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I danni di Chernobyl

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Nella foto: Chernobyl  - fonte Google
 

Ventuno anni sono passati da quel tragico 25 aprile 1986 che sconvolse la tranquilla cittadina di Chernobyl in Bielorussia e con essa il mondo intero, la più grande esplosione nucleare della storia che ha mietuto vittime per radiazioni, malattie, deformazioni etc.
Tutto è stato abbandonato e la natura si è riappropriata in questi lunghi anni del territorio di Chernobyl in modo inquietante. Nella foresta sono stati avvistati lupi che sopravvivono mangiando cani, rondini albine, gatte che non riescono più a partorire cuccioli maschi.
La selva è popolata da cinghiali selvatici, alci, cervi, volpi. A brucare le sterpaglie contaminate è tornato persino il bisonte europeo, quasi estinto agli inizi del '900. Oggi qui ritrova l'ambiente adatto per riprodursi, soprattutto grazie a un particolare non trascurabile: l'uomo non è più la specie dominante.
Secondo molti studiosi gli animali che oggi popolano Chernobyl sono geneticamente devastati dalle radiazioni. Non solo: nelle zone in cui la radioattività è rimasta elevata, gli uccelli non riuscirebbero più a nidificare.
Poco è stato fatto a livello internazionale per monitorare gli ecosistemi di Chernobyl. Organismi quali l'Organizzazione Mondiale per la Sanità e l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica si sarebbero basati solo su "prove aneddotiche".
Animali di grossa taglia, che prima non abitavano queste zone, oggi sopravvivono grazie a mutazioni genetiche che ne hanno modificato la resistenza e le abitudini alimentari. Come i lupi che stanno ricomparendo nel bosco, di taglia più piccola rispetto a quelli normali: test scientifici hanno dimostrato che il funzionamento dei loro organi è ormai stato geneticamente modificato dalle onde radioattive. Secondo le poche centinaia di persone che ancora abitano qui, i lupi si sarebbero riprodotti negli anni cibandosi dei cani rimasti.
Chernobyl non sta rinascendo ma è l'emblema di un mondo inquinato e perduto. Il plutonio per scomparire del tutto impiega in media 234 mila anni; attualmente nella cittadina di Pripyat, desolata e abbandonata a sé stessa, abitano circa quattrocento persone. "Non torneremo mai più, addio", aveva scritto una maestra sulla lavagna un attimo prima dell'evacuazione. Gran parte degli abitanti di Pripyat hanno mantenuto la promessa.

 

Nicoletta Consumi - DEApress

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 14 Dicembre 2010 18:53 )  

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