A Oslo, finalmente, è stato firmato il Trattato contro le bombe a grappolo che prevede "l'interdizione della produzione, del deposito, del trasferimento e dell'uso della grande maggioranza delle munizioni a grappolo esistenti e quelle sinora utilizzate". Il Trattato regola l'uso e impone una serie di operazioni di bonifica delle aree contaminate dai residui bellici, di distruzione degli stock delle munizioni a grappolo, con l'aiuto di cooperazioni internazionali e garantirà l'assistenza alle vittime.
In 76 Paesi sono presenti, nei loro arsenali, milioni di bombe a grappolo e in almeno 14 ne è stato fatto uso. L'italia è uno dei 46 Stati che ha avviato - nel Febbraio 2007- tale processo e quindi assieme ad altri 100 ha partecipato alla stesura del Trattato a Dublino. Le prime 4 ratifiche sono giunte da Vaticano, Norvegia, Irlanda e Sierra Leone, ma per l'entrata in vigore del Trattato ne servono circa 30. L'aspetto più grave è che Paesi come gli Stati Uniti, Russia, Israele, Finlandia, Cina, Romania, India, Pakistan, Libia, Brasile, Iran restano fuori dal Trattato pur essendo i maggiori produttori e utilizzatori di queste armi.
Le bombe a grappolo sono state usate in molti scenari di guerra dove queste armi sono state utilizzate con aerei e artiglieria.
La dinamica della bomba-madre è pericolosissima: viene lanciata dall'aereo, poi il contenitore si apre rilasciando le bombe a grappolo che atterrano disseminandosi sul terreno; le bombe a grappolo inesplose hanno effeti simili alle mine antiuomo ma sono più pericolose: le mine vengono disseminate in zone sotto controllo di cui esistono mappe, mentre le altre si spargono a caso per cui possono raggiungere qualsiasi luogo, compresi i centri urbani. Quindi la minaccia è rivolta soprattutto all'uomo comune, e i bambini sono i più esposti.
Il Trattato è stato considerato favorevole da 111 Paesi ma hanno firmato solo 93. Secondo dati statistici raccolti dal 1965, le persone che sono state uccise o mutilate in seguito all'esplosione di questi ordigni sono 100.000, di cui il 98% sono civili, e oltre un quarto delle vittime sono bambini.
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