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Dietro il lusso: il degrado

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“Arriva il nuovo! Siate curiosi verso le ultime tendenze, l’amore per lo stile, la voglia di ispirarvi alle passerelle per immaginare il look che sceglierete per la prossima stagione…Surfando tra abiti, giacche, gonne e cappotti, ognuno potrà creare il proprio stile, ideando e accostando liberamente” Questo e molto altro recitano ogni giorno i tabloid della moda, pronti in sella a cavalcare o meglio a “vendere” un mondo di tentazioni. Ma dove va la moda? In tante, troppe direzioni diverse, spesso contrastanti e incuranti di chi sta dietro le patinate vetrine del lusso.Un comune denominatore attraversa le ultime tendenze: “personalizzazione e libertà di scelta”. Una libertà relativa però, non solo se si considerano i prezzi sempre meno accessibili ai più, ma soprattutto se si va a vedere da chi e in che modo viene prodotta la maggior parte dei beni di lusso che finisce in passerella. Spesso dietro le immagini patinate della pubblicità si nasconde il terzo mondo di casa nostra, anzi della nostra Regione. Recentemente griffe italiane quali Prada, Gucci, e Dolce & Gabbana sono state accusate dal Sunday Mirror di fare confezionare i propri capi da immigrati pagati 3 euro l’ora, quando il salario minimo di un italiano è di 5 euro. Secondo il giornale britannico i vestiti, scarpe e accessori delle tre case di moda sono almeno in parte prodotti a Prato da un esercito di lavoratori cinesi malpagati e spesso clandestini. A Poggio a Caiano, per esempio, in provincia di Prato si trova la più vasta concentrazione di imprese cinesi d’Italia. Sono 3000 cresciute esponenzialmente a partire dagli inizi degli anni ’90 e i cinesi residenti sono 25 mila. Ma si pensa che ve ne siano migliaia che vivono in clandestinità arruolati come manodopera, perlopiù nel settore tessile.L’attenzione a questo sistema che fuoriesce dalle maglie della legalità è stata data anche da Report, il programma di Rai3 che è riuscito ad addentrarsi nel microcosmo di alcune ditte della provincia pratese, sottolineando le condizioni di vita dei lavoratori nonché il losco mondo che gira attorno alla produzione di questo settore. Nelle industrie, vengono spesso realizzati capi agli orari più disparati, vivendo e mangiando all’interno dello stesso capannone. E soprattutto lavorando per il loro padrone, che è sempre un cinese. Prato non dorme mai. Basta fare un giro di notte nell’immensa area dei capannoni per vedere la brulicante vita notturna. Il made in Italy coperto da giochi di potere che tendono a delegittimare il sistema Italia. Il fenomeno della contraffazione esiste e nuoce alle grandi firme ma quello che più le danneggia è che spesso chiudono un occhio, forse tutti e due, nei confronti dei titolari di aziende cinese che sfruttano la manodopera clandestina per  fabbricare tomaie, borse e altri accessori di lusso proprio per le grandi firme italiane a prezzi stracciati.  

 

 Barbara Provvedi - DEApress  

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 05 Dicembre 2007 14:23 )  

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