Una giovane vita tra la dignitas di Europa e il disastro italiano
Nella crisi economica presente, seguito perenne dell’eterna crisi che le classi lavoratrici pagano da sempre, anche con i ritardi istituzionali e di crescita sociale, siamo spettatori oramai da due legislature, degli impedimenti che i nostri governi di centro-destra apportano allo sviluppo europeo.
Non è un caso, questo evidente ritardo doloroso, civile e istituzionale, accumulato in questi anni dai Paesi d’Europa proprio perché governati dai partiti di centro-destra che si dicono Popolari, ma che in verità sono i rappresentanti di una ideologia neo-liberista e capitalista.
I partiti di destra nascono per mantenere privilegi e ricchezze delle classi agiate, commerciali e istituzionali proprie del vecchio Stato nazionale, gerarchico e statuale. Erano conservatori quando il popolo voleva l’Unità della Nazione, lo erano quando il popolo non voleva la guerra di conquista e contrastò il governo fascista, lo sono stati quando il popolo voleva i propri rappresentanti nel Parlamento, lo sono stati quando andò creandosi la nascente idea di Unione Europea.
E lo sono anche oggi che rappresentano quel ceto-medio terziario, commerciale e latifondista, “colletti bianchi “ e dipendenti statali, nazionalisti e confessionali. Semmai c’è da chiedersi come riescano ad ottenere un consenso così ampio tra gli strati “operai e artigiani” se non fosse di quell’anticomunismo viscerale che in sé contraddice le intenzioni cattoliche e cristiane, dalla cacciata dei mercanti dal Tempio alla condivisone dell’ horat et laborat fortemente significante nella cultura nazionale e continentale.
Pensando ai Popolari Il ricordo va naturalmente a Don Sturzo e De Gasperi, ma anche ad Adenauer, Schumann che a loro tempo, dell’unificazione del continente si erano fatti grandemente promotori.
Per decenni dalla fine del secondo conflitto mondiale, l’Europa è cresciuta socialmente, per la ritrovata pace istituzionale ma anche soprattutto per le grandi lotte sindacali di sentita ispirazione socialista avvenute con grande partecipazione e sofferenze nel decennio 1968- 77. Le nazioni d’Europa hanno per ciò creato e goduto di un benessere economico e civile come mai prima nella loro tormentata storia nazionale, proprio in virtù di quella trovata Unione.
In quegli anni le parole d’ordine erano mutuate dai pensatori liberal’s quali Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, il modello federale sembrava perseguire un Unione Federalista di stampo americano, con le energie indirizzate a creare un vero Parlamento unitario e in seguito un unico governo sovranazionale.
Il progetto per le tante preclusioni ei veti di stampo neo-liberista e conservatore, si era purtroppo arenato in una imperfetta istituzione che rappresentava gli stati nazionali, venendo così a creare un Europa degli Stati e non uno Stato Europeo. Il Presidente francese dell’epoca era il generale De Gaulle il quale non era entusiasta di “perdere” i privilegi nazionali che la Francia aveva strappato negli anni delle avventure coloniali e così la Francia per anni si è tenuta fuori dal MEC .
Fu solo con l’avvento dei socialisti e Mitterand che proprio la terra Franca divenne la nazione più intransigente e determinata nel creare strutture ed istituzioni che rappresentassero le forze e le idee del continente. La Gran Bretagna poi non è mai riuscita a vedersi nell’unione continentale per le proprie ragioni neo-colonialiste e per i privilegi che l’ Inghilterra ottiene rappresentandosi nel Commonwealth e negli accordi economici e militari con gli Stati Uniti d’America
Il Patto di Roma comunque negli anni ’90 e verso il 2000 con Rochard, Simon Weil, Prodi, G.Schröder riprese forza, trovò motivi di crescita e andò avanti.
E’ di quegli anni uno dei momenti più importanti per lo sviluppo e l’emancipazione di Europa. Nel 1992 i leader nazionali firmarono il trattato di Maastricht dove furono ratificati i patti per la libera circolazione dei cittadini, per l’abolizione delle frontiere e delle dogane nazionali e per il varo di una comune moneta europea.
L’ Euro fortemente voluto dai paesi dell’Europa a maggioranza socialista, socialdemocratica e di centro-sinistra diventa un istituto sovranazionale dimostrando al tempo la grande forza economica e sociale dell’Unione Europea.
Ma l’Europa non è certo ben vista da molti altri paesi , la competizione globale che va iniziando tiene presente le molteplici difficoltà che l’Unione incontra, sia da nazioni “alleate” Stati Uniti in testa, sia dai Paesi finanziariamente più forti, La Gran Bretagna è tra questi.
La crescita costante di altre nazioni in Asia e in America Latina è anch’essa motivo di competizione o di scontro e al cambio delle vecchie monete statuali si è sommato un profondo cambiamento politico che coinvolse tutte le nazioni firmatarie del trattato di Maastricht . Il cambiamento di quei governi di ispirazione socialista.
Le elezioni del 1994 decretarono l’avvento di governi di centro-destra con estremismi neo-nazionalisti ed anche di ispirazione xenofoba e indipendentista, così che le nazioni più importanti di Europa si ritrovarono con i governi cambiati, i quali a quell’Europa non hanno mai veramente creduto e con l’avviso di una crisi economica stabilirono politiche nazionali fortemente protezionistiche incentrate in una economia di mercato di stampo neo-liberista e teo-dem.
Il male fu che al seguito di quegli accordi e senza dubbio col timore della grande concorrenza economica pilotata dalle multinazionali il cambio della moneta non riuscì a compensare valori di spesa e guadagno per le fasce meno protette di quella economia.
Ceto medio e classe lavoratrice si ritrovarono in balìa di crescenti “tempeste finanziarie” . In Italia per esempio il nascente governo Berlusconi niente fece per stabilire una parità di cambio. Determinato 1 euro in 1993 lire, se ne doveva segnare con il doppio prezzo merci e prodotti. Quel mancato adeguamento al reale valore commerciale ha determinato una minore ricchezza particolare e i lavoratori si ritrovarono per sei mesi con le paghe dimezzate. Felicità del “terziario” e dei commercianti, dei conti dello Stato, ma subito dopo della speculazione finanziaria che ha portato all’aumento dell’indebitamento causa le crescenti spese dell’amministrazione statale.
Quel Governo per fare cassa e mantenere certune promesse elettorali di stampo populista non avendo più la possibilità della svalutazione (che per decenni era stata l’unica politica del Ministero del Tesoro a deprezzamento della lira) finanziando mega progetti pubblici (TAV ) e usando fondi europei, stornando l’avanzo primario si è costretto ad aumentare l’indebitamento dello Stato con l’emissione di bond con alti tassi di interesse, e il risultato è questa crisi tutta bancaria e finanziaria.
La crisi investe tutti i Paesi e non avendo una forza reale l’Europa è senza strumenti effettivi per impedire default e collasso economico, e il ventilato ritorno alla moneta nazionale ( Lira, fiorino ) aumenterebbe le difficoltà scaraventando il nostro paese sul lastrico e la bancarotta ( Il rimedio sarebbe azzerare banche e assicurazioni, ristabilendo valori di emissione, spesa e interesse, che solo un Governo Popolare di ispirazione Rivoluzionaria si potrebbe permette) .
Per decenni Il motore propulsivo dell’unione europea è stata l’alleanza italo-tedesca che fortunatamente non era e non è stata l’asse d’acciaio che i dittatori degli anni 30 avevano pensato. Una alleanza che ha compensato le nostre difficoltà di crescita economica (PIL) Non è strano che i due maggiori responsabili della seconda guerra mondiale si siano poi ritrovati a fianco per quella ricostruzione sovranazionale che partendo come MEC e CEE si è consolidata nell’Unione Europea.
L’aver perduto quella guerra di aggressione ha in definitiva chiarito la natura democratica che il continente ambiva ottenere e nel quale ha finito per riconoscersi, proprio in virtù di una aspirazione sovranazionale dettata dai liberi pensatori ritrovatisi al confino di Ventotene i quali “sognavano” la fine dei nazionalismi e coltivarono un idea di Europa quale Unione di Stati sul modello federale statunitense ( il confino fu una invenzione del regime fascista, il quale vi rinchiuse gli oppositori di ispirazione cattolica-popolare, i repubblicani e i liberali: gli altri furono spediti in guerra o eliminati fisicamente)
Nel nostro paese sono avvenuti cambiamenti significativi quando il popolo si è espresso in maniera unitaria. Penso alle conquiste costituzionali (così dichiarate nella carta fondante lo Stato italiano) che spesso e volentieri, per certuni bizantinismi che ci portiamo appresso dall’unità nazionale, non sono ancora pienamente realizzate. Penso al riconoscimento dell’istituto referendario che ha permesso di superare arcaiche leggi e istituzioni di mero stampo contro-riformista. (divorzio, aborto, obiezione di coscienza)
L’ingerenza del Vaticano, delle nascenti forze malavitose che fanno “mafia” nelle Borse del Mondo, l’azione anti-democratica di forze politiche xenofobe e nazionalistiche sono riscontrabili nel ritardo civile, sociale e istituzionale che l’Italia si trova ad affrontare in questo inizio di 3° millennio.
Un grande cambiamento è necessario, la destra e le politiche finanziarie della sig.ra Merkel dimostrano proprio che a destra non c’è solidarietà, dato che i Conservatori di tutto il Mondo sono forza politica populista e interessata a salvaguardare interessi nazionali ….
Interessi privati (della grande industria e delle grandi imprese) mascherati nell’interesse nazionale. Non è davvero un caso che tutta l’Europa sia governata da governi populisti e l’istituzione europea stia miseramente fallendo, La percezione generale è che costruendo Europa abbiamo perduto qualcosa.
Si chiama nazionalismo, interesse della nazione, cultura nazionale … ma quelle politiche sono già state applicate nel passato, ed hanno causato solamente sofferenza, ingiustizia, mancato riconoscimento sindacale e di rappresentanza, hanno causato guerra.
Quell’interesse di bottega ha intaccato la nostra dignitas, culturale, creativa, lavoratrice; ed essere scesi nelle classifiche del diritto civile e della percezione reale di Democrazia è segno evidente di un percorso vecchio e doloroso.
Facciamo in modo che quel periodo non torni prepotentemente alla ribalta, non siamo un palcoscenico di vecchie comparse. Ci sono voluti 200 anni per avere importanti riconoscimenti sociali, politici ed economici. Non diamo repliche, per la salvezza di tutti noi, per la crescita del nostro Paese, per il pieno riconoscimento di Europa.
walter maccari
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