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70 anni fa morivano i fratelli Rosselli

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Esattamente settant'anni fa, il 9 giugno 1937, a Bagnoles de l'Orne, in Francia, Carlo e Nello Rosselli venivano barbaramente assassinati su mandato di Benito Mussolini e di Galeazzo Ciano.
Carlo Rosselli, fondatore nel 1929 del partito Giustizia e Libertà, era stato costretto all'esilio per la propria attività politica antifascista, dopo essere evaso dal confino a Lipari, impostogli da Mussolini. Fu il teorico del socialismo liberale, nel tentativo di staccarsi dalla dottrina marxista per dare al socialismo una valenza meno deterministica e più democratica. “Il socialismo” scriveva “è in primo luogo rivoluzione morale, e in secondo luogo trasformazione materiale ... come tale si attua sin a oggi nelle coscienze dei migliori, senza bisogno di aspettare il sol dell’avvenire”. E ancora: “Liberalismo e socialismo ben lungi dall’opporsi [...] sono legati da un intimo rapporto di connessione. Il liberalismo è la forma ideale ispiratrice, il socialismo la forza pratica realizzatrice”. Insomma, il socialismo non può esistere senza democrazia.
Ma il socialismo di Rosselli era ben diverso da quanto raccontato dalla socialdemocrazia contemporanea: anzitutto il suo carattere non-marxista non era affatto anti-marxista; inoltre propugnava la rivoluzione, come mezzo per l'emancipazione del popolo e per la realizzazione di una società più libera e più giusta; e soprattutto non rifiutava la violenza, quale strumento estremo ma necessario per rispondere alla soverchiante violenza della dittatura e del capitalismo. A questo proposito scriveva nel 1937: “Quando il fascismo marciò su Roma avevo 22 anni. La battaglia era già persa. E purtroppo persa molto male. La resistenza è stata frammentaria. I capi sono stati passivi o inetti. La massa è stata abbandonata a se stessa. [...] I vecchi partiti, i vecchi gruppi ci hanno letteralmente impedito di combattere. Dopo cinquant’anni di politica mediocre, si sono rifugiati in un moralismo impotente, hanno rifiutato ogni azione rischiosa e sono stati spazzati via. [...] La violenza non è l’elemento che necessariamente genera la storia. Ma nella lotta contro il fascismo, soprattutto contro un fascismo che sta nascendo, arriva un momento in cui siamo costretti ad accettare la lotta sul terreno dei fascisti - la forza”.
Le parole, in Rosselli, non rimasero soltanto tali: nel 1936 si unì al Fronte Popolare spagnolo per combattere nella guerra civile contro i franchisti; fu per molti mesi nelle campagne aragonesi, al fianco di anarchici e comunisti, a lottare per la libertà di un popolo, ma anche per affermare il dovere morale e intellettuale della resistenza armata contro i fascismi.
Quando, assieme al fratello Nello (fervente democratico e mazziniano), fu ucciso in Francia, si era concesso un periodo di necessario riposo per curare una grave ferita riportata sul campo di battaglia.
La morte dei fratelli Rosselli fu anche l’occasione di una grande lezione di giornalismo: senza timori reverenziali o ipocrite prudenze, il 18 giugno 1937 (e quindi soltanto pochissimi giorni dopo), Gaetano Salvemini volle titolare così la prima pagina della rivista GL settimanale: “Mussolini ha fatto assassinare in Francia Carlo e Nello Rosselli”.

Giulio Gori - DEA

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