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Che confusione, sarà perchè ti amo

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Mala tempora currunt. Fatico davvero a capire che aria tira. Forse Marco Castoldi in questo potrebbe aiutarmi. Nel frattempo però viene escluso dal festival di Sanremo, perché tira, ma non certo l’aria. Come pure certi parlamentari, i quali invece se ne rimangono a posto loro.

Ci si indigna per l’africano che al semaforo ci chiede un euro e si fanno crociate per rispedirlo a casa. Dall’altra parte ci sono politici che non si fermano ai semafori ma arrivano addirittura in Belgio, per fregare milioni di euro. Con qualche piccolo aiutino losco che non guasta mai.

Il Presidente del Consiglio fa pressioni all’Agcom per far chiudere “Anno Zero”.  E poi scende in piazza e parla della sinistra ancorata al modello sovietico, che elimina l’avversario prima ancora della competizione.

Nel programma “Mattino 5”, il direttore de “Il Giornale”, parlando d’immigrazione, proprio non si capacita di come sia possibile definire razzista chi fa rispettare la legge e manda a casa gli stranieri irregolari. Dura lex sed lex. Bisogna rispettarla, sostiene, anche a malincuore. Aggiungerei, anche quando si viene esclusi da eventuali competizioni elettorali per il mancato rispetto di chiare normative.

Si toglie voce all’informazione politica in nome del principio supremo della par condicio. Ci si sciacqua la bocca di forbiti sillogismi. Non si capisce, poi, perché allora quelli no ed i telegiornali si. Eppure sono tra i principali, se non il principale strumento di formazione dell’opinione pubblica. Sostenere, per esempio, che l’avvocato Mills è stato assolto invece che prescritto, oltre ad essere una menzogna, è anche un modo per violare il tanto osannato equilibrio informativo. Nei fatti però non infrange nessun principio di par condicio. Purtroppo. Perché Santoro e Lerner no e Brachino e company si?

E così via per questa strada. Si chiude lo spettacolo in nome della devianza comunicativa, delle distorsioni e delle informazioni faziose e tendenziose. Ma cosa c’è di più soggettivo di un opinione? La comunicazione è per sua natura tendenziosa, almeno nell’accezione comune del termine. Se così non fosse, e se dovessimo rispettare davvero le regole della par condicio non dovrebbero chiudere solo i talk show o i programmi d’approfondimento.

Ma così non è. Forse anche fortunatamente. Perché un po’ stufi di certi grossi faccioni sbraitanti lo siamo. Un po’ stufi di certi format gridati pure. Allora può essere che sia questo il segnale premonitore di un cambiamento anche nel modo di fare informazione. Magari basato più sull’approfondimento, su di interventi esperti e di esperti della società civile. Ma questa è pura immaginazione di chi scrive. Ancora.

E ancora c’è da rimanere nella confusione, nel mare della perdita del senso del pudore. Quello di chi sa che sparare baggianate in prima serata è dannoso tanto per sé quanto per il pubblico che ascolta. Quello di chi dà un valore alle parole. Ed ancor alla coerenza e alla personalità. Al carisma, ciò che manca ai leader oggi. Non il carisma mediatico, ma quella qualità che rimanda al seno originario del termine: charis, colui che privilegia le qualità di grazia, splendore, incanto, che mette in relazione la parola con la luce e la luminosità. La antiche Charites, erano, per l’appunto, divinità minori nel segno della luminosità e della grazia. Quella che ancora manca al politico  di Montenero di Bisaccia, che pareva redento sulla via di Damasco, che sembrava aver posposto la pancia alla testa, finalmente. Ma invece, eccolo lì a prendersela con il buon Napolitano, inneggiando alla congiura di palazzo. Un po’ come i bambini: appena gli tocchi il giocattolino si scatenano in lunghi piagnistei inveendo contro tutto e tutti.

Nel frattempo ognuno scende in piazza con la propria bandiera. E se ci sarà tempo si farà anche politica, quella vera. Ma solo dopo aver trovato altri spartiti da suonare stonando. E le elezioni? Pace all’anima loro. E noi? No comment.  A poco meno di un mese da sacro evento,se qualche uomo pio e di buona volontà ci dovrebbe essere, ebbene dovrebbe proprio partire dai giovani. Ce ne sono tanti. Stanchi, presi in giro, ma coscienti. Se c’è qualche uomo politico, di destra o sinistra che sia,  che persegua la strada dell’eticità e dell’onestà, solo allora potrà porsi come il nuovo che avanza. Come colui che, prima ancora di programmi e strategie, punti sui giovani, per guidarli e fargli luce, offrire valore e valori, in questo oceano di incoerenze e falsi miti. Che sappia agire nel silenzio dell’umiltà e non nel frastuono dei palcoscenici mediatici. Che sappia mettere ordine nel caos. Perché è un falso mito la convinzione  di una presunta assenza di valori. Questi ci sono e forse anche più che in passato. Anzi forse troppi. Ognuno dice la sua e cerca visibilità per sé e per le proprie opinioni.  Ciò che ne esce fuori è una  grossa babele nella quale non sempre è facile scorgere la luce migliore, la voce più adatta. Per questo i giovani non sanno più che pesci pigliare. A chi santo rivolgersi. Troppe voci sbraitanti e confuse. Al politico nuovo il compito di emergere da questa melma per essere il caronte dei giovani viventi.

 

 Simone Grasso

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 12 Marzo 2010 17:23 )  

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