Era il 1977 e mi trovano a casa di un amico iraniano. Egli mi chiese di fare una recensione su Clara Eissner Zetkin (5/07/1857-20/06/1933) per una Rivista che si chiamava Pejvan (credo...) e così, iniziai a studiare il personaggio, e senza accorgermene provai a "scrivere". Ci presi gusto e continuai con una seconda recensione su Aleksandra Michajlovna Kollontaj (31/03/1872 – 9/03/1952) un'altra donna rivoluzionaria.
Fino ad allora avevo scritto solo per il mio diario e quindi avevo accumulato emozioni e situazioni che ogni sera appuntavo, ma questa volta mi era stato chiesto di usare - qualcosa che mi era sconosciuto - la capacità di analisi. All'inizio era come fare un tema poi azzardai ad aggiungere anche il mio modo di vedere. Ero passata dalla lettura al "pensiero". La parola si faceva atto, azione, intervento creativo. Questo mi ricorda la Scuola Elementare quando ci chiedevano come compito per casa "dieci pensierini".
La riflessione mi stimola - ieri come oggi - ma quando leggo ciò che ho scritto mi assale la paura, rileggo e tutto mi sembrava banale "tutto già detto". Ancora oggi quando scrivo mi sento inadatta, a disagio e non appropriata. Quindi tra me e la scrittura c'è da sempre un percorso interrotto, poi ripreso, poi rimosso ed ora riacciuffato per esigenza personale. Voglio mettere un punto fermo al mio passato.
Quindi ci vuole un "perché"? Appena ho iniziato nuovamente a scrivere mi sono trovata di fronte a molti "perché": come poter scrivere con un "senso" e usare il sentimento? ma perché usare il sentimento? e le emozioni? che tipo di griglia scegliere? con chi voglio confrontarmi? perché fermarsi o soffermarsi a scrivere? forse e meglio continuare a leggere gli altri?
Dopo anni e anni di lettura, rimozione e poi ancora lettura mi rendo conto che non sarò mai una intellettuale e quindi scelgo di scrivere per raccontarmi. Scrivere era ed è "un voler dare", per diventare scrittrice non basta avere qualcosa da raccontare, ci vuole un confronto. il confronto con "l'altro" mi fa paura, è ambiguo, è invisibile.
La cultura trasmigra e sinceramente non è il mio mestiere inventare modalità ruffiane per farmi leggere, la mia esperienza è un'altra. Ho iniziato a scrivere per uffici stampa fino a spingermi nell'opinionismo. Mi vedo mentre percorro una strada, ma davanti a me si aprono molte strade ed è difficile prendere quella giusta.
Scrivere è come modellare la creta: gli occhi, il naso, la bocca e poi l'armonia del viso. L'espressione del volto da' l'impronta per vedere il carattere. Ecco! per scrivere bisogna sapere quale carattere avrà ogni personaggio. E poi? userò una metafora, tante metafore e spero che le parole non si aggroviglino. Lui, lei, noi, voi sono una testimonianza di una esistenza condivisa.
Allora forse scrivere per ricomporre, questo è il percorso che voglio scegliere.
silvana grippi/deaprss
| Share |
| < Prec. |
|---|






