Ai primi giorni del nuovo anno ci ritroviamo ancora con i vecchi problemi compreso una economia sempre più fragile e pericolosa.
Il quotidiano La Repubblica riporta i dati dell'Istat dove viene confermato un calo del potere di acquisto dell'1,6% in un anno con una riduzione dei consumi dell'1,5% e un calo degli investimenti dell'8,6%. In calo anche le spese dell'abbigliamento e quelle dei libri, tutti i settori merceologici registrano dati negativi. Solo gli acquisti delle auto reggono grazie agli incentivi sulla rottamazione.
La crisi c'è e si fa sentire nonostante la rassicurazione politica che ormai il peggio è passato e siamo in via di ripresa. Difficile crederci quando le ditte, anche le più grandi, minacciano chiusure, licenziamenti, cassa integrazione; laddove ancora la cassa integrazione sia possibile visto che ormai i contratti sono quasi tutti a tempo determinato, a progetto o solo temporanei dove non è più possibile fare dei progetti per il futuro dei giovani.
Anche se i dati Istat non fossero esatti è inevitabile costatare la precarietà di una situazione ormai all'esasperazione: le incertezze sul lavoro, i prezzi inaccessibili degli affitti, i redditi medi inferiori alla maggior parte di quelli europei a parità di mansioni.
Dobbiamo attenerci ai parametri europei e quindi obbligati a cambiare le nostre regole nazionali ma quando si tratta di una redistribuzione dei salari restiamo fermi alle nostre inadeguatezze.
Il Paese Italia si sta frantumando.
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