere le contaminazioni e le idee descrittive che sono alle porte della successiva poetica italiana moderna.
In questo contesto letterario l'alchimia poetica mediterranea è stata confronto e canto tra il Poeta esule iracheno Hasan Atya Al Nassar e il fiorentino Poeta esule in patria l' errante Walter Maccari che tra le alcune che ci hanno presentato queste ci hanno recitato:
I dolori del profumo
Che sia pace
I nostri indumenti
portano la stella,
le nostre bocche gridano.
Fuggiti come gazzelle
i nostri sogni.
Abbiamo declinato
il prato verso la sabbia,
e la sabbia verso il fiume,
e il fiume verso i pesci e i gabbiani.
Per questo i nostri sogni
sono inseriti sciolti
con le candele
delle nostre donne,
che escono chinate
dalle rotture corporali,
o escono legate
per i dolori
del profumo
(Hasan Atya al Nassar ....(da Roghi sull'acqua babilonese )
Sulla strada della voce
Sulla strada della voce
son ristate soltanto figure minori
che confondono i buoni propositi
raccontando di false promesse
La mia classe speciale, sociale e di lotta
sente ormai da secoli queste offese verbali
che avvicinano soltanto lo scontro
Non è che vuoto rumore
Le molte guerre trascorse ma secolari
sono servite a lasciare tutti noi senza terra
Hanno usato le nostre membra
come cavia di rapporti esplosivi
grande splash e vuoti crateri
E tra le macerie sono riconoscibili
i nostri congiunti, i nostri fratelli
Le mura di Cartagine sono cadute
nell'etterna danza del dolore
dell'oltraggio e dei trattati infranti
degli ostaggi violati, dei tesori rubati
delle migliaia di vite vendute
Quello che c'era stato promesso
ci è stato ricordato a Corinto
e poi a Gerusalemme, ad Aleppo
a Bisanzio dove la frattura fu profonda
A Coventry, a Dresda, tra le alte fredde fiamme
di Nagasaki e di Hiroscima
Dalle odi sognanti di Omero
alla voce e rimasto il pianto
dei confini spostati
e della pelle marchiata col fuoco
Dalle miniere conquistate
abbiamo ereditato queste catene di ferro
e pallottole infuocate che hanno bruciato
le nostre canzoni
Non sono state bastanti le parole di Platone
ne' quelle di Aristotele a fermare la frusta
Il colpo di rivoltella che colpì A. Lincoln
liberò gli schiavi dalla paura
La lama che decapitò Robespierre
librò per il Mondo il Municipio e la Repubblica
Sono stati i Caligola e i Severo
a bruciare il Reichstag, le case del popolo e i libri
, ad armare le camice nere
a storpiare la voce che dal basso chiedeva
e ancora fortemente domanda
Non si conclude qui il confronto, così come la Poesia rimane linguaggio accumunante e denso veicolo di socialità che apre sempre all'indirizzar degli Uomini giusti il loro "ruggente e dolce dire " come la moderna linguistica malgrado i motivi di scontro, rimane indelebile "bottiglia nel mare" per le continue comunicazioni tra i popoli, le culture e il sentire oltre .../...
alla prossima
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