Secondo uno studio dell'Archives of General Psychiatry, riportato ieri dall'agenzia ANSA, le cure psicologiche praticate negli Stati Uniti solo per il 29% si basano su analisi di tipo freudiano con terapie psicoanalitiche. La ricerca rileva inoltre che dieci anni fa erano praticate con i suddetti metodi per il 44%. Oggi le patologie psichiche tendono a essere curate perlopiù con farmaci. Solo a New York, si rivelano dati in contotendenza (merito di Woody Allen?). Naturalmente, la mia innata arroganza non risparmierà certo al lettore o alla lettrice il mio commento, assolutamente da "profano", che sarà sicuramente considerato "da ignorante"dagli esperti in materia. Ora, se non vado errato, persino Freud ammetteva campi della malattia mentale verso i quali la psicanalisi non sortiva effetti terapeutici. Ma a quanto pare la succitata ricerca non è stata ristretta al campo della vera e propria psichiatria. E se, al contrario così fosse, ne dovremmo concludere che il 71% dei pazienti rientra in quei casi? Considerando anche che c'è chi si rivolge allo psicanalista per lievi problemi caratteriali, o anche lievi disturbi "di letto", ovvero piccole forme nevrotiche etc? Quindi lo escludiamo. E posso quindi concluderne (in maniera sfacciata!) che oggigiorno la moda è quella di prendere pillole per tutto. Ricordo vagamente un passo di L.A.F. Céline (che, ricordiamolo, era stato anche medico) che suonava più o meno così: "I malati sono terribilmente golosi. Quando hanno qualche schifezza da ingoiare se ne vanno [via dallo studio del medico] subito contenti." Ma adesso mi chiedo: è davvero opportuna questa compiacenza da parte dei medici? Ed è davvero necessario questo consumo?
Fabrizio Cucchi, DEApress
P.S. Nella mia mente si agitano anche dubbi peggiori sul tema....Probabilmente ingiustificati....Ma "sono fatto così"...
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