La notizia del Gip di rimandare a giudizio Silvio Berlusconi è nelle prime pagine di tutti i quotidiani europei e mondiali.
Le accuse sono gravissime per un primo ministro: concussione e prostituzione minorile; le prove, secondo il Giudice per le indagini preliminari, sono evidenti.
Lo scandalo, tutto italiano, di volersi difendere dal processo mette in ridicolo l’Italia al cospetto del mondo intero. In altre parti d’Europa e del mondo, le dimissioni di una così alta carica dello Stato -per ipotesi ancor meno gravi - sarebbero d’obbligo. Invece il nostro primo ministro aveva anche ipotizzato di intentare causa allo Stato. Evidentemente non è così ferrato sul diritto concernente questa materia. Può intentare causa allo Stato un libero cittadino; quindi dovrebbe prima dimettersi.
Il 6 aprile inizia il processo. I tentativi adesso sono quelli di attribuire la competenza al Tribunale dei Ministri solo perché, questi magistrati, dovrebbero avere l’autorizzazione a procedere da una delle Camere.
Parte del Pdl sta ancora facendo scudo al Premier negandosi l’evidenza dell’ineluttabile realtà dei fatti e tentando di tutto per decretare l’impunibilità
L’eventuale condanna per questi reati porterebbe all’ interdizione dai pubblici uffici.
Dovere e diritto di ogni cittadino - e in particolar modo di un Presidente del Consiglio – è di difendersi nel processo. Qualsiasi altro tentativo è da considerarsi un esubero dei poteri a scopi personali per evadere dalle proprie responsabilità.
Quello che ancora manca al Premier è la chiarezza con la sua Nazione, con i suoi cittadini. Una responsabilità etica, civica e soprattutto morale la quale si è sempre dimostrato insensibile e lontano.
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