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Vecchia e nuova Resistenza

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Vecchia e nuova resistenza, la madre di tutto è nelle aggregazioni in montagna delle Brigate Partigiane Combattenti.

Uomini  e donne scappati dal fascismo, dalle sue regole, dall’ordine e dalla pulizia che nascondeva all’interno del loro casto programma anche una pulizia etnica. Nel 1943 i lager erano da  tempo già in funzione. Gli Stati Uniti solo nel 1941 ebbero le prove di quell’olocausto che certi ragazzi biondi, giovani e carini dall’interno delle  frontiere del Reno alle pianure Slovacche, stavano facendo ai popoli d’Europa e non nascondevano di voler portare l’arrivo esatto dei treni oscuri in tutto il Mondo.

Avevano cominciato facendo i ragazzi simpatici aiutando le vecchiette ad attraversare le strade, cantavano canzoni  dove l’aria era fresca e pulita, i giardini verdeggianti e fioriti e i bambini andavano a scuola con il loro grembiulino lindo e stirato. Figli tragici delle paure di un capitale economico e finanziario che andava formandosi, mal sopportavano che le genti e per ciò i lavoratori stessero prendendo coscienza dei loro diritti, dopo secoli di doveri e di stenti.

Era stata la Rivoluzione d’ottobre a riprendere un sentiero interrotto ed aveva sparso per le terre d’ Occidente idee finalmente di riscatto e di crescita sociale.

Era dai giorni torbidi del brumaio del 1789 che non si sentivano parole di riscatto e di speranza che chiamavano le persone alla lotta  e all’affrancamento, nelle scuole, nelle fabbriche, nelle Nazioni. Parole forti e poetiche che ricordavano alle genti l’impegno comune, l’uguaglianza, e che volevano per noi tutti il  riscatto da una vita di lavoro e di stenti, che generava repressione e guerra, che genera  soltanto morte e miseria.

Com’è strana la Storia del Mondo e come mai la vita per i suoi uomini e le sue donne è sempre vita di stenti e di sofferenza, tanto da rendere i suoi dei e le sue apparenze, forza di persuasione e speranza, mentre oscure forze economiche travestite da salvatore e da pacificatori, mantengono i guinzagli e i collari sulla parte lavoratrice di questo popolo, di questa umanità?

E così rimanendo, una manciata di profittatori e di arrivisti, tiene nelle mani la ricchezza comune che salverebbe i figli dell’uomo dalla fame, dalla malattia, dall’ignoranza. E come sempre la paura di questa forza che si riconosce nell’uguaglianza, suscita l’odio e il profitto dei pochi che nel momento della richiesta di quei molti danno forza e impunità ai fomentatori dell’odio, ai servi che sanno usare le antiche armi della divisione e del sopruso e questi sono gli armati scherani da caccia; compagni dei cani cattivi, strumento contrario dell’uomo che alza la testa e chiede i propri diritti, reclama la propria indipendenza, cerca l’ affrancamento dal duro lavoro e  un migliore futuro economico e sociale.

Duemila anni di lotta e ricerca, dai sogni individuali al destino di tutte le genti.

E’ solo questa la domanda che trascende l’orgoglio e che riapre la via della crescita, dopo l’affrancamento personale. Dalle istanze personali alle risposte per tutte le genti, perché siamo un solo popolo e una sola etnia, che si discenda da Noè o dal brodo primordiale, che siamo nascituri delle coste atlantiche o del Pacifico, che si sia figli delle pianure del Po o  delle montagne andine, dei Grigioni o dell’Arkansas,  delle steppe dell’Ararat, o dei deserti africani. E la cultura degli uomini oggi permea ogni cultura nazionale, come a formar collana di percorso e scoperta. I popoli del pianeta Terra verso questa grandezza sono chiamati, a riconoscersi tutti come cittadini del Mondo.

E’ questa la nostra nuova resistenza, questo saper sentire dentro la propria energia, le energie del Mondo che ci accompagna, sapendo riconoscere la crescita universale dell’uomo che è individuo e genti, popolo e nazioni. Così mentre si compiono i percorsi l’ attenzione di non tornare indietro è segno e senso di quell’uguaglianza voluta dai nostri maggiori. E’ questo il ricordo che ho di quei giorni che dal 1941 al 1945 hanno fatto riconoscere una civile Resistenza che ci ha consegnato una diversa entità statuale, dalla dittatura alla libertà, dal Regno alla Repubblica.

Le scelte e le decisioni nate dalla grande sofferenza che si era fatta corpo nel nazi-fascismo, generato negli anni dell’errore e dell’orrore  dal 1923 al 1945, quasi  come a ripetere secoli di dolore, sono state scelte in avanti, verso una democrazia parlamentare compiuta. Ennesima occasione di prosperità e giustizia, nata dall’impegno e dalla sofferenza di molti, e che noi  siamo chiamati a mantenere e difendere, contro le ingiustizie e il sopruso dei pochi che  credono di poter parlare per tutti, mentre sono solamente una particella della comune presenza.

Se dalla rappresentanza non nascono frutti di benessere per tutti e le disposizioni Costituenti vengono stravolte a permettere il benessere di una parte soltanto, siamo chiamati ad insorgere, a farci parola e gesto, urla e protesta perché non siano stravolti i luoghi della comunanza e del mutuo progresso.

Così nel nostro piccolo mondo contemporaneo stanno rinsaldandosi antichi patti di riconoscimento e di attenzione, dall’informazione ai luoghi del lavoro, mentre una classe politica salvaguarda gli interessi corporativi della finanza e del profitto. Due anni di manovre governative tese a far pagare l’eterna crisi del capitale alle classi subalterne e lavoratrici, chiamano alla resistenza e all’azione, ad una vera opposizione culturale e creativa, purtroppo solo per mantenere quanto ci è stato donato e tutto questo diventa misura di come possano essere differenti le direzioni della politica.

Questa volta la marcia su Roma la facciamo noii !?

 

walter maccari - www.nuovaresistenza.it -  http://macwalt.leonardo.it/blog

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 25 Maggio 2011 12:21 )  

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