E' il ventisei di Dicembre, Santo Stefano, il giorno in cui dobbiamo smaltire i dolciumi dei giorni natalizi, quando mi sono immersa nella bellezza selvaggia dei Sassi di Materia, dagli anni Novanta patrimonio dell'Unesco e in gara per il 2019, per l'assegnazione della medaglia di capitale europea della cultura.

Arroccato in architetture suggestive, le vecchie abitazioni che pullulavano di mosche e malaria ancora nella prima metà degli anni Novanta, nella pagine del confino dello scrittore Carlo Levi, nel giorno successivo al santo Natale si dimostra completamente inospitale a occhi turistici curiosi. Nessuna attività commerciale ha l'apertura, in questa bellezza solitaria. Incanti rustici fraddati dalle traiettorie implacabili di un vento gelido riproducono l'atmosfera quasi mitica di un'urbanizzazione incontaminata.
Scenografie che ben si prestano alle messinscene cinematoografiche, con quel respiro tipicamente arabo, sconfinato che il paesaggio suggerisce. Le numerose Chiese rupestri, Abbazie e Cappelle che affollano la città ricordano agli sguardi passeggeri il profondo senso religioso con cui le comunità lucane sono dedite a organizzare il loro rapporto con la natura.




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