Un momento di esaltazione e piacere infantile, una giornata di disagi e recriminazioni.
Mentre per le strade cadono i fiocchi e volano le palle (di neve):
- l’autista bloccato nella sua macchina di traverso sulla strada,
- l’impiegato pronto a tornare a casa per chiudere la settimana lavorativa,
- la ragazza che ha tanto sognato questa serata al ristorante sui colli fiorentini,
- l’anziana signora, alla finestra che osserva la tramvia ferma sul suo binario,
maledicono questa neve caduta a rovesciare i loro programmi.
Ma sognano forse la pioggia, per un’altra giornata carica del piacere della sua routine morbida e stressante?
Nel sentire tutte queste recriminazioni - contro la pubblica utilità, contro il sindaco, contro il meteo, o forse un Dio? -, pare semmai di sentire un mal soffocato senso di esaltazione, che accende tutte queste male parole. E forse non saranno pochi quelli che, giunti a casa dopo una delle più stressanti giornate degli ultimi mesi, ripenseranno con sorpreso piacere a tutti i disagi e i fastidi superati. Ma, al tepore dei loro termosifoni, guardando dal taglio della finestra (o meglio, del display del loro notebook) questa Firenze trasformata, abbandonandosi al comfort di coperte, trapunte e piumini, ripeteranno con sollievo la loro maledizione a questa *** di neve.
Simone Rebora
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