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Coldiretti pubblica la Classifica dei cibi pericolosi

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Foto di Silvana Grippi

Durante il Forum dell'agricoltura e dell'alimentazione che si è svolto gli scorsi 17 e 18 ottobre a Cernobbio, sul lago di Como, dal dossier di Coldiretti è emersa la "Classifica dei cibi più pericolosi", sulla base delle rilevazioni dell'ultimo rapporto del Sistema di allerta rapido europeo (RASFF).

Secondo quanto riportato dall'ANSA, per la Coldiretti gli allarmi scattati nell'Unione Europea sono 2925: il Paese dal quale proviene la maggior parte dei cibi pericolosi è la Turchia, che ha ricevuto il maggior numero di notifiche per prodotti non conformi (276). Seguono poi la Cina (256), l'India (194), gli Stati Uniti (176) e la Spagna (171).

La Coldiretti sottolinea che nel 2016 in Italia sono stati importati dalla Spagna circa 167 milioni di chili di pesce, in aumento del 5% nel primo semestre del 2017: tra questi troviamo tonni e pesci spada inquinati da metalli pesanti come il mercurio e il cadmio, che occupano il primo posto della black list.

Salgono sul podio dei prodotti ad elevata rischiosità per la salute anche gli integratori e i cibi dietetici statunitensi, contenenti ingredienti non autorizzati dall'UE ma legali secondo la Costituzione americana, che si posizionano al secondo posto, e le arachidi contaminate da aflatossine cancerogene di origine cinese al terzo.

Occupano la quarta posizione i peperoni provenienti dalla Turchia, che non è membro dell'Unione Europea ma che ha stretto con essa un'Unione doganale. Sempre di provenienza turca gli alimenti che si posizionano al sesto e all'ottavo posto, rispettivamente i fichi secchi (3 milioni di chili importati) e le nocciole (25,6 milioni di chili), frutti secchi pericolosi perchè contenenti aflatossine oltre i limiti. Al quinto posto troviamo invece i pistacchi di origine iraniana.

Sempre da quanto riportato dalla Stampa e emerso dal dossier di Coldiretti al settimo posto tra gli alimenti più pericolosi venduti in Italia nel 2016 troviamo la carne di pollo importata dalla Polonia, dannosa per l'uomo a causa di contaminazioni microbiologiche, in particolare salmonella.

None sono le arachidi statuntensi, prodotti contaminati da aflatossine: lo stesso problema viene riscontrato nei pistacchi dalla Turchia e nel peperoncino dall’India, che occupano le posizioni successive, come pubblicato dal sito della Coldiretti.

A seguire, tra i prodotti più segnalati – aggiunge la Coldiretti – ci sono le albicocche essiccate dalla Turchia per contenuto eccessivo di solfiti, la noce moscata dall’Indonesia per aflatossine e le carni di pollo dai Paesi bassi per contaminazioni microbiologiche.

"L’agricoltura italiana – continua la Coldiretti sul suo sito – è la più green d’Europa con 292 prodotti a denominazione di origine (Dop/Igp), ma è anche al vertice della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,5%), quota inferiore di 3,2 volte alla media UE (1,7%) e ben 12 volte a quella dei Paesi terzi (5,6%). Non c’è più tempo da perdere e occorre rendere finalmente pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’estero per far conoscere anche ai consumatori i nomi delle aziende che usano ingredienti stranieri”, ha sottolineato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo aggiungendo poi che “importanti passi avanti sono stati ottenuti con l’estensione dell’obbligo di indicare la provenienza del riso e del grano impiegato nella pasta ma molto resta da fare perché 1/3 della spesa resta anonima, dai succhi di frutta al concentrato di pomodoro fino ai salumi”.

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 24 Ottobre 2017 09:47 )  

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