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Istat e la crisi

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Questi ultimi anni sono stati abbastanza disastrosi, economicamente parlando. É stato chiamato "periodo di crisi" ma che forse è iniziata dall'entrate dell'euro. Una crisi che ha colpito, non soltanto le grandi aziende, soprattutto il lavoratore semplice, l'operaio, il dipendente, le famiglie. La disoccupazione ha toccato livelli spaventosi, aiutato anche dalla disoccupazione "tecnologica" dovuta alla sostituzione delle persone con i macchinari. L'Istat rende noto che il tasso di disoccupazione sfiora l'8,4 %  in Italia, rende noto l'Istat.

L'Istituto spiega anche che "nella media del 2010 l'occupazione si è ridotta dello 0,7% (-153mila unità) rispetto all'anno precedente": una flessione dovuta esclusivamente alla componente maschile. In generale, lo scorso anno, il numero dei lavoratori è calato di 336mila unità, per un tasso in discesa dal 56,9% al 56,3%. In aumento di 183mila unità gli occupati di nazionalità straniera, anche se l'andamento complessivo registra una flessione dal 64,5% al 63,1% (dal 77,7% al 76,2% per gli uomini e dal 52,1% al 50,9 % per le donne)". Invece il tasso di occupazione complessivo "si attesta al 56,9% (era pari al 57,5% nel 2009)".
Ma cosa ci vogliono dire queste cifre? Questi dati ci dicono che aumenta il lavoro per gli stranieri, ma nel panorama complessivo la percentuale di disoccupazione è sempre più alta. Ma quali sono gli elementi che influiscono nella difficile ricerca del lavoro? Forse l’elemento più influente è l’età. Non lo dimostrano solamente le cifre riferite dall’Istat ma anche una veloce inchiesta. Sempre più alto il numero di persone oltre i 45 anni d’età che si ritrovano senza lavoro. Risultato questo del malato circolo vizioso che si è creato nel mercato del lavoro.

Un circolo che non soltanto produce disoccupati appartenenti alla fascia più “matura” e favorisce lo sfruttamento giovanile, ma che soprattutto danneggia la produttività delle aziende. Le cause della perdita del lavoro in età matura sono multifattoriali, permeate da sfumature culturali che alimentano pregiudizi. Le motivazioni prime della perdita del lavoro sono per lo più il fallimento della ditta, la decisione di chiudere l'attività da parte del datore di lavoro, chiusura del contratto ecc.  Il problema più grande arriva successivamente. Molti non riescono più a trovare lavoro, e dopo un periodo di ricerca, si trasformano in “inattivi” , cioè persone che smettono di cercare lavoro in modo attivo. In crescita la disoccupazione giovanile.

Lo rivelano le stime provvisorie dell’Istat sul mese di marzo, secondo cui il tasso di disoccupati tra gli italiani tra i 15 e i 24 anni è aumentato al 28,6 percento, 0.3 punti percentuali su base mensile e 1,3 punti in aumento su base annua. Dai dati Istat emerge anche che il tasso di inflazione ad aprile è salito al 2,6 per cento, lo 0,1 in più rispetto a marzo. Il tasso annuo è il più alto da novembre 2008, quando l’inflazione si attestò al 2,7%, quello congiunturale è il maggiore dal luglio 2008. La crescita dei prezzi su base mensile, calcolata allo 0,5 per cento in più, risente ad aprile delle tensioni sui prezzi dei servizi relativi ai trasporti e dell’andamento di quelli dei beni energetici non regolamentati. A fare da traino, in quest’ultimo caso, il rincaro delle bollette di luce e gas.

La crisi c’è o è già passata? In realtà, molti hanno espresso opinionIa riguardo, ma nessuno riesce a rispondere a questa domanda.

 

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 16 Dicembre 2013 10:35 )  

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