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La rivoluzione con la cultura

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Il noto filosofo e politologo Mario Tronti affronta e analizza dalle pagine del settimanale Left, una questione sociale di rilevante importanza ai giorni nostri: “L'Americanismo e il vuoto del pensiero”.

 

Nella foto Mario Tronti 

 

 LA RIVOLUZIONE CON LA CULTURA

Come cambia la politica al tempo dell’antipolitica? Come si ricompone la frattura tra paese e politica? Vedo l’urgenza di un’ analisi culturale, non politica, della transizione dalla prima alla seconda repubblica. Di quel passaggio dalla repubblica iperpolitica, dallo “stato dei partiti”, durante il quale subirono un processo di corruzione: morale nei governanti, politica e organizzativa nell’opposizione. E’morta la politica dei partiti di massa, organizzati sul territorio? Ora c’e’ internet, i girotondi, il grillismo. E’ arrivato in Italia il modello americano? Questo fenomeno deriva da un mutamento sociale. E’ il territorio che si e’ sfaldato, ha perso i riferimenti sociali tradizionali. Si tratta di cause oggettive. Ma non spiegano fino in fondo lo smottamento. La crisi della vecchia organizzazione è stata cavalcata da soggetti non politici:  la magistratura, il leghismo, il referendarismo, Berlusconi stesso. E hanno aggravato il male anziché curarlo. Non hanno innescato  processi virtuosi di organizzazione dal basso. Sono distruttivi, raramente creativi. Il grillismo , per esempio, non sedimenta cultura, ma anticultura. Forse è peggio del male che critica. Ma bisogna combatterne le cause, non gli effetti. Servono culture nuove. Quindi la rivoluzione è cultural-antropologica? Gli spiriti animali borghesi, quelli del fare i fatti propri, sono cresciuti. Tendono a crescere in una società capitalistica ed a essere interiorizzati dalle persone. Avanza il darwinismo sociale o è positiva fiducia nell’uomo? E’ un grande apparato ideologico che non corrisponde a realtà. Questa ideologia va presa perché non è culturalmente contrastata. Non sorprende che nasca un partito simil-americano. La contrapposizione tra individualizzazione e socializzazione dovrà trovare una sintesi. Magari in una figura antropologica nuova di un individuo “sociale” per natura. Oggi ci sono iniziative isolate ma manca il contesto, la battaglia delle idee. La politica è diventata amministrazione e il confronto è tutto sull’immagine e la comunicazione. Non vuol dire che la comunicazione è cambiata e le persone ora guardano al “personale” del politico? Veltroni e Franceschini sono “bravi ragazzi”. I processi sono tutti ambigui. Le nuove facce sembrano nuove rispetto al passato forse, ma stravolgono anche le richieste di massa, non approfondendo nulla, con poca serietà. A me sembra che la politica sia vicina all’antipolitica. Il nuovo modo di porgere, che non è un nuovo modo di pensare, nasconde tutti i conflitti veri. Offre un’immagine del mondo e della società distorta. Non vorrei che la “novità” nascondesse la “verità”. Il modello “americano” che arriva è tutto negativo? In effetti non credo al pericolo di un nuovo autoritarismo, ma proprio dell’americanismo. L’homo democraticus di Tocqueville non è consapevole di sé, cerca solo di delegare ad una singola persona. E’ un modello di società “ verticale”. Le primarie possono essere un esempio di falsa democrazia diretta. Io comunque giudico questa fase transitoria. Più che degli esiti mi sembra che ci troviamo di fronte a dei passaggi. Ma il dibattito culturale non è una sfida comune a sinistra. Sono processi che si imporranno per ragioni oggettive. Ci vuole il coraggio di chi avanza per smuovere le pigrizie. Pigrizie o incapacità d’analisi? Il grande limite del marxismo, così come quello delle culture borghesi, è di non aver avuto una visione antropologica autonoma. Una visione antropologica forse c’è: l’uomo economico di Marx e il razionale illuminista borghese. L’uomo del terzo millennio, quello degli affetti? Dobbiamo pensare all’essere umano dopo il ‘900. Pensiamo alla questione della differenza. Oggi non si può partire dal dato di fatto che l’essere umano non è neutro ma due, maschile e femminile. Il Novecento è anche le culture della crisi, quelle che hanno messo in crisi la tradizione razionalistica. Bisogna assumere quanto c’è di perturbante e irrazionale, con cui dobbiamo fare i conti. Anche a livello di massa. Ci sono punti oscuri nelle masse. L’oscurità va compresa e assunta. Questi sono i discorsi della nuova politica. Veramente ad oggi gli unici che hanno affrontato questo “perturbante” argomento sono la religione e la psichiatria. Per questo noi dobbiamo tenere aperto il dialogo con questi mondi.

 

Fonte: Left

Giovanna Hollesch - DEApress 

 

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 18 Ottobre 2007 11:28 )  

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