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Il Bene Comune

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Questo bene così richiamato, ma che diciamolo francamente è un intendimento e segno, da troppi anni è stato indirizzato e frainteso nel bene individuale che è forma e sostanza di una ideologia capitalista, che i novelli tardo-liberisti hanno spacciato nelle piazze televisive come sogno.....Sogno realizzabile sulla pelle di altri e perciò di tutti noi.

 

Ciò che i liberali d'antan intendono come libertà, somiglia al menefreghismo fascista, all'interesse proprio di arrivisti e truffaldini, così quello che io sento come bene proprio lo penso plasmabile nel bene comune, quale segno e forza, solamente esprimendosi dentro regole e valori di un bene condivisibile.

 

Il fascismo mascherato di questi anni ha propagandato il bene comune come valore dell'individuo, così come i pistoleros yankee impongono il diritto alla difesa personale tramite la libera possibilità di armarsi, come in un fortino; confondendo così il diritto privato nel bene comune, travolgendo il diritto pubblico.

 

La confusione creata ad arte intorno al diritto civile è territorio facile per demagogia e populismo, e farsi i propri interessi camuffando è anarchia senza costrutto. Tutta questa materia confusa che mischia libertà con liberismo, contrabbando con mercato, merito senza doveri, la sentiamo strombazzare da oltre 10 anni nelle televisioni libere (?), nei giornali populisti (nn popolari) da alcuni partiti politici che non hanno nei loro statuti, regole democratiche, ne' strumenti di confronto e crescita per i loro iscritti.

 

Partiti morti e risuscitati, congelati per approfittare del finanziamento pubblico, che si sono trasformati al crollo della prima repubblica. Partiti nati sull'onda becera da stadio, organizzazioni sorte per volontà di uno e non richieste e create dai molti. Come un prodotto da vendere, come tracima il diritto-dovere di un intendimento repubblicano.

 

Così ridendo e scherzando nelle serate televisive di intrattenimento forzato, dove vengono pagate le risposte facili, i demagoghi e gli arrivisti sono andati ricompattando una classe sociale a-politica, s-fascista abile a pasticciare valori cristiani e corporativi, che in questo inizio di millennio hanno ancora un forte appeal popolare. Libertà come popolo liberista, catene come leghe, mercato come Borsa e così declamando il “farsi gli affari propri” come diritto ed espressione di una libertà.

 

Penso invece che libertà sia opera condivisa non meritocratica, e se questa serve soltanto ad uno, o ad una sola classe sociale, non è proprio una libertà, ma anzi la vedo come una libertà con catene (obbligatoria?) E' quanto avviene quando l'interesse comune è populista e non popolare.

 

Si racconta di un bene comune nella forma, ma nella sostanza nasconde invece un interesse privato. E' l'indotto demagogico propagandato e urlato attraverso televisioni e giornali e raccontato, imposto ad una opinione pubblica, sapendo di aver costruito un pubblico osservante e imposto, proposto come pubblica opinione quale maggioranza silenziosa.

 

Mussolini e la marcia su Roma: lui in vagone letto (pronto a scappare in Svizzera se qualcosa andava storto), gli altri con mezzi di fortuna su strade malmesse, ritrovatosi nella capitale di fronte alle truppe schierate, urlando ed inveendo. Un popolo reclutato promettendo la Repubblica e il ridimensionamento del potere della Curia, ridotto in camicia nera a sparare a popoli lontani.

 

E' la finanza giocoliera nelle Borse economiche di tutto il Mondo, che è pubblica perché se ne vede le sedi e le banche nelle strade delle nostre città, ma che comprano alberghi e casinò con i soldi dei loro correntisti, senza distribuire la ricchezza che accumulano.

E' il tassista che riceve la licenza quale concessione comunale (soggetta a regole amministrative) ma che la rivende per il proprio interesse e la chiama TFR e pensione, e che nel frattempo non rilascia ricevute, ed ha un rimborso comunale per la benzina.

 

E' la proprietà privata di campagna che viene invasa dai cacciatori che vanno sparando agli animali, senza accortezza e con queste assurde regole: è mancanza di un diritto.

 

E' l'insegnante di religione nelle scuole statali, che è un prete cattolico, il quale spiega il Vangelo, ma non dice una parola sulle altre confessioni religiose: Buddismo, Islamismo, Giudaismo, Taoismo

 

E' confondere la legge sull'aborto, che lo regola e lo ha reso sicuro per le donne, con il massacro degli innocenti. (fonte ONU 5 milioni di bambini sono morti per fame nell'anno domini 2011....è così da 10 anni) nel frattempo avvengono 100.000 aborti sicuri a fronte del milione incerto degli anni passati, con malformazioni infantili e donne morte dalle “mammane”

 

Il bene comune è un valore condiviso dove è compresa la libertà individuale dentro regole, limiti e legge. Disposizione ove si esprime la proprietà privata, previa concessione governativa all'interno di statuti e disposizioni. Il bene comune è in sostanza quel qualcosa che vige nell'interesse pubblico, cioè di tutti e non come ci viene raccontato a difesa dell'interesse personale, privato di qualcuno, fosse pure di una classe sociale.

 

In un Parlamento pieno di avvocati, sono 133, una riforma della Giustizia non ci è stata ancora data, preferiscano il vigente di tre gradi di giudizio, dilazionando il giudizio e così prescrivendo il reato : come nascosta amnistia annuale nell'interesse di chi può pagare salate parcelle.

 

Una classe politica corrotta ci ha governato in questi anni e tutti assieme sono un blocco coeso e vociante nel difendere i loro propri interessi. Hanno doppi partiti in “sonno”, “congelati”, per continuare ad intascare contributi, e dove sistemano i propri uomini dipinti quali difensori della comune libertà, ma che sono l'esempio proprio di una libertà condizionata.

 

Nel 1948 i combattenti per la Libertà, superstiti di una guerra fratricida e molti reduci dai campi di sterminio nazi-fascista si dettero modo e luogo per redigere una Costituzione Repubblicana che rappresentasse e disponesse obbiettivi per tutto il popolo italiano.

 

Nei suoi articoli cogenti di un sentimento ritrovato e per molti aspetti del tutto nuovo, i “patres patriae” vollero marchiare per sempre il ripudio alla guerra come mezzo costrittivo di popoli e nazioni: e siamo da circa 15 anni impegnati nei teatri di guerre nazionali e religiose, in Afganistan, in Libano, nel Corno d'Africa.

 

Furono redatti articoli e disposizioni per non ritrovarsi mai più, anche nei modi democratici ad assistere un ritorno fascista, razzista e violento: e ci ritroviamo governati da esponenti politici che fortemente si richiamano a quella ideologia nefas e distruttiva, e questi politici vengono onorati, e gli viene data la rappresentanza popolare con la quale sono divenuti presidente delle Camere Parlamentari.

 

Conosciamo amministratori pubblici che portano la cravatta per nascondere il ciondolino al collo con la svastica. Sindaci e presidenti di regione che salutano romanamente, che festeggiano i compleanni del dittatore, che titolano strade ai massacratori repubblichini, che creano sussidiarietà con fondazioni, associazioni che sono luoghi di un rigurgito nazi-fascista, a raccontar come eran belli quei tempi dritti, neri e duri.

Dimenticando i milioni di morti e le stragi perpetuate a gratis, per il color di pelle e per la diversità. Perché loro ci vogliono tutti, dritti, neri e duri.

Nel nome di una libertà costruita, obbligatoria e mascherata, i populisti e i demagoghi sono ritornati al comando di questa nostra nazione.

 

Giorni duri sono già passati ed altri sono alla vista perché questo nostro popolo italiano, amante del benessere e del proprio interesse, cade facilmente nelle trappole e nelle reti di profittatori e maneggioni, i quali sanno trovare parole di coesione per legittimare e propagandare non il bene comune, ma il bene proprio.

 

La fa da padrone l'ignoranza nella quale siamo costretti per mancanza di istruzione, per alcuni impedimenti legislativi, per le continue rinfocolate paure, e per la miseria con cui ci fanno vivere.

 

Uno dei più ricchi Paesi del Mondo, mantiene i propri poveri a dormire nelle piazze e nei giardini.Ha ancora persone povere e manda negli asili nido 60 bambini su 100, sottopaga i propri lavoratori e permette che il 10% della popolazione detenga il 50% della ricchezza prodotta.

 

Questa nazione che ha il 10% di disoccupati, dove 2 ragazzi su 3 è senza lavoro, dove i 70enni ricevono una pensione di c.a 500 euro al mese, dove il welfare non è universalistico, la sanità non è per tutti, la scuola è per chi se la può permettere.

 

Questo Stato Italiano non lavora per il bene comune, ha voluto dimenticarlo il bene comune, e persegue, e permette solamente il bene e l'interesse personale e individuale. Forte con i deboli e debole contro i forti: poteri economici e persone.

 

Non è facile coltivare un sentimento fiero nazionale, difficile dirsi cittadini di questo Paese che copre facilmente nell'ingiustizia ogni libera espressione di rivendicazione sociale. Come 90 anni fa! Come il traghettatore politico, che raccontò balle per conquistare il Paese, che parlava bene alla radio, che aveva molte amanti, che si diceva socialista, nazionalista e urlava Italia.....forza Italia.   E così a questo siamo ridotti.

 

walter maccari

 

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