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Ateneo in crisi, colpa del governo

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Il Rettore Augusto Marinelli 
 
Dopo due anni il rettore in ermellino e il senato accademico sono tornati ieri a inaugurare l´anno accademico nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. Presente anche il ministro della cultura Rutelli. L´anno scorso il rettore Augusto Marinelli aveva rifiutato l´occasione solenne in segno di protesta per i problemi di bilancio. Problemi che quest´anno sono ancora lì sul piatto. Ma l´occasione pubblica è buona, secondo il rettore, non solo per denunciarli ma anche per riflettere su quanto di buono ha fatto l´università fiorentina e quanto poco invece, in termini di finanziamenti all´università e alla ricerca, ha fatto il governo. «Il bilancio d´ateneo presenta ancora oggi gravissime difficoltà la cui prima causa è legata alla mancata copertura degli incrementi automatici del costo del personale - denuncia subito Marinelli - Le nostre difficoltà finanziarie sono frutto di scelte esterne su cui l´università ha avuto e ha solo marginali capacità di incidere». Che equivale a dire: «Se l´università è in crisi, colpa del governo». Detto questo, resta il fatto, dice il rettore, che l´ateneo fiorentino con i suoi 60.000 iscritti costanti negli ultimi due anni è uno dei più importanti d´Italia. E fa il suo dovere, rispetta i patti, anzi li accelera, continua Marinelli, alludendo alla riduzione del 30% dei corsi prevista dal norma nazionale dopo la verifica degli «effetti negativi portati dall´eccessiva articolazione di corsi di primo e secondo livello» seguiti all´imperfetta introduzione della riforma del 3 più 2. Bene, l´ateneo fiorentino, assicura Marinelli, «non attenderà l´ultimo anno utile fissato dal ministero, ma già dal 2008-2009 compirà la sua razionalizzazione che non sarà solo un obiettivo in sé ma migliorerà e accelererà il percorso formativo degli studenti e ridurrà i fuori corso». Meno corsi, meno insegnamenti, meno esami, percorsi di studio più brevi e fattivi. Ma non solo. Marinelli lancia la figura dello studente part-time: non più un fuori corso che procede con lentezza, ma un normale studente, ufficialmente regolamentato, che dichiarerà volontariamente di volere seguire un percorso meno intenso, abbandonare l´obiettivo dei 60 crediti l´anno e laurearsi in tempi più lunghi, ma comunque laurearsi. E siccome i laureati sono comunque in crescita, il rettore annunzia che l´ateneo si occuperà anche di chi esce dall´università con sei sportelli di orientamento al lavoro attivi dal prossimo anno in collaborazione con l´Azienda per il diritto allo studio e la Regione e attraverso sempre più stretti contatti con Confindustria Firenze.
Il Rettore va anche fiero di rispettare a dovere il Patto per l´Università: turn over rimpiazzato al 20%, peraltro d´obbligo per gli atenei che, come Firenze, abbiano già raggiunto il 90% e «blocco dell´accensione di nuovi mutui per gli investimenti edilizi». Una visione solo in parte condivisa dagli studenti, che denunciano le carenze dei finanziamenti statali ma sostengono che qualche responsabilità è anche dell´università. Che in generale deve rendersi più credibile, come dice Alessio Branciamore, rappresentante degli studenti nel senato accademico intervenendo all´inaugurazione: «basta con i nepotismi e i concorsi truccati». Ma basta anche, a Firenze, «con le eccessive spese per il personale docente e gli sforamenti a tutti i limiti finanziari di legge». Perché «non è ammissibile che in nostro ateneo abbai un deficit di 57 milioni di euro, di cui 25 strutturali». La sinistra universitaria chiede «una svolta» e che l´inaugurazione non sia solo «cerimoniale» ma l´occasione per «riflettere sulle scelte finanziarie dell´ateneo» perché non può essere tutta colpa dello Stato. Mentre gli studenti di Lista aperta bocciano «il disinteresse del governo», ma anche «la proposta della Regione di accorpare in un unico organismo le tre Aziende regionali per il diritto allo studio».
 
Rossana Magli - DEApress 

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 28 Novembre 2007 20:21 )  

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