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Difendere l’indifendibile

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Ancora una volta un Capo di Governo, il Premier italiano, Berlusconi , ha dato segno di grande scorrettezza, inqualificabile e indegna di un politico.

Alla trasmissione di Gad Lerner “L’Infedele” si è espresso in toni arroganti e sconvenienti. Bene ha fatto Lerner ad apostrofarlo di “cafone” quale si è dimostrato con la sua inappropriata tracotanza.

Un Presidente del Consiglio non ha la licenza di fare tutto quello che gli pare; ha dei doveri e delle regole da rispettare in prima persona in quanto esempio per il proprio Paese e latore di buona immagine all’estero. Ma il nostro Primo Ministro, sembra non voler considerare assolutamente questi aspetti che, anzi, li rinnega con il suo comportamento assolutistico.

Aver tacciato la magistratura – e in particolare i PM – di persecutori da punire; voler fare una legge per la punibilità di esponenti del potere giudiziario, non solo è un paradosso, non solo prevede una incostituzionalità di fatto ma è indicativo di come a Silvio Berlusconi non importi niente della giustizia – quella vera -  degli italiani – quelli onesti – degli operai – “che non sono da sposare” – degli studenti, premiabili solo quelli provenienti da “caste facoltose”. Di fatto con la legge Gelmini questo è già attuabile.

Un Presidente del Consiglio il quale nei messaggi televisivi si fa riprendere con le foto della famiglia ma che la moglie lo taccia di “malato” di sesso: gli piacciono le minorenni.  Gli piace la prostituzione di alto bordo dove le sex-worker – imprenditrici di loro stesse – vengono chiamate escort ma "peccaminose" quelle da strada: le “prostitute”. Gestite dalla malavita, lasciate alla mercè dei criminali e di individui senza scrupoli.

Un Presidente del Consiglio difeso da varie esponenti politiche; donne le quali si ostinano a difendere l’indifendibile.

In qualsiasi Paese europeo degno di una Nazione democratica il paradosso Berlusconi non sarebbe mai arrivato ad uno stadio così avanzato di ineluttabilità.

In qualsiasi Paese europeo, una normale opposizione avrebbe reso alla normalità la Nazione facendo subito la legge sul conflitto d’interesse il quale non lascia spazio ad una editoria indipendente e libera nelle idee.

Un conflitto d’interessi che è esso stesso un attacco alla democraticità.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 27 Gennaio 2011 20:08 )  

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