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Riflessione sulla TAV. E sulla Lega

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Ieri sera sono stato ad un incontro promosso dal Comitato contro il sottoattraversamento TAV a Firenze: la discussione mi ha offerto inaspettati spunti di riflessione di ordine generale. Anzitutto, sono rimasto colpito dalla presenza di politici della Lega Nord: da anni seguo incontri e dibattiti pubblici sulla politica fiorentina, e mai mi ero trovato davanti un loro esponente. Ammetto che ho provato paura: certo, sappiamo come la Lega abbia costruito il suo successo lavorando nel territorio, instillando la paura tra i cittadini ma stando comunque in mezzo a loro. Forse per questo vederli ergersi a difensori di Firenze mi ha spaventato. La questione della TAV, per come l’ho interpretata io, è risolvibile solo se affrontata assieme ad altre “emergenze” che convivono con l’attuale crisi (economica, democratica, ecologica): può essere risolta solo sensibilizzando una partecipazione attiva ed informata alla vita politica, cosa mai fatta dalla Lega, e soprattutto riguarda quei beni comuni che il “loro” governo sta attaccando con una ferocia mai vista prima. Capisco come la Lega voglia essere “partito di lotta e di governo”, appoggiando a Roma la politica berlusconiana per poi prenderne le distanze nelle amministrazioni locali: e capisco anche come i movimenti possano aver bisogno di qualsiasi aiuto politico. Lo capisco, ma non lo approvo: quello che si dovrebbe fare è ricostruire un senso di cittadinanza, promuovere un’altra visione della società che è in palese contrasto con la xenofobia e l’individualismo identitario che la Lega afferma da 20 anni. In questa maniera si allontana la gente dalla politica (ho visto più di una persona andarsene indignata davanti all’esibizione di fazzoletti verdi) e non si è più capaci di aggregare intorno a problemi che riguardano tutti; dovremmo essere quanto più inclusivi possibile, riunire i movimenti e spiegare come la TAV, le centrali nucleari, la privatizzazione dei beni comuni rientrino nello stesso disegno di uno governo che da un lato appalta i servizi e dall’altro pensa a costruire grandi opere spesso inutili. Sentirsi “difesi” da un leghista che, per conquistare pochi voti, spiega come il suo ministro a Roma (non più ladrona..) farà il possibile è desolante, e l’unico effetto che ha è destabilizzare o indignare chi aveva mostrato interesse. Ben vengano le competenze e l’aiuto che possono dare gli amministratori locali, purché abbiano a cuore una vicenda e non pensino immediatamente a come strumentalizzarl. Ma attenzione alla Lega: perché con loro ogni battaglia andrà persa. Non lotteranno per una causa, ma per un bacino di voti, quello di chi è direttamente colpito da una vicenda; cercheranno il consenso egoista degli individui, mentre noi vogliamo allargare la lotta anche a chi non è colpito direttamente. Se loro pensano agli individui, noi dobbiamo pensare ai cittadini. Dobbiamo far capire come le varie battaglie locali possano aggregarsi in una visione diversa dell’Italia (e del mondo), per cui un CIE (altro esempio) non va combattuto perché lo si ha vicino, ma va combattuto perché non deve esserci, né vicino né lontano. Se prevale la logica del NIMBY (Not In My Back Yard, Non nel mio cortiletto) ogni battaglia è destinata alla sconfitta. Dobbiamo fare uno sforzo, essere sensibili e toccati anche da quello che non ci riguarda direttamente. Ero con un amico ieri sera, ed una signora ci ha chiesto “Ma lei ha la casa sopra la TAV o è qui come membro di un comitato?”. Le abbiamo risposto “Non abbiamo la casa vicino alla TAV né siamo membri di un comitato. Siamo qui come cittadini, e di questi tempi non è poco”.

Alessandro Bezzi

Martedì 22 giugno 2010

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